Calcio italiano, Ulivieri: “Non servono rivoluzioni Le nazionali giovanili stanno facendo grandi cose”

Renzo Ulivieri, presidente dell'Associazione Italiana Allenatori, interviene su Radio Kiss Kiss Napoli per discutere il ruolo degli allenatori, la situazione delle nazionali giovanili e le sfide del calcio italiano, tra innovazione e tradizione.

Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione Italiana Allenatori, è stato ospite di Radio Kiss Kiss Napoli per parlare del ruolo degli allenatori e dello stato attuale del calcio italiano. A Radio Goal Ulivieri ha condiviso la sua visione sulle difficoltà e le potenzialità del sistema, soffermandosi su temi come la formazione dei giovani, la gestione delle nazionali e la situazione degli stadi.

Allenatori tra tradizione e innovazione: il pensiero di Ulivieri

Durante la trasmissione, Renzo Ulivieri ha sottolineato l’importanza di riconoscere il valore degli allenatori italiani, sia quelli affermati come Conte e Allegri, sia quelli che lavorano con i giovani. Ulivieri ha dichiarato: “Conte ha fatto cose eccezionali a Napoli. Questo gli va riconosciuto e bisogna ricordarselo sempre. Conte è un grande allenatore. Un grande allenatore è anche Allegri. E l’ha dimostrato con i risultati e la gestione di giocatori anche difficilissimi”. Secondo Ulivieri, il problema del calcio italiano non è legato alle persone, ma piuttosto a un sistema che spesso fatica a innovarsi. Ha spiegato che il paese non è necessariamente conservativo, ma che ragiona e, come tutti, commette errori. Ulivieri ha anche evidenziato che le nazionali giovanili, sia maschili che femminili, stanno ottenendo ottimi risultati, segno che la base del movimento calcistico è solida. Tuttavia, ha riconosciuto che qualche miglioramento è necessario, pur escludendo la necessità di rivoluzioni radicali.

Giovani, talenti e il ruolo della formazione di base

Un tema centrale dell’intervento di Ulivieri è stato quello della formazione dei giovani calciatori. Il presidente dell’Associazione Allenatori ha difeso il lavoro svolto dai club dilettantistici, affermando: “I club dilettanti, dove ci sono dilettanti, credo che lavorino bene. Eccezione sono gli allenatori che non è che non sanno fare gli allenatori. Potranno andare a fare gli allenatori con i grandi ma non sono adatti a fare gli allenatori con i piccoli. Ma sono casi rari”. Ulivieri ha sottolineato che la maggior parte dei ragazzi che iniziano a giocare a calcio non arriverà al professionismo, ma che il compito degli allenatori è anche quello di formare persone, non solo talenti. Ha inoltre ribadito che il cosiddetto “calcio di strada” non può più esistere come in passato, e che oggi la formazione passa soprattutto attraverso le società sportive. Secondo Ulivieri, l’obiettivo della federazione non deve essere solo la ricerca del talento, che emerge naturalmente, ma anche la crescita complessiva dei giovani calciatori.

Le sfide del calcio italiano: stadi e passaggio alla nazionale maggiore

Nel confronto con i conduttori, Ulivieri ha affrontato anche le criticità del calcio italiano, in particolare la situazione degli stadi e il rendimento della nazionale maggiore. Ha ammesso: “Sugli stadi siamo il terzo mondo e sono d’accordo”. Per quanto riguarda la Nazionale, Ulivieri ha riconosciuto che il problema principale si verifica nel passaggio dalle nazionali giovanili a quella maggiore. Nonostante i buoni risultati delle selezioni giovanili, la nazionale maggiore fatica a ottenere successi, come dimostrano le recenti mancate qualificazioni ai Mondiali. Ulivieri ha invitato a riflettere su dove si interrompe il percorso di crescita dei giovani calciatori e ha auspicato un’analisi approfondita per individuare le cause di queste difficoltà. 

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