Giuliano Giannichedda: “In Italia si considerano giovani calciatori di 23 anni, altrove sono già protagonisti in Champions League a 18 o 19 anni”

L'ex centrocampista e allenatore Giuliano Giannichedda, ospite a Radio Goal su Radio Kiss Kiss Napoli, riflette sulle difficoltà della Lazio, l'importanza degli allenatori nella sua carriera e le criticità del sistema giovanile italiano.

Nel corso di una lunga intervista a Radio Goal su Radio Kiss Kiss Napoli, Giuliano Giannichedda ha affrontato diversi temi legati al calcio italiano. L’ex centrocampista di Lazio e Juventus ha parlato della sfida tra Napoli e Lazio, del ruolo degli allenatori nella sua crescita e delle problematiche che affliggono il settore giovanile italiano, offrendo spunti di riflessione per il futuro del movimento calcistico nazionale.

Napoli-Lazio e le sfide di fine stagione: tra campionato e Coppa Italia

Giuliano Giannichedda ha analizzato la situazione della Lazio in vista della sfida contro il Napoli, sottolineando come la squadra biancoceleste arrivi a questa partita con una classifica non brillante e con la testa già rivolta al ritorno della semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta. Secondo Giannichedda, la stagione altalenante della Lazio rende la Coppa Italia un obiettivo fondamentale: “La Coppa Italia diventa determinante e può salvare una stagione intera”. L’ex centrocampista ha evidenziato le difficoltà della rosa, alle prese con alcune defezioni, e il compito di Sarri di motivare i giocatori sia per la sfida di campionato che per quella di coppa. Giocare al Maradona, secondo Giannichedda, resta sempre un’esperienza emozionante e stimolante per ogni calciatore, e chi scenderà in campo cercherà di dare il massimo. La partita, però, rischia di essere condizionata dalle priorità della Lazio, che non può permettersi di sottovalutare il Napoli pensando già all’impegno successivo.

Il valore degli allenatori nella crescita di un calciatore

Durante l’intervista con Valter De Maggio, Giannichedda ha ripercorso la sua carriera, soffermandosi sull’importanza degli allenatori che ha incontrato. Ha ricordato Zaccheroni come il tecnico che lo ha lanciato in Serie A, ma ha citato anche Guidolin, De Canio, Mancini, Capello, Deschamps e Spalletti come figure fondamentali per la sua crescita sia come calciatore che come uomo. “Ho avuto allenatori talmente bravi che ognuno ha dato qualcosa di importante”, ha dichiarato. In particolare, ha espresso grande stima per Antonio Conte, definendolo un allenatore “forte e pignolo, che pretende tanto da se stesso e quindi anche dai calciatori”. Giannichedda ha sottolineato come i risultati ottenuti da Conte in ogni piazza siano la dimostrazione della validità del suo metodo di lavoro, anche se duro. Ha poi parlato di Sarri, capace di valorizzare giocatori come Basic, rimettendoli al centro del progetto grazie a una gestione attenta delle risorse umane e delle caratteristiche tattiche dei singoli. 

Giovani e sistema calcio: le criticità del percorso di crescita in Italia

Uno dei temi centrali affrontati da Giannichedda riguarda le difficoltà del sistema giovanile italiano. L’ex calciatore, oggi impegnato anche nel settore dilettantistico, ha evidenziato come spesso si dia troppa importanza alla tattica collettiva a discapito della crescita individuale e della personalità dei giovani. Secondo Giannichedda, è fondamentale mettere i ragazzi più talentuosi in difficoltà, facendoli giocare con i più grandi e accelerando il loro percorso di crescita: “Il diciannovenne, il diciottenne bravo deve andare a giocare in Under 20 o addirittura in Under 21”. Ha criticato il fatto che in Italia si considerino ancora giovani calciatori di 23 anni, mentre in altri paesi i talenti sono già protagonisti in Champions League a 18 o 19 anni. Giannichedda ha sottolineato la necessità di un cambiamento di sistema, in cui società, direttori e allenatori lavorino insieme per favorire l’inserimento dei giovani. Ha portato l’esempio di club come Barcellona e Bayern Monaco, dove i giovani vengono lanciati presto, e ha invitato a considerare il settore giovanile non come un costo, ma come una rampa di lancio per il futuro del calcio italiano. “In Italia ci sono tanti giovani che giocano a calcio, bisogna solo formarli meglio e dargli fiducia”, ha concluso.

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