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Andrea Stramaccioni, ospite su Radio Kiss Kiss Napoli, riflette sulle difficoltà della Nazionale italiana, il ruolo di Antonio Conte e l’importanza dei settori giovanili per il rilancio del calcio azzurro.
L’assenza dell’Italia dai prossimi Mondiali è un tema che fa discutere tifosi e addetti ai lavori. A Radio Kiss Kiss Napoli, Zibi Boniek ha condiviso il suo punto di vista sulla crisi del calcio italiano e sulle possibili strade per il rilancio, tra nomi di allenatori e la questione della governance federale.
Durante l’intervista con Valter De Maggio a Radio Kiss Kiss Napoli, Zibi Boniek ha espresso tutta la sua amarezza per l’assenza sia dell’Italia che della Polonia dai prossimi Mondiali. “È peggio che triste, anche perché io devo dire onestamente non mi immaginavo mai quando ero un po’ più giovane Mondiali senza Italia. Invece è la terza volta che l’Italia manca ai Mondiali”, ha dichiarato Boniek. L’ex calciatore ha sottolineato come questa situazione rappresenti una vera e propria “Caporetto” per il calcio italiano, evidenziando la necessità di cambiamenti profondi a tutti i livelli. Boniek ha anche ironizzato sulla prospettiva di seguire i Mondiali da Formentera, ma ha ribadito che la mancanza di Italia e Polonia rende l’evento meno interessante e più doloroso per chi ama il calcio.
Uno dei temi centrali dell’intervista è stato il possibile futuro della panchina azzurra. Il nome di Antonio Conte è tra i più discussi, ma Boniek invita alla cautela: “Antonio Conte è uno dei nomi. Prima bisogna vedere chi sarà il presidente. Per adesso è l’allenatore del Napoli poi vediamo quello che succede”. Secondo Boniek, non basta un solo uomo per far rinascere un intero movimento calcistico. Serve una visione più ampia e condivisa, che coinvolga tutte le componenti del sistema. L’ex presidente della federazione polacca sottolinea come spesso, in questi momenti di crisi, si tenda a cercare soluzioni rapide e a colpire anche chi non ha responsabilità dirette, ma il vero cambiamento richiede tempo e scelte ponderate.
Un altro punto toccato da Boniek riguarda la governance del calcio italiano e il ruolo degli ex calciatori. “Sicuramente chi ha giocato calcio vive e sa le cose in maniera diversa di quelli che vengono nel mondo di calcio dall’ambiente diversi”, afferma Boniek, sottolineando come in Italia gli ex calciatori siano spesso messi da parte e non valorizzati nei ruoli dirigenziali. Secondo Boniek, questa tendenza a preferire figure esterne al mondo del calcio giocato contribuisce alla crisi attuale. “Ci sono molti giocatori italiani famosi, straordinari, bravi, che si parla più di loro nel padel, di loro a calcetto, che non di come gestiscono, come aiutano, come sono dentro la società svolgendo il ruolo dei dirigenti”, aggiunge. Boniek riconosce che per essere dirigenti non basta aver giocato a calcio, ma serve anche una preparazione adeguata. Tuttavia, ritiene che in Italia ci siano molte figure pronte a ricoprire questi ruoli, ma che spesso vengono “scavalcati, messi in ombra”. Il vero problema, secondo Boniek, è che non si vuole dare spazio agli ex calciatori nelle società e, soprattutto, ai vertici della FIGC.
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