Paolo Casarin: “Serviranno anni per ridare credibilità agli arbitri”

L'ex arbitro e designatore Paolo Casarin interviene su Radio Kiss Kiss Napoli per commentare la crisi dell'AIA, le recenti indagini e la perdita di grandi figure nel panorama arbitrale italiano.

Il mondo arbitrale italiano sta attraversando una delle sue fasi più difficili. Paolo Casarin, ex arbitro internazionale e storico designatore, è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli per commentare la situazione attuale dell’AIA, tra indagini, autosospensioni e un clima di grande incertezza. Le sue parole riflettono amarezza e preoccupazione per il futuro della categoria.

Crisi e confusione nell’AIA: il punto di Paolo Casarin

Durante l’intervista con Valter De Maggio, Paolo Casarin ha espresso tutta la sua delusione per il momento che sta vivendo il mondo arbitrale italiano. “Mi fa malissimo perché per uno come nel caso mio e tanti come me che ha fatto l’arbitro e che poi ha sperato anche di mantenere questa posizione, questo anche convincimento che era un’esperienza formidabile quella di arbitrare, pensavo di poter andare avanti ancora dicendo sono stato un arbitro, guarda che bravi che sono, quindi sono contento per loro. Ecco, a essere invece in una situazione che onestamente non riesco a capire… sono molto amareggiato devo dirle, spero anche che la cosa si alleggerisca, si comprenda, venga spiegata bene insomma e che sia magari meno di quanto oggi l’opinione pubblica ha in considerazione di questa cosa, perché di sicuro si vorranno anni e anni prima che gli arbitri abbiano il credito che hanno avuto ai tempi miei, passeranno molti anni.” Casarin sottolinea come la situazione sia confusa e difficile da decifrare anche per chi, come lui, ha vissuto il mondo arbitrale da protagonista.

L’addio dei grandi arbitri italiani: una perdita per il sistema

Un altro tema centrale toccato nell’intervista riguarda la fuga dei migliori arbitri italiani verso incarichi internazionali. “Abbiamo tre esponenti degli arbitri italiani, uno a capo della FIFA, Collina, due a capo dell’UEFA, Rossetti, tre a capo della Comcaf, ovvero Rizzoli, ma perché sono tutti fuori e non ce l’abbiamo in Italia?” ha chiesto il direttore De Maggio, trovando in Casarin una risposta lucida: “Questi personaggi che lei ha citato sono figure molto importanti, esperti, bravi, etc., e averli perduti perché sostanzialmente quando uno va all’estero per un lungo periodo così poi tornerà anche in Italia ma avrà finito probabilmente, pensare che non ci sia un proseguimento che doveva servire anche a dare molti consigli ai più giovani, perché il calcio è sempre complicato, una volta forse un po’ di meno, però complicato lo è sempre stato. Avere dei maestri come poteva essere Collina etc. sarebbe stata secondo me una grande modalità di far crescere anche quelli successivi ai Collina etc.” Casarin evidenzia come la mancanza di queste figure di riferimento abbia lasciato un vuoto difficile da colmare, privando le nuove generazioni di arbitri di guide esperte e autorevoli.

Il valore dell’arbitraggio: tra passione e onestà

Nel corso della trasmissione, Casarin ha voluto ricordare anche il valore etico e la passione che hanno sempre contraddistinto il ruolo dell’arbitro. “Fare designatore anche per lungo tempo e senza prendere una lira, non dimentichiamo questo fatto che noi tutti, quelli della mia età naturalmente, abbiamo arbitrato, abbiamo anche fatto i designatori, ma la compensa era zero, zero, semplicemente, ma senza battaglie per farla diventare 50.000, 100.000, tutti questi numeracci che adesso si sentono, zero. Io sono stato contento quando mi hanno fatto designatore, ma non perché lavoravo…” Casarin sottolinea come l’arbitraggio non sia mai stato visto come una fonte di guadagno, ma come una missione basata sull’onestà e sulla voglia di aiutare i più giovani a crescere. “L’arbitraggio non è un qualche cosa che produce soldi, produce onestà semmai. Dovrebbe essere ancora più onesto, ancora più attento a fare bene le cose. C’è questo discorso che mi lascia molto, ma molto ammareggiato.” L’ex designatore invita infine ad attendere l’esito delle indagini in corso, ribadendo la necessità di garantismo e trasparenza per il bene del calcio italiano.

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