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L’ex portiere Marco Amelia racconta ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli la sua esperienza con Massimiliano Allegri, sottolineando le qualità umane e tecniche dell’allenatore.
L’arrivo di Max Allegri a Napoli continua a far discutere tifosi e addetti ai lavori. Su Radio Kiss Kiss Napoli, Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, ha affrontato i temi più caldi del momento: il dibattito su Allegri, il ruolo degli allenatori e le prospettive della Nazionale italiana. Le sue parole offrono spunti di riflessione su come viene percepito il calcio oggi, tra etichette e aspettative.
L’annuncio, ancora ufficioso, dell’arrivo di Max Allegri sulla panchina del Napoli ha diviso la piazza. Zazzaroni sottolinea come Allegri sia uno degli allenatori più discussi in Italia, spesso oggetto di critiche per il suo stile di gioco ma “senza alcuna ragione” evidenziando come le polemiche siano esagerate.
Zazzaroni difende Allegri anche sul piano umano, respingendo l’idea che sia una persona antipatica: “Allegri è di una simpatia senza precedenti. L’unico problema probabilmente si porrà in maniera antipatica. Non lo so, non me ne rendo conto”.
Uno dei passaggi più significativi dell’intervento ha riguardato le definizioni che vengono spesso attribuite agli allenatori. Zazzaroni ha contestato apertamente termini come “gestore”, “giochista” o “risultatista”, considerandoli riduttivi e fuorvianti.
“Non usiamo questo termine gestore. Ancelotti è un allenatore, non un gestore. Ranieri è un allenatore, non un gestore”, ha dichiarato. Secondo il giornalista, classificare i tecnici attraverso etichette semplicistiche significa ignorare la complessità del loro lavoro e sminuire carriere costruite attraverso successi e competenze.
Nel suo ragionamento, Zazzaroni ha poi sottolineato un concetto che ritiene fondamentale: il gioco dipende soprattutto dalla qualità dei calciatori a disposizione.
“Il gioco lo fanno i giocatori”, ha spiegato. Un calciatore di alto livello riesce a interpretare le idee dell’allenatore con maggiore velocità, precisione ed efficacia. Al contrario, anche il miglior sistema di gioco può rivelarsi inefficace se il materiale tecnico a disposizione non è all’altezza.
Per questo motivo, il direttore invita a non attribuire esclusivamente agli allenatori meriti o responsabilità, ricordando come il calcio sia il risultato di molteplici fattori che devono convivere in equilibrio.
Nel corso del suo intervento, Ivan Zazzaroni ha affrontato anche il tema delle critiche rivolte ad Antonio Conte, soffermandosi sulle polemiche nate dalle dichiarazioni di Kevin De Bruyne e del vice allenatore Cristian Stellini. Secondo il direttore del Corriere dello Sport, il giudizio sul lavoro di un allenatore è spesso condizionato dai risultati immediati, senza tenere adeguatamente conto delle difficoltà che una squadra può incontrare nel corso della stagione.
Zazzaroni ha ricordato come il percorso del Napoli sia stato segnato da assenze importanti e problemi fisici che hanno inevitabilmente inciso sul rendimento collettivo. Commentando il caso De Bruyne, il giornalista ha espresso una posizione netta: “Kevin De Bruyne è stato fuori cinque mesi e non rispondeva ai messaggi. Se ha le palle prende Conte da una parte e glielo dice, non lo va a dire dopo. De Bruyne dal City è stato liberato, perchè negli ultimi anni ha avuto più infortuni che altro. Poi il giocatore non si discute, ha fatto una carriera splendida. Credo sinceramente che questi attacchi post, con l’allenatore via, li trovo fuori luogo completamente”.
Secondo il giornalista, è sbagliato attribuire tutte le responsabilità all’allenatore quando una squadra attraversa momenti complicati. Analizzando il percorso degli azzurri, ha evidenziato che il rendimento offensivo è stato influenzato anche dalle difficoltà della rosa: “Il gioco del Napoli quando vinse lo scudetto portò 89 gol. Quest’anno sono stati molto meno perché, se ti si rompe il centravanti, è ovvio che cerchi di avere un gioco più accorto”.
Zazzaroni ha quindi preso le difese di Conte, invitando a riconoscere il valore di chi ha già dimostrato di saper vincere ad alti livelli. “Io quando un calciatore discute un grande allenatore che ha vinto, penso che il grande allenatore abbia sempre delle ragioni”, ha affermato, ribadendo la propria convinzione che nel calcio le valutazioni debbano essere fatte considerando l’insieme delle circostanze e non soltanto i risultati immediati.
Spazio anche alla Nazionale italiana e alle recenti decisioni di Silvio Baldini. Zazzaroni ha condiviso la scelta di concedere spazio ai giovani, considerandola una strategia logica in una fase di transizione.
“Ha fatto una scelta logica, quella di preparare l’Under 21 per gli Europei e per le eventuali Olimpiadi”, ha affermato. Una decisione che, secondo il direttore, non dovrebbe sorprendere, soprattutto in un periodo caratterizzato da partite poco decisive e da numerosi giocatori reduci da una stagione particolarmente impegnativa.
Infine, Zazzaroni ha commentato le indiscrezioni di mercato che accostano Adrien Rabiot al Napoli. Il centrocampista francese rappresenterebbe un profilo particolarmente gradito ad Allegri, che ne apprezza qualità tecniche, personalità ed esperienza internazionale.
“Lui vuole giocatori di livello per squadre di livello”, ha spiegato il giornalista, evidenziando come il tecnico abbia sempre costruito le proprie squadre partendo da calciatori in grado di fare la differenza nei momenti decisivi.
In attesa delle ufficialità e delle prossime mosse del club azzurro, il dibattito attorno ad Allegri resta aperto. Per Zazzaroni, però, una cosa è certa: prima dei giudizi e delle etichette, sarà il campo a fornire le risposte più importanti.
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