Enrico Preziosi: “Questo calcio non mi appartiene più. Oggi è solamente un business”

L'ex presidente del Genoa, Enrico Preziosi, interviene su Radio Kiss Kiss Napoli e offre una fotografia critica del calcio italiano, tra giovani, allenatori e il futuro del sistema.

Enrico Preziosi, ex presidente del Genoa, è intervenuto in diretta su Radio Kiss Kiss Napoi per parlare della situazione attuale del calcio italiano. Durante la trasmissione, Preziosi ha espresso opinioni chiare su allenatori, giovani talenti e sulle difficoltà che il sistema sta attraversando. Le sue parole offrono uno spunto di riflessione su come il calcio nazionale debba ripensare le proprie strategie per tornare competitivo.

Preziosi: “Il calcio italiano è peggiorato, troppi stranieri e pochi giovani”

Durante l’intervista con Valter De Maggio, Enrico Preziosi ha tracciato un quadro molto critico del calcio italiano degli ultimi anni. Secondo l’ex presidente del Genoa, la situazione è “molto deteriorata” e le cause sono facilmente individuabili. Preziosi ha sottolineato come la mancata qualificazione ai Mondiali per la terza volta sia un segnale allarmante, spiegando: “Se noi consideriamo che oggi le squadre italiane hanno il 79%, l’80% di giocatori stranieri e quelli bravi giocano nelle rispettive nazionali e non giocano nelle nostre nazionali, già questo ci dà un’indicazione di quello che è il calcio oggi”.

Preziosi ha ricordato come in passato il bacino di giovani italiani fosse molto più ampio, mentre oggi i migliori talenti sono spesso stranieri. Questa situazione, secondo lui, rappresenta “la fotografia della pochezza del nostro calcio”. L’ex presidente ha anche evidenziato la difficoltà di trovare nuovi talenti italiani e la necessità di investire di più sui giovani, come dimostrato dal lavoro di allenatori come Gasperini, che ha lanciato molti ragazzi dalla primavera.

Allenatori e filosofia di gioco: il caso Fabregas e Gasperini

A Radio Goal, Preziosi ha parlato anche delle diverse filosofie calcistiche tra allenatori come Fabregas e Conte. Ha riconosciuto il bel gioco espresso dal Como di Fabregas, sottolineando però che la squadra è composta da molti giovani e che l’inesperienza può portare a qualche errore. “Fabregas sta dimostrando veramente di dare un gioco molto bello alla squadra. Bisogna considerare che è fatta di molti giovani, di ragazzi che sono molto giovani. E quindi qualche volta se non vincono è perché qualcosa va sbagliato per inesperienza”, ha dichiarato.

Preziosi ha poi elogiato Gasperini, definendolo un allenatore capace di incidere profondamente e di valorizzare i giovani. “Gasperini è un allenatore che ha le sue idee, che difficilmente le condivide con altri. Bisogna lasciarlo lavorare senza intralci. Se si lascia il tempo, di sicuro lo farà”, ha affermato, ricordando come Gasperini abbia lanciato almeno 10-12 giovani che oggi sono giocatori importanti. Secondo Preziosi, se Gasperini avrà la possibilità di lavorare con continuità, potrà portare la Roma in Champions League.

Il futuro del calcio italiano tra business, VAR e crisi di identità

Preziosi ha espresso anche un certo distacco dal calcio attuale, dichiarando di non avere intenzione di tornare nel sistema: “Assolutamente no. Ma anche perché questo calcio non mi appartiene più. Oggi è solamente un business”. Ha sottolineato come la presenza di pochi presidenti italiani e l’ingresso di investitori stranieri, soprattutto americani, abbia cambiato la natura del calcio italiano. Secondo lui, chi ha investito pensando di trovare un Eldorado economico si renderà conto che l’Italia non è l’America e che i risultati economici non arriveranno.

Sul tema delle inchieste arbitrali e dell’uso del VAR, Preziosi ha espresso grande insoddisfazione: “Ci sono bravissimi e onesti arbitri, forse il sistema o chi comunque è in alto che evidentemente ha una visione totalmente diversa da quello che dovrebbe essere una partita di calcio”. Ha criticato l’eccessivo ricorso alla tecnologia e la tendenza a giudicare episodi al millimetro, come i fuorigioco per una punta di scarpa: “È tutto brutto, è tutto antipatico, è tutto poco interessante e soprattutto poco attraente per chi comunque vede una partita interessante”. Preziosi auspica un ritorno a un calcio più umano e meno condizionato dalla tecnologia, per restituire fascino e passione allo sport.

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