L’ex commissario FIGC, Fabbricini: “Commissariamento oggi non è assolutamente prevedibile”

L'ex commissario della FIGC, Roberto Fabbricini, intervistato su Radio Kiss Kiss Napoli, spiega perché oggi non ci sono le condizioni per commissariare la Federazione. Analisi delle criticità del calcio italiano e delle possibili riforme.

La situazione della FIGC e del calcio italiano è stata al centro di una lunga intervista su Radio Kiss Kiss Napoli con Roberto Fabbricini, ultimo commissario della Federazione. Fabbricini ha spiegato i motivi per cui oggi non ci sono le condizioni per un nuovo commissariamento, nonostante le difficoltà del movimento calcistico nazionale.

Commissariamento FIGC: le regole e la posizione di Fabbricini

Durante la trasmissione, Roberto Fabbricini ha chiarito quali sono i presupposti previsti dallo statuto del CONI per commissariare una federazione sportiva. L’ex commissario ha ricordato che il suo incarico fu determinato da una paralisi politica interna, quando nessun candidato raggiunse la maggioranza necessaria per l’elezione del presidente FIGC. “Il CONI intervenne nominandomi commissario perché c’era una situazione di stallo totale”, ha spiegato Fabbricini. Oggi, secondo lui, non si verificano le condizioni statutarie per un nuovo commissariamento: “Non si può commissariare una federazione sportiva per insuccessi sportivi. Tutta questa voglia di commissariare la Federcalcio non trova riscontro nelle carte del CONI”.

Fabbricini ha aggiunto che nemmeno le recenti inchieste giudiziarie sul mondo arbitrale giustificano un commissariamento della FIGC: “Forse lì il commissariamento andrebbe fatto all’AIA più che alla federazione, ma al momento non ci sono elementi oggettivi, solo ipotesi e un avviso di garanzia. Siamo lontani anni luce dal commissariamento che tanto si richiede”. L’ex commissario ha sottolineato che la pressione politica per un intervento straordinario è più una questione di fantapolitica che di reale necessità.

Le criticità del calcio italiano: governance e poteri sbilanciati

Nel corso dell’intervista, il direttore Valter De Maggio ha sottolineato la gravità della situazione attuale del calcio italiano: assenza di un presidente FIGC, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri inibito, designatore arbitrale indagato, nazionale fuori dai Mondiali e club italiani fuori dalle fasi finali delle coppe europee. “La situazione è veramente drammatica”, ha confermato Fabbricini, “ci sono delle situazioni che vanno assolutamente prese in mano da chi governerà la federazione”.

Fabbricini ha evidenziato come la struttura della FIGC, che è una confederazione, renda difficile il cambiamento: “Tutte le componenti hanno potere di veto e quindi è un disastro”. Ha poi criticato la distribuzione dei poteri elettorali: “La Lega Nazionale Dilettanti ha il 34% dei voti, una quota enorme rispetto al motore del calcio che è la Serie A. Le due componenti tecniche, allenatori e calciatori, hanno il 30%. La Lega di Serie A è debolissima, ha un potere ridotto”. Secondo Fabbricini, una revisione dello statuto e delle quote elettorali è necessaria per riequilibrare il sistema e dare più peso alle componenti professionistiche.

Le riforme tentate e le resistenze interne

Fabbricini ha raccontato alcune delle riforme tentate durante il suo commissariamento, sottolineando le difficoltà incontrate. Ha ricordato di aver lavorato per una revisione delle quote elettorali e per la riduzione del numero di squadre nei campionati professionistici, ma di aver incontrato forti resistenze: “Quando proposi di ridurre le squadre di Serie A a 18, successe il finimondo. Anche in Serie B, quando decisi di fare un campionato a 19 squadre, ci fu una rivolta generale”.

Un altro intervento importante fu l’obbligo per tutte le società, tranne quelle di terza categoria, di avere tecnici diplomati, soprattutto a livello giovanile: “Le famiglie affidano i loro figli alle società ed è giusto che vengano diretti da persone competenti. Anche qui ci furono forti opposizioni, ma fu una delle cose buone che feci”. Fabbricini ha anche ricordato il passaggio della gestione dei campionati femminili di Serie A e B dalla Lega Dilettanti alla FIGC, per garantire maggiore serietà e professionalità.

Alla domanda se accetterebbe oggi la presidenza della FIGC, Fabbricini ha risposto con umiltà: “Ci vuole gente fresca, con energie nuove e competenze superiori alle mie. È un mondo talmente variegato che conoscerlo tutto richiede molto tempo”.

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