Il futuro della Serie A secondo Fabrizio Vettosi e Marco Fassone: bilanci, diritti TV e stadi

Fabrizio Vettosi e Marco Fassone analizzano su Radio Kiss KIss Napoli le sfide economiche del calcio italiano, tra gestione dei costi, diritti TV e la necessit à di stadi moderni per competere con le grandi leghe europee.

Il calcio italiano si trova davanti a una sfida cruciale: mantenere la competitività sportiva senza perdere di vista la sostenibilità economica. Su Radio Kiss Kiss Napoli, l’economista Fabrizio Vettosi e il dirigente sportivo Marco Fassone hanno discusso delle strategie necessarie per garantire un futuro solido ai club di Serie A, con particolare attenzione al caso Napoli e al tema degli stadi di proprietà.

La disciplina finanziaria come chiave del successo sportivo

A Radio Goal, Fabrizio Vettosi ha sottolineato come la gestione oculata dei conti sia fondamentale per ottenere risultati anche sul campo. Secondo l’economista, il Napoli rappresenta un esempio virtuoso: “De Laurentiis e Chiavelli sono ben consci dei limiti economico-finanziari e hanno sempre fatto scelte consapevoli, anche nei momenti di cambiamento”. Vettosi ha spiegato che, contrariamente a quanto spesso pensano i tifosi, il successo sportivo è una conseguenza della solidità economica e non il contrario. “I conti in ordine sono una proxi molto probabile alla vittoria sul campo. Non è vero il contrario”, ha affermato, citando anche i casi di club internazionali che hanno fallito puntando solo ai risultati sportivi senza una base finanziaria solida.

Il dibattito ha evidenziato come la disciplina economica sia una prerogativa imprescindibile per competere con club che, pur avendo grandi ambizioni, spesso si trovano in difficoltà a causa di bilanci poco sostenibili. Vettosi ha ribadito che il tifoso vorrebbe sempre grandi acquisti, ma la realtà impone di far quadrare i conti, soprattutto in un’industria come quella calcistica italiana, dove i ricavi sono spesso inferiori rispetto ad altri campionati europei.

Diritti TV e il gap con la Premier League

Un altro tema centrale affrontato in trasmissione riguarda i diritti televisivi, che rappresentano la principale fonte di ricavo per i club italiani. Vettosi ha ricordato che circa il 70% dei ricavi delle società di calcio deriva dai diritti TV, una percentuale che rende il sistema italiano molto dipendente da questa voce. Tuttavia, il valore dei diritti della Serie A è nettamente inferiore rispetto a quello della Premier League, che riesce a vendere il proprio prodotto a livello internazionale a cifre cinque volte superiori.

Marco Fassone ha confermato che il trend è già negativo: “La vendita dei diritti dell’ultimo ciclo è stata significativamente inferiore alla precedente. Il nostro calcio ha perso appeal e qualità, e oggi broadcaster e detentori di diritti preferiscono investire su altre leghe come Premier, Liga e Bundesliga”. Il confronto con la Premier League è impietoso anche per la strategia di vendita collettiva adottata dagli inglesi già 35 anni fa, che ha permesso loro di conquistare mercati esteri difficilmente recuperabili oggi dalla Serie A. Inoltre, la redistribuzione dei ricavi in Premier è più equa, mentre in Italia solo alcuni club beneficiano maggiormente dei diritti TV, accentuando le differenze tra le squadre.

Stadi di proprietà: opportunità e limiti per il calcio italiano

Il tema degli stadi di proprietà è stato affrontato sia da Vettosi che da Fassone, che hanno evidenziato come la mancanza di impianti moderni sia un freno alla crescita dei club italiani. Vettosi ha spiegato che costruire uno stadio richiede investimenti tra i 300 e i 500 milioni di euro, con ritorni economici incerti nel contesto italiano. Tuttavia, la possibilità di disporre di uno stadio moderno permette di aumentare i ricavi non solo nei giorni di gara, ma anche attraverso eventi, visite guidate, musei e attività commerciali.

Fassone ha portato l’esempio della Juventus, che con il nuovo stadio ha raddoppiato i ricavi da stadio già nel primo anno, pur non essendo ancora una squadra vincente. Tuttavia, entrambi hanno sottolineato che il mercato italiano è diverso da quello inglese o tedesco: “L’Italia è troppo bella per essere vissuta in uno stadio”, ha detto Vettosi, ricordando che la cultura e la struttura economica delle città italiane rendono difficile replicare i modelli di business di altri paesi. A Napoli, ad esempio, la presenza di aziende in grado di investire in posti premium è molto inferiore rispetto a Milano o Torino. Nonostante ciò, la modernizzazione degli impianti resta una strada obbligata per aumentare la competitività e l’attrattività del calcio italiano, anche se richiede soluzioni contrattuali e gestionali innovative.

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