Lucio Presta si racconta senza filtri. Ospite di Radio Kiss Kiss Napoli per presentare il suo nuovo libro L’Uragano, il manager e produttore televisivo ha ripercorso le tappe più significative della sua vita: dall’infanzia segnata dalla perdita della madre al legame con il Napoli e lo stadio San Paolo, fino agli incontri con Diego Armando Maradona e alla sua idea di televisione. Un’intervista intensa, impreziosita dal dialogo con il direttore Valter De Maggio e dalle testimonianze degli ascoltatori.
L’infanzia tra Cosenza e il San Paolo, un legame speciale con il Napoli
Durante l’intervista con il direttore Valter De Maggio, Lucio Presta ha raccontato con emozione i suoi primi anni di vita a Cosenza e il forte legame con il Napoli, trasmesso dal padre tifosissimo. Presta ha ricordato i viaggi da Cosenza a Napoli con lo zio per assistere alle partite allo stadio San Paolo, quando ancora le partite si giocavano tutte alle 14:30. Da bambino, vivere lo stadio era un’esperienza unica: spesso riusciva a vedere poco della partita, ma ascoltava tutto ciò che accadeva grazie ai racconti e alle reazioni degli adulti intorno a lui. “O c’era qualche adulto che mi portava sulle spalle, ma si arrabbiavano quelli dietro perché coprivo la visuale, oppure io la partita la vivevo come alla radio”, ha spiegato Presta. Questi ricordi, fatti di emozioni, confusione e gioia, hanno segnato la sua infanzia e il suo rapporto con il calcio e la città di Napoli. L’esperienza allo stadio, tra intervalli, canzoni e la convivialità dei tifosi, ha lasciato un segno indelebile nella sua memoria, diventando parte integrante della sua storia personale.
Lucio Presta: “Sono nato con la camicia, quella è stata la mia forza”
Valter De Maggio si è poi rivolto ai più giovani: “Ascoltate la storia di Lucio Presta che diventa il manager numero uno assoluto della TV italiana. E la tua vita parte però subito in salita, perché?”.
Presta ripercorre il dramma vissuto fin dalla nascita: “Purtroppo la mia vita parte in salita perché io nasco a Cosenza il 14 febbraio del 1960. La mia mamma se ne vola in cielo pochissime, credo un’ora dopo che io ero nato, ma fa in tempo a mettere sul mio corpo quella famosa camicina bianca che si soleva mettere ai neonati. Nella mia storia è stata veramente la corazza che poi mi ha fatto diventare quel poco che sono diventato. Tant’è vero che il mio primo libro si intitola proprio Nato con la camicia, come un segno di fortuna, perché io credo che da quel momento quell’accadimento è stata la fortuna che mi ha accompagnato per tutta la vita. È stato il motivo per il quale mi sono impegnato per me e probabilmente anche per rendere fiera la mia mamma che non c’è mai stata”.
Il direttore sottolinea poi il difficile rapporto con il padre e Presta spiega: “Conflittuale con papà perché personalmente lo capisco. Un giovane uomo che perde la moglie a 28-29 anni e si ritrova con questo bambino da crescere. Io poi cresco con i miei nonni e una sorella di mia madre si occupa di me e di mia sorella. Ho avuto la gioia di poter pronunciare la parola mamma perché l’ho chiamata mamma per tutta la vita. Quando mio nonno la chiamò dicendole ‘vieni perché c’è bisogno di te’, lei lasciò la sua vita a Milano e venne a occuparsi di quelli che per lei erano i suoi nipoti. Queste erano le famiglie di una volta”.
Il ricordo di Maradona
De Maggio porta poi la conversazione su Diego Armando Maradona, che Presta ha conosciuto personalmente.
“L’ho conosciuto molto bene, abbiamo parlato tante volte in televisione e abbiamo passato tantissime giornate insieme. La cosa che mi faceva divertire di lui è che delle volte a casa, con i mandarini o con le arance durante il periodo invernale, lui ci palleggiava. Io gli dicevo sempre: ‘Ma come fai?’. E lui mi guardava stupito e mi rispondeva: ‘Non capisco la domanda. Io lancio l’arancia e col piede la colpisco, perché non ci riesci tu?’. Per lui era una cosa normale, naturale. Questa cosa mi divertiva moltissimo perché era veramente straordinario”.
Il manager non nasconde però un’amarezza: “Non ho sempre amato le persone che lo circondavano. Come tutti i grandi qualche volta si sbaglia nella scelta delle persone che ti stanno vicino. Ne ho conosciute alcune che non hanno voluto il bene di Diego e lui si è un po’ perso anche per questo”.
Sul confronto con Lionel Messi è netto: “Messi è un giocatore straordinario. Guardate l’età che ha e che cosa riesce ancora a fare. Io penso che se Maradona avesse avuto la testa, la determinazione, il carattere e la cura del fisico che hanno avuto Messi e Cristiano Ronaldo, sarebbe stato il giocatore più straordinario della storia del calcio mondiale. Quello che è accaduto dopo ha un po’ sviato le sue gesta sportive, lasciando spazio a cose che con lo sport hanno poco a che fare e che hanno segnato la sua vita fino all’ultimo istante”.
“Oggi la televisione corre troppo”
Presta si sofferma anche sull’evoluzione della televisione italiana, rivendicando il valore della qualità.
“Oggi la tv non è sempre di ottima fattura, e questa è una responsabilità un po’ di tutti noi che la facciamo. Cerco di fare sempre una tv di qualità, una tv che abbia dei contenuti. Una tv, come dico sempre, come si faceva una volta: prima si pensava, poi si scriveva, poi si provava e infine si andava in onda”, spiega.
Secondo il manager, oggi i tempi di produzione sono profondamente cambiati: “La televisione spesso viene realizzata in modo frettoloso ed è diventata un punto di partenza, mentre una volta era il punto di arrivo”.
“La radio è la cosa più bella che c’è”
Nel finale dell’intervista, De Maggio legge alcuni messaggi degli ascoltatori, visibilmente emozionati dal racconto di Presta.
Il manager ricambia con parole di grande affetto per il mezzo radiofonico: “Anch’io ascolto spesso la radio in macchina quando viaggio e ci sono dei momenti in cui la radio ti arriva fino al cuore, fino all’anima, a differenza della televisione. […] La radio è la cosa più bella che c’è perché ti porta ovunque, ti porta le notizie, ti tiene compagnia nei momenti più belli e in quelli più brutti. Non c’è una canzone che non ti ricordi qualcosa e non c’è una vita uguale a un’altra. Ogni racconto è unico, irripetibile”.
Prima dei saluti, Valter De Maggio ha voluto ringraziare personalmente Paola Perego, moglie di Lucio Presta, ricordando il ruolo avuto dalla conduttrice all’inizio della sua carriera: “Grazie alla moglie di Lucio Presta, Paola Perego, io conobbi questo mondo quando ero un ragazzino alle prime armi. Le devo tantissimo perché mi ha dato modo di avvicinarmi a questo lavoro che amo immensamente. Ha ragione Lucio, bisogna ricordarsi delle persone che ti sono state vicine”.