Sandro Pochesci: “Se Mancini torna in Nazionale, deve farlo gratis”

L'allenatore Sandro Pochesci, ospite su Radio Kiss Kiss Napoli, ha parlato senza filtri della situazione del calcio italiano, delle riforme necessarie e del ruolo dei procuratori, lanciando un appello per un ritorno ai valori e al merito.

Sandro Pochesci è stato ospite di Radio Kiss Kiss Napoli per una lunga intervista in cui ha affrontato i problemi del calcio italiano. Dal ruolo dei procuratori alle difficoltà dei settori giovanili, Pochesci ha offerto una visione critica e appassionata, chiedendo riforme profonde e un ritorno ai valori autentici dello sport.

Malagò e la sfida della rinascita del calcio italiano

Durante l’intervista con Valter De Maggio, Sandro Pochesci ha commentato la nomina di Giovanni Malagò come nuovo presidente federale, esprimendo speranza ma anche cautela: “Io mi auguro che sia la scelta giusta perché negli ultimi anni abbiamo fallito da vecchio in poi, non c’è stato un presidente che ha fatto qualcosa per cambiare. Io mi auguro che Giovanni Malagò riesca a cambiare, riesca a fare una formazione forte dai nomi che stanno uscendo”. Pochesci ha sottolineato l’importanza di figure come Maldini e Conte, ma ha espresso dubbi su un eventuale ritorno di Mancini, affermando che dovrebbe allenare la nazionale “gratis” per dimostrare di voler rimediare all’addio improvviso. Secondo il mister, la priorità è riportare l’Italia ai vertici, ma serve un cambio di mentalità: “Una volta parlavamo che dobbiamo stare nei primi 4, nei primi 8 al mondo, adesso purtroppo dopo 12 anni dobbiamo pregare che ci qualifichiamo”. Pochesci ha ribadito che il problema non è solo di uomini, ma di sistema, e che il nuovo presidente dovrà lavorare per riformare profondamente il calcio italiano.

Giovani, stranieri e il sistema da riformare

Pochesci ha puntato il dito contro la gestione dei settori giovanili e la presenza massiccia di stranieri nei campionati italiani: “Dobbiamo cominciare a dare più spazio ai settori giovanili, dobbiamo dare più spazio agli italiani, basta vedere partite con 22 giocatori in campo stranieri”. Ha citato l’esempio della Germania, che dopo una crisi ha imposto regole per favorire i giocatori locali e riformato i settori giovanili. Secondo Pochesci, anche in Italia serve una politica di incentivi per chi fa giocare giovani italiani e una riforma che riporti i selezionatori, non solo allenatori di club, alla guida delle nazionali. Ha ricordato il percorso di allenatori come Vicini, che dalla Under-21 fu promosso alla nazionale maggiore, e ha sottolineato la necessità di creare carriere dedicate ai tecnici delle nazionali. Pochesci ha anche denunciato il ruolo eccessivo dei procuratori, che spesso controllano troppi giocatori e influenzano le scelte delle società: “Il calcio italiano non si può più permettere che a quest’anno hanno pagato 240 milioni di procure e hanno dato 20 milioni alla Lega Pro, la federazione italiana non può permettere questi scippi”.

Meritocrazia, passione e il problema dei procuratori

A Radio Goal, Pochesci ha raccontato episodi personali per spiegare come il sistema penalizzi chi non si adegua alle logiche dei procuratori e delle raccomandazioni: “Io, 25 anni che faccio allenatore, non ho avuto mai un procuratore. Io vado, mi guardo i miei affari…”. Ha ricordato la sua esperienza alla Ternana, dove fu esonerato nonostante buoni risultati, dopo aver criticato pubblicamente il sistema. Secondo Pochesci, la meritocrazia è stata sostituita da logiche di potere e interessi economici, e anche il calcio giovanile è diventato uno sport per ricchi: “La scuola calcio deve essere gratis per tutti, perché ci sono tanti campioni che non ci vanno perché non hanno i soldi i genitori”. Ha denunciato il sistema delle “mazzette” e delle intermediazioni milionarie, chiedendo regole più stringenti per i procuratori e più investimenti nei settori giovanili italiani. Pochesci ha concluso con un appello a Malagò: “Voglio vedere se il Presidente Malagò fa queste cose, ecco perché dico devi venire a parlare con le persone che stanno dalla mattina a sera, io sono 50 anni che sto in campo, 50 e posso parlare di tutto”.

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