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Dario Canovi, esperto procuratore, analizza su Radio Kiss Kiss Napoli le difficoltà del calcio italiano tra mercato, giovani talenti e la necessità di progetti solidi per allenatori come Tiago Motta.
Il calcio italiano sta attraversando una fase di cambiamento e riflessione. Con il cambio ai vertici federali e l’incertezza sul nuovo commissario tecnico della Nazionale, il dibattito si concentra su come rilanciare il movimento, soprattutto dopo le recenti delusioni mondiali. Roberto Breda, allenatore con grande esperienza in Serie B, ha condiviso il suo punto di vista ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli.
Roberto Breda ha sottolineato come il calcio italiano sia in un momento di profonda riflessione, ma secondo lui i cambiamenti ai vertici non bastano. “Stiamo cambiando le persone che comandano, però sono sempre persone che mi sembrano abbastanza, che hanno già dentro il sistema, magari con altre vesti, quindi non so se lo stiamo cambiando”, ha dichiarato Breda. L’allenatore ha evidenziato problemi strutturali importanti, come la carenza di campi d’allenamento e la mancanza di tecnici dedicati esclusivamente ai settori giovanili. In Serie B, ad esempio, molte squadre giovanili sono costrette a dividersi il campo e gli allenatori spesso svolgono più lavori. Secondo Breda, le riforme sul minutaggio dei giovani italiani non risolvono il problema alla radice: “Tu devi migliorare la qualità proprio dei giocatori”. Il rischio, secondo il mister, è che le regole sul minutaggio creino solo paletti burocratici senza favorire davvero la crescita dei talenti. Breda ha anche criticato la tendenza di alcune società a privilegiare scelte di comodo o di guadagno nei settori giovanili, invece di puntare sui ragazzi più bravi. Per lui, la vera rivoluzione deve partire dalla base, investendo su strutture, tecnici e qualità del lavoro.
Durante l’intervista a Il calcio della sera, Breda ha parlato anche di Costantino Favasuli, giovane talento che ha allenato a Terni. “È un ragazzo che è uno spettacolo perché ha un dinamismo, una personalità, un’intensità di gioco che mi ricorda i giocatori anche internazionali”, ha raccontato l’allenatore. Favasuli, classe 2004, si è già messo in mostra in Serie B, nelle giovanili della Nazionale e ha avuto anche un’opportunità con la Nazionale maggiore. Breda ha sottolineato non solo le qualità tecniche e fisiche del ragazzo, ma anche i suoi valori morali. “Quando ero a Terni, facevamo giocare sempre titolari 5-6 ragazzi del 2004. Bisogna saperli scegliere e allenarli nel modo giusto”, ha aggiunto. Secondo Breda, allenare i giovani è più semplice se si offre loro una proposta chiara e codificata, permettendo ai ragazzi di esprimere al meglio le proprie qualità. Favasuli, soprannominato “il Toro”, si distingue per la sua capacità di ricoprire più ruoli, soprattutto sulle fasce, grazie alla sua corsa e intensità. “Nel calcio moderno, giocatori così sono preziosi perché possono adattarsi a più situazioni di gioco”, ha spiegato Breda.
Nelle ultime ore, il nome di Costantino Favasuli è stato accostato al Napoli, che cerca rinforzi soprattutto sulle fasce. Breda ha commentato così la possibilità di vedere il suo ex giocatore in azzurro: “Secondo me sì, perché non so se è proprio la caratteristica per sostituire Di Lorenzo. Magari può farlo in certi momenti e con certe letture diverse. Però ormai sì, è il passaggio che deve fare”. L’allenatore ha sottolineato come Favasuli possa essere valorizzato da un tecnico come Allegri, grazie alla sua capacità di ripartire con intensità e continuità. “È un moto perpetuo di ripartire con intensità e con continuità. Quindi credo che non è giusto andare a dire dove lo può mettere. Però sicuramente le caratteristiche sono da giocatore importante”, ha concluso Breda. Il futuro di Favasuli sembra promettente, ma il suo percorso rappresenta anche un esempio di come il calcio italiano possa tornare a puntare sui giovani, investendo sulla qualità e sulla crescita reale dei talenti.
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