Zazzaroni difende Rocchi: “Sono convinto che queste cose non le abbia fatte”

Ivan Zazzaroni, Gianluca Paparesta e l’avvocato Chiacchio discutono su Radio Kiss Kiss Napoli la nuova inchiesta che scuote il mondo arbitrale italiano, tra garantismo, mancanza di leadership e possibili conseguenze per l’Inter e la FIGC.

Il mondo del calcio italiano è nuovamente scosso da un’inchiesta che coinvolge il settore arbitrale. Su Radio Kiss Kiss Napoli, Ivan Zazzaroni, Gianluca Paparesta e l’avvocato Eduardo Chiacchio hanno discusso le possibili conseguenze, le responsabilità e le criticità di un sistema che sembra incapace di riformarsi.

Inchiesta Rocchi: garantismo e dubbi sulle accuse

Ivan Zazzaroni ha espresso forti dubbi sulla possibilità di un commissariamento della FIGC, definendo “inesistenti” le voci che circolano in merito. Secondo il direttore del Corriere dello Sport, chi invoca il commissariamento lo fa per evitare le elezioni e non per risolvere i problemi del calcio italiano. Zazzaroni si è dichiarato garantista e ha sottolineato come, al momento, non ci siano prove concrete contro Gianluca Rocchi, attuale designatore arbitrale, coinvolto nell’inchiesta della Procura di Milano. “Non ci vedo chiaro, sono convinto che Rocchi queste cose non le abbia fatte”, ha affermato, aggiungendo che non esistono intercettazioni che lo colleghino direttamente a dirigenti dell’Inter. Zazzaroni ha poi criticato la qualità degli arbitraggi italiani e la mancanza di una vera guida all’interno dell’AIA, evidenziando come le lotte interne e i giochi di potere abbiano reso il sistema arbitrale sempre più fragile e poco meritocratico.

Paparesta: “Manca una guida, servono regole certe”

Gianluca Paparesta, ex arbitro, ha condiviso l’analisi di Zazzaroni, sottolineando che la bufera era inevitabile a causa dell’assenza di una leadership forte e di regole chiare. “Non esiste un’associazione, non esiste una guida, non esistono regole certe, esistono giochi di potere, lotte tra clan”, ha dichiarato Paparesta. Secondo lui, il problema principale è la politicizzazione dell’AIA e la mancanza di meritocrazia, con promozioni spesso legate a logiche di appartenenza piuttosto che a reali capacità. Paparesta ha ricordato come negli ultimi anni si siano susseguiti diversi scandali che hanno coinvolto presidenti e dirigenti arbitrali, segno di un sistema profondamente malato. Ha inoltre criticato la gestione del VAR, definendola “distrutta” dall’assenza di una guida autorevole e da continui cambiamenti di protocollo. Per Paparesta, la soluzione non è un semplice cambio di designatore, ma un vero e proprio azzeramento del sistema, affidando la guida a figure di comprovata esperienza e indipendenza, come alcuni italiani che già ricoprono ruoli di vertice in FIFA e UEFA.

Conseguenze per l’Inter e il futuro del calcio italiano

Nel corso della trasmissione, si è discusso anche delle possibili ripercussioni per l’Inter, coinvolta indirettamente nell’inchiesta. Paparesta ha escluso categoricamente il rischio di una retrocessione in Serie B per la società nerazzurra, almeno allo stato attuale delle indagini: “Assolutamente no. Ma di che cosa dovrebbe rischiare?”. L’avvocato Eduardo Chiacchio ha spiegato che i tempi della giustizia sportiva rendono improbabile una conclusione rapida dell’iter, sottolineando che anche in caso di accertamento delle responsabilità, difficilmente si arriverebbe a sanzioni immediate come la revoca dello scudetto o la retrocessione. Si è poi affrontato il tema delle pressioni e delle ingerenze nel mondo arbitrale, con riferimento anche a episodi come Udinese-Parma, dove Rocchi sarebbe intervenuto direttamente nella sala VAR. Paparesta ha riconosciuto che, pur essendo una violazione del protocollo, non si può parlare automaticamente di frode sportiva, invitando a distinguere tra errori procedurali e reali tentativi di alterare i risultati. In conclusione, tutti gli ospiti hanno ribadito la necessità di attendere l’esito delle indagini e di mantenere un atteggiamento garantista, ricordando che il calcio italiano ha bisogno di riforme profonde e di una nuova cultura della responsabilità.

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