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Il professor Enrico Castellacci analizza la situazione infortuni del Napoli, soffermandosi sui casi Di Lorenzo e sulle possibili cause dei numerosi stop che hanno colpito la squadra azzurra.
Nel corso di un’intervista su Radio Kiss Kiss Napoli, il professor Eugenio Albarella, noto preparatore atletico e membro dello staff di Fabio Cannavaro, ha affrontato il tema degli infortuni nel calcio moderno. Albarella ha portato la sua esperienza internazionale per analizzare le cause e le possibili soluzioni a un problema sempre più diffuso tra i top player.
Durante la trasmissione, il professor Albarella ha parlato di Giovanni Di Lorenzo, sottolineando la sua straordinaria capacità di resistere alle difficoltà fisiche. “L’atleta Di Lorenzo non lo conosciamo oggi, è sicuramente fra i giocatori che pur non avendolo allenato però le statistiche parlano chiaro, è longevo nelle sue performance, è uno che somma più minutaggi negli ultimi anni e quindi diciamo che il suo status di performance è stato sempre medio alto”, ha dichiarato Albarella. Il preparatore ha evidenziato come Di Lorenzo abbia mantenuto un livello di rendimento costante nonostante il carico di partite e qualche acciacco fisico. Secondo Albarella, il difensore del Napoli merita un elogio particolare per la sua dedizione e la capacità di “stringere i denti” anche in presenza di problemi al piede. Tuttavia, il professore ha anche sottolineato che l’accumulo di stress da risultato e la frequenza delle gare possono aumentare il rischio di infortuni, pur precisando che ogni caso va valutato singolarmente.
Un altro tema centrale affrontato da Albarella riguarda l’aumento degli infortuni negli ultimi anni. “Negli ultimi 5 anni, le 5 leghe più importanti in Europa hanno aumentato sistematicamente del 20% il numero degli infortuni, con un costo che si aggira agli 8-900 milioni totali”, ha spiegato il professore. Secondo Albarella, la pandemia di Covid-19 ha segnato uno spartiacque, cambiando radicalmente la gestione degli atleti e i calendari delle competizioni. Il dato delle cinque operazioni chirurgiche in una sola stagione per il Napoli, che può sembrare eccezionale, in realtà si inserisce in un trend più ampio che coinvolge tutto il calcio europeo. Le società, secondo Albarella, devono interrogarsi sulle cause di questa crescita e adottare strategie per tutelare la salute dei propri giocatori. L’aumento delle partite, la mancanza di pause adeguate e lo stress psicofisico sono fattori che contribuiscono a rendere più fragile la condizione degli atleti.
Il professor Albarella ha poi illustrato le difficoltà che affrontano oggi i club di alto livello. “Oggi un top player può sommare in teoria dalle 70 alle 75 partite. Capite bene che ha una frequenza media di 3.3-3.5 giorni-gara, ma per tutto l’anno. Questo ritmo serrato lascia pochissimo tempo per il recupero e la preparazione specifica, aumentando il rischio di infortuni. Albarella ha evidenziato l’importanza di ottimizzare il poco tempo a disposizione, investendo su professionalità e strutture adeguate. “Le squadre di alta qualificazione non possono non cercare di organizzarsi al meglio con strutture degne e accoglienti, in modo tale da richiedere agli atleti stessi il vivere il più possibile attraverso professionisti di primissimo livello la gestione del loro recupero, la gestione in quello che sono gli stress esterni che poi dopo incidono moltissimo sulla prestazione”, ha concluso. La prevenzione, la cura del recupero e l’attenzione agli aspetti psicologici diventano quindi elementi fondamentali per garantire la longevità e la salute degli atleti.
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