Ariedo Braida: “Prendere giocatori a fine carriera non può essere una regola. Serve più coraggio nello scoprire giovani talenti”

Ariedo Braida, storico dirigente del calcio italiano, interviene su Radio Kiss Kiss Napoli per parlare della corsa scudetto e della tendenza dei club italiani ad acquistare calciatori a fine carriera. Lancia un appello: bisogna investire di più nella scoperta e crescita dei giovani talenti.

Nel corso di un’intervista su Radio Kiss Kiss Napoli, Ariedo Braida, uno dei dirigenti più vincenti del calcio italiano, ha condiviso le sue riflessioni sulla volata finale del campionato e sulle strategie di mercato dei club italiani. Braida ha sottolineato l’importanza di scoprire e valorizzare nuovi talenti, piuttosto che affidarsi sempre a giocatori esperti ormai a fine carriera.

La corsa scudetto secondo Braida: “Tutto è possibile, ma è molto difficile”

Durante la trasmissione, Braida è stato interrogato sulle possibilità che il Napoli di Antonio Conte possa ancora sperare in una rimonta sull’Inter, attualmente in testa alla classifica con sette punti di vantaggio a sette giornate dalla fine. Braida ha risposto con realismo: “Penso che Conte sia consapevole che è molto, molto complicato. Perché il vantaggio è un bel vantaggio, no? E quindi i punti sono tanti. Però nel calcio a volte succedono cose incredibili. Tutto è possibile. Però direi che è molto difficile”. Il dirigente ha ricordato come il calcio sia uno sport imprevedibile, dove le sorprese possono arrivare sia in positivo che in negativo, ma ha ribadito che, almeno sulla carta, la rimonta appare davvero ardua.

Il mercato dei campioni “anziani”: una regola che non dovrebbe esistere

Un altro tema affrontato riguarda la tendenza, sempre più diffusa in Italia, di puntare su calciatori di grande esperienza ma ormai avanti con l’età. Braida ha espresso una certa preoccupazione con ironia: “Siamo rovinati. Questo vuol dire che dietro non c’è più niente o c’è talmente poco, talmente poco che uno deve andare a prendere un giocatore a questa età. Che io dico ci può stare in un momento particolare, in un’annata particolare, in situazioni particolari, ma non può essere, sta diventando una regola in Italia questa. Invece dovrebbe essere un’eccezione”. Secondo Braida, l’arrivo di campioni come Modric, De Bruyne o Lewandowski in età avanzata non può diventare la normalità per i club italiani. Il dirigente invita a riflettere sulle cause di questa tendenza e a invertire la rotta, tornando a investire su giocatori più giovani e promettenti.

L’importanza di scoprire e far crescere nuovi talenti

Braida ha poi sottolineato quanto sia fondamentale avere “occhio e talento” per scoprire nuovi calciatori. “Io non posso pensare che se tu giri non puoi trovare nessuno. Impossibile. Qualcosa trovi. Bisogna anche avere occhio. È importante la sensibilità, l’occhio, il talento di scoprire”, ha dichiarato. Il direttore Valter De Maggio ha portato l’esempio di Khvicha Kvaratskhelia, arrivato al Napoli per 10 milioni di euro e poi esploso come uno dei migliori talenti del campionato. Braida ha ribadito che la competenza nello scouting e nella crescita dei giovani è essenziale: “Il talento c’è. Che però bisogna avere la competenza per andarlo a prendere. Trovarlo, poi bisogna anche crescere, farlo crescere, farlo completare”. Secondo il dirigente, i club italiani dovrebbero puntare a trattenere i giocatori più bravi e non lasciarli andare troppo presto, evitando di affidarsi solo a calciatori a fine carriera. Solo così il calcio italiano potrà tornare competitivo anche a livello internazionale.

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