L’ex presidente della Juventus, Giovanni Cobolli Gigli, è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli per ripercorrere alcuni dei momenti più delicati della sua gestione, soffermandosi sulle conseguenze di Calciopoli, sulle dinamiche di potere che attraversano il calcio italiano e sulle prospettive di cambiamento all’interno della Federazione. Le sue parole offrono uno spaccato sincero e diretto su un mondo spesso al centro di polemiche e discussioni.
Calciopoli e la scelta della Serie B: il rammarico di Cobolli Gigli
Giovanni Cobolli Gigli ha ricordato i giorni difficili vissuti dalla Juventus all’indomani dello scandalo Calciopoli. L’ex presidente ha sottolineato come la decisione di accettare la retrocessione in Serie B sia stata presa dal consiglio di amministrazione della società, dopo un’attenta valutazione delle alternative possibili. “Furono giorni molto complicati sicuramente, però gestiti con un consiglio di amministrazione di persone consapevoli”, ha spiegato Cobolli Gigli, aggiungendo che la soluzione fu “molto penalizzante per la Juventus”. Il suo rammarico più grande resta legato alla vicenda del cosiddetto “faldone Inter”, un dossier che sarebbe scomparso per poi riapparire solo anni dopo, quando ormai i reati erano prescritti. Cobolli Gigli ha espresso delusione per la gestione di questa documentazione, citando anche una risposta di Massimo Moratti, allora presidente dell’Inter, che aveva dichiarato di non voler rispondere perché ormai tutto era prescritto. Secondo Cobolli Gigli, questa situazione resta “assolutamente non accettabile” e rappresenta ancora oggi una ferita aperta nella storia recente del calcio italiano.
Dinamiche di potere e teorie sulla “longa manus” nel calcio italiano
Durante l’intervista a Radio Goal con Valter De Maggio, sono state affrontate anche alcune teorie che circolano nel mondo del calcio riguardo a possibili manovre di potere per allontanare figure scomode. Cobolli Gigli ha risposto con cautela alle domande su Luciano Moggi e Beppe Marotta, sottolineando di aver conosciuto poco Moggi e di aver sempre considerato Marotta una persona corretta. “Se ci saranno un giorno delle prove vere, le prove vere verranno fuori. Al momento va sospeso qualsiasi tipo di giudizio”, ha affermato. L’ex presidente ha poi commentato l’ipotesi di una regia occulta dietro le recenti vicende della FIGC, ricordando come già in passato, durante una riunione tra presidenti, avesse proposto Giovanni Malagò come presidente della Lega Calcio, proposta che fu respinta da diversi colleghi. Cobolli Gigli ha ribadito la necessità di un cambiamento profondo nelle istituzioni calcistiche, sottolineando che “bisogna cambiare tutto” e che servono idee nuove per rilanciare il movimento.
Il futuro della FIGC e la necessità di investire sui giovani
Guardando al futuro, Cobolli Gigli ha espresso apprezzamento per il lavoro di Matteo Marani, attuale presidente della Lega Pro, definendolo “un uomo che sta facendo un lavoro eccezionale”. Secondo l’ex presidente della Juventus, Marani potrebbe essere la figura giusta per guidare una rivoluzione all’interno della FIGC, puntando su una politica di crescita dei giovani talenti italiani. Cobolli Gigli ha criticato l’attuale tendenza dei club di Serie A a privilegiare l’acquisto di giocatori stranieri, spesso molto costosi e non sempre all’altezza delle aspettative, a discapito dello sviluppo dei calciatori italiani. “Tre quarti dei giocatori che giocano in Serie A sono stranieri. Nessuno vuole mettere mano a trovare la soluzione”, ha osservato, auspicando un cambio di rotta che possa favorire la crescita del calcio nazionale. L’intervento si è concluso con una riflessione sul clima che si respira tra i presidenti dei club, spesso più attenti ai bilanci delle proprie società che al bene collettivo del calcio italiano.