Berruto a Radio Kiss Kiss Napoli: “L’Italia rischia di diventare come l’Ungheria e vivere di ricordi. Conte sarebbe la scelta giusta per la Nazionale”

Mauro Berruto, ex CT della nazionale di pallavolo, ospite su Radio Kiss Kiss Napoli, riflette sullo stato attuale del calcio italiano, il ritorno di Antonio Conte e la necessità di riforme per valorizzare i talenti italiani.

Mauro Berruto, ex commissario tecnico della Nazionale italiana di pallavolo, è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli nel corso di una lunga conversazione con il direttore Valter De Maggio. L’ex tecnico azzurro ha affrontato diversi temi legati al momento del calcio italiano: dal possibile ritorno di Antonio Conte alla guida della Nazionale fino alla valorizzazione dei giovani talenti, passando per il rapporto tra italiani e stranieri in Serie A e il modello della pallavolo.

L’amore per Torino e il ricordo del Grande Torino

Nel corso dell’intervista, Berruto ha raccontato il suo profondo legame con il Torino, una passione nata in famiglia e cresciuta nel quartiere che ha visto nascere la leggenda del Grande Torino. L’ex commissario tecnico ha ricordato con particolare emozione la visita al Filadelfia e al museo dedicato alla squadra granata, auspicando che quest’ultimo possa trovare presto una collocazione definitiva nel luogo che rappresenta la sua vera casa.

Conte in Nazionale: “Serve una svolta e lui sa come cambiare il destino delle squadre”

Uno degli argomenti principali è stato il possibile ritorno di Antonio Conte sulla panchina dell’Italia. Berruto si è detto favorevole a questa ipotesi, ritenendo il tecnico salentino la figura ideale per avviare una fase di rinnovamento.

“Sarebbe una buonissima notizia per il nostro calcio e sarebbe una notizia buona in relazione alla discontinuità che il nostro calcio deve generare”, ha spiegato Berruto, sottolineando la necessità di cambiare rotta dopo le difficoltà degli ultimi anni.

Secondo l’ex allenatore della Nazionale di pallavolo, la storia professionale di Conte dimostra la sua capacità di intervenire nei momenti più complicati e trasformare rapidamente una squadra.

“Quello che lui ha fatto nelle esperienze precedenti è sempre stato quello di invertire una rotta. L’esperienza di Napoli è stata la dimostrazione, all’ennesima potenza, di poter ottenere il massimo in un periodo di tempo brevissimo”.

Berruto ha poi ricordato anche l’Europeo disputato dall’Italia sotto la guida di Conte, considerandolo uno dei punti più alti del recente passato azzurro nonostante una rosa che, sulla carta, non era tra le più forti.

Il valore della maglia azzurra: “Non tutti sono adatti alla Nazionale”

Per Berruto il rilancio dell’Italia non passa soltanto dalle qualità tecniche e tattiche, ma anche dalla mentalità dei giocatori e dalla capacità di sentirsi parte di qualcosa di più grande.

“C’è un senso di appartenenza che nelle squadre nazionali fa la differenza. Non voglio essere retorico, ma lo credo fortissimamente. Non tutti i giocatori sono buoni per la Nazionale”.

L’ex CT della pallavolo ha evidenziato come alcuni campioni possano avere difficoltà a rendere con la maglia azzurra, mentre altri giocatori meno celebrati riescano ad andare oltre i propri limiti proprio grazie all’orgoglio di rappresentare il proprio Paese.

I talenti italiani non mancano: il problema è valorizzarli

Nel confronto con De Maggio è emerso anche il tema dei giovani italiani che stanno trovando spazio nei principali campionati europei. Berruto non condivide l’idea secondo cui il calcio italiano sarebbe povero di talento.

“Per fare una Nazionale forte non servono 300 giocatori italiani. Ne bastano una trentina, ma devono giocare nel miglior campionato possibile”, ha affermato.

Secondo Berruto, il vero obiettivo deve essere quello di rendere nuovamente la Serie A un campionato capace di attrarre i migliori giocatori del mondo, come accadeva in passato. Una crescita che permetterebbe anche ai giovani italiani di confrontarsi quotidianamente con campioni di altissimo livello.

Il rischio di un calcio che vive solo dei ricordi

L’ex tecnico ha lanciato anche un monito sul futuro del movimento calcistico italiano, avvertendo del rischio di perdere progressivamente il proprio ruolo centrale nel panorama internazionale.

“Rischiamo di diventare una specie di Ungheria del pallone, cioè di vivere nella memoria dei grandi campioni del passato e perdere l’occasione di ridare centralità al nostro campionato”.

Per evitare questo scenario, secondo Berruto, è necessario puntare sull’apertura e sulla qualità, senza ricorrere a sistemi troppo rigidi che limitino il numero di calciatori stranieri.

Il modello della pallavolo e il “gentleman agreement” tra club e Federazione

Parlando del paragone con la pallavolo, Berruto ha chiarito che il successo del sistema italiano non è nato da un obbligo imposto dall’alto, ma da una scelta condivisa tra società e Federazione.

“Quella dei tre italiani in campo non è stata una norma imposta: è nata da un gentleman agreement tra i club della Lega Pallavolo e la Federazione. Ci siamo seduti attorno a un tavolo e abbiamo deciso di autoregolarci in quella maniera”.

Quell’accordo, secondo Berruto, ha consentito di mantenere un equilibrio virtuoso: da una parte la crescita dei giocatori italiani, dall’altra la presenza soltanto degli stranieri di livello più alto, capaci di aumentare la qualità del campionato.

La stessa filosofia potrebbe essere presa come riferimento anche dal calcio, non attraverso imposizioni o chiusure, ma con una volontà comune tra società e istituzioni.

“Nessuna norma impedisce a una squadra di schierare undici italiani. Bisogna trovare una volontà comune e la solidità per fare una scelta condivisa”, ha concluso Berruto, indicando nella collaborazione tra tutte le componenti del movimento la strada per riportare il calcio italiano ai vertici.

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