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L’ex portiere Federico Marchetti, ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, racconta le emozioni della serata “La Notte dei Leoni” e offre la sua opinione su Allegri, Italiano e la situazione dei portieri del Napoli.
Sergio Pellissier è stato ospite di Radio Kiss Kiss Napoli per raccontare le emozioni vissute durante La Notte dei Leoni allo stadio Maradona di Napoli. Nel corso dell’intervista, Pellissier ha condiviso anche alcune riflessioni sul ruolo degli attaccanti nel calcio moderno e sull’attualità del Napoli.
A Il calcio della sera, Sergio Pellissier ha raccontato le sensazioni provate nel tornare a calcare un grande palcoscenico come quello dello stadio Maradona. Pellissier ha sottolineato come sia stato emozionante vedere riuniti tanti giocatori di qualità, anche se ormai non più nel pieno della forma fisica: “Questi erano veramente forti tutti, anche tra virgolette i più vecchi, io li ho visti giocare, sono straordinari giocatori, veramente di una qualità eccelsa, e vederli tutti insieme, vederli magari anche ragionare o muoversi magari come una volta, certo non nel correre ma nella visione di gioco, nelle movenze, ecco, è veramente molto bello”. Pellissier ha poi elogiato la città di Napoli e i suoi tifosi, capaci di riempire lo stadio anche per una partita benefica: “Napoli anche su un’iniziativa così, anche se è solo una partita benefica, riesce a portare 50.000 spettatori allo stadio e credo che sia una delle poche realtà che lo fa, ecco, questo è sicuramente da dargli merito”.
Nel corso dell’intervista, Pellissier ha espresso un’opinione chiara sul cambiamento del ruolo dell’attaccante nel calcio moderno. Secondo l’ex bomber, oggi agli attaccanti viene richiesto di fare molto di più rispetto al passato, spesso sacrificando la lucidità sotto porta: “Il problema è che non fanno più gli attaccanti. Ai miei tempi l’attaccante doveva far gol, non doveva difendere. Adesso con il modernismo, con gli allenatori che vogliono modificare il mondo, l’attaccante deve essere un difensore, deve tornare fino a tre quarti di campo. Per me questo non esiste, io non riesco a concepire che l’attaccante debba difendere”. Pellissier ha aggiunto che questa nuova interpretazione del ruolo porta gli attaccanti ad essere meno efficaci in zona gol: “Adesso purtroppo avendo l’attaccante che si abbassa molto, quando hai la palla o quando hanno le occasioni non sono più lucidi come prima. Quindi purtroppo credo che abbiamo un po’ modificato il modo di pensare il calcio, che io non condivido purtroppo”. L’ex attaccante ha anche sottolineato come in Serie A siano poche le squadre che schierano due punte titolari, segno di un cambiamento tattico che, secondo lui, penalizza lo spettacolo e la prolificità degli attaccanti. Palando di Hojlund e dell’attacco del Napoli: “Indubbiamente lui ha fatto molto bene, però io mi ricordo che il Napoli aveva anche attaccanti che in doppia cifra ci arrivavano con la sigaretta. Forse quest’anno quello che gli è mancato al Napoli è stato proprio l’Higuain, il Cavani, giocatori che comunque da prima punta ti facevano una marea di gol”. Secondo Pellissier, la mancanza di un attaccante capace di risolvere le partite da solo è stata una delle cause delle difficoltà del Napoli in questa stagione: “Forse in questo momento Hojlund non è ancora quel giocatore lì”. L’ex attaccante ha quindi ribadito l’importanza di avere in rosa più alternative di qualità in attacco per competere ai massimi livelli, soprattutto in una piazza esigente come Napoli.
Durante la chiacchierata, Pellissier ha parlato anche dell’attualità del Napoli, soffermandosi sulle voci che vedono Vincenzo Italiano tra i possibili allenatori della squadra partenopea per la prossima stagione. Pellissier, che ha avuto Italiano come compagno di squadra ai tempi del Chievo, ha spiegato: “Indubbiamente è una piazza veramente importante e difficile e probabilmente Allegri, se si cerca uno che che che piazze importanti e Champions, sicuramente è avvantaggiato. Italiano è un allenatore che secondo me ha un potenziale enorme, anche personalità, anche voglia, determinazione nel fare le cose. Certo che andare a Napoli è comunque complesso e se si dovesse prendere lui bisogna dargli anche la possibilità di sbagliare, di costruire qualcosa.”
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