Il re dei procuratori Antonio Caliendo: “Quando sento parlare De Laurentiis mi sembra di sentire Trump”

Antonio Caliendo, storico procuratore, interviene a Radio Kiss Kiss Napoli per parlare della sua carriera, delle accuse ai procuratori e della sua proposta di riforma per il calcio italiano.

Antonio Caliendo, uno dei primi e più noti procuratori sportivi italiani, è stato ospite a “Il Calcio della Sera” su Radio Kiss Kiss Napoli. Nel corso della trasmissione, Caliendo ha ripercorso la sua carriera, ha risposto alle recenti polemiche sul ruolo degli agenti nel calcio e ha illustrato la sua proposta di riforma per il sistema calcistico italiano.

Antonio Caliendo: una carriera tra campioni e innovazioni

Durante l’intervista, Antonio Caliendo ha ricordato con orgoglio di essere stato tra i primi a intuire l’importanza della figura del procuratore sportivo. Ha sottolineato come oggi questa professione sia diventata una delle più ambite a livello mondiale, coinvolgendo migliaia di professionisti, avvocati e appassionati. Caliendo ha gestito la carriera di numerosi campioni, tra cui Aldair, Roberto Baggio, Carlos Dunga, Ramon Diaz, Passarella, Schillaci, Trezeguet, Maicon, Caniggia. Ha spiegato che elencare tutti i nomi sarebbe impossibile, ma basta guardare la “promenade del Golden Foot a Montecarlo” per rendersi conto della portata dei suoi assistiti. Caliendo ha anche ricordato di essere stato l’ideatore del premio Golden Foot, un riconoscimento unico che celebra i più grandi calciatori della storia. Ha raccontato un aneddoto su Varallo, il primo calciatore professionista a firmare un contratto, che riuscì a coinvolgere nel progetto Golden Foot a 101 anni, portando le sue impronte nella celebre passeggiata di Montecarlo.

Le accuse ai procuratori: la posizione di Caliendo

Nel corso della trasmissione, si è affrontato il tema delle recenti dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, che ha accusato alcuni procuratori di aver pagato “mazzette” per far convocare i propri assistiti in nazionale. Caliendo ha risposto con cautela, affermando: “Quando sento parlare De Laurentiis mi sembra di sentire Trump. Ho una grossa ammirazione per De Laurentiis, ma prima di fare accuse così pesanti io ci andrei un po’ ad agio”. Secondo Caliendo, come in ogni settore, anche nel calcio possono esistere casi isolati di comportamenti scorretti, ma non si può generalizzare. Ha sottolineato che il vero problema potrebbe risiedere nei settori giovanili, dove la professionalità non sempre viene rispettata. Caliendo ha ribadito che nel calcio “non si può mettere un bidone in nazionale se ne abbiamo dieci più bravi di lui” e che gli allenatori non rischierebbero mai la propria carriera per favorire un giocatore non all’altezza. Ha invitato quindi a non fare di tutta l’erba un fascio e a distinguere tra casi isolati e sistema.

La proposta di riforma del calcio italiano

Antonio Caliendo ha illustrato anche la sua idea di riforma per il calcio italiano, che punta a coinvolgere tutti gli attori del sistema: giocatori, società, Stato, credito sportivo e procuratori. Secondo Caliendo, il primo passo dovrebbe essere quello di assegnare aree specifiche alle società, affinché possano costruire e possedere i propri stadi. Ha spiegato che lo Stato non dovrebbe costruire gli stadi, ma mettere a disposizione le aree, lasciando alle società il compito di realizzare le infrastrutture. Caliendo ha già proposto questa riforma, ma il recente cambio ai vertici della FIGC ha rallentato il processo. Ha dichiarato che, se non verrà ascoltato, pubblicherà le sue idee in un libro. Caliendo ha anche espresso preoccupazione per le commissioni milionarie che alcune società pagano agli agenti, arrivando a rappresentare fino al 30-40% del bilancio. Ha affermato che tutto dovrebbe essere fatto alla luce del sole e che, se fosse la procura, indagherebbe su queste cifre. Secondo lui, le commissioni sono giustificate solo quando corrispondono a un reale servizio reso e devono essere trasparenti e certificate.

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