Ventura, ex allenatore azzurro, intervenuto a Radio Goal con Valter De Maggio, ha affrontato diversi temi in vista di Porto-Napoli. Dalla difesa a tre al nuovo ruolo di De Bruyne, fino ai gol subiti nel finale e all’emergenza infortuni: «Se succede spesso, qualche domanda bisogna farsela».
L’emergenza infortuni del Napoli, i problemi difensivi e il nuovo ruolo di Kevin De Bruyne. Giampiero Ventura, ex allenatore azzurro e grande conoscitore della difesa a tre, è intervenuto ai microfoni di Radio Goal su Kiss Kiss Napoli. Nel corso della trasmissione condotta da Valter De Maggio, ha analizzato diversi aspetti della squadra di Massimiliano Allegri alla vigilia della trasferta di Champions League contro il Porto.
L’ex tecnico partenopeo ha espresso alcune considerazioni importanti sulle scelte tattiche dell’allenatore, ma soprattutto sulla situazione degli indisponibili. Secondo Ventura, il numero degli infortuni che sta condizionando il Napoli merita un approfondimento.
La difesa a tre del Napoli
Il primo argomento affrontato riguarda il possibile passaggio alla difesa a tre. Con l’emergenza attuale, Allegri potrebbe dover adattare alcuni interpreti e modificare gli equilibri della squadra.
Ventura ha spiegato che la differenza tra una difesa a tre e una a quattro non riguarda soltanto il numero dei difensori. Cambiano soprattutto i compiti e le caratteristiche richieste ai calciatori.
«Cambiano tanto le caratteristiche dei giocatori per fare un modulo rispetto ad altri», ha spiegato.
L’ex allenatore ha portato l’esempio di Matteo Politano, capace di interpretare più ruoli grazie alla propria duttilità: «È un giocatore che può fare sia quattro che tre. L’ha fatto con Conte facendo anche il quinto e l’ha fatto quando giocava da esterno offensivo».
Qualche dubbio in più, invece, riguarda l’eventuale impiego di Noa Lang sulla corsia opposta. Ventura ha evidenziato una differenza importante tra i due calciatori: «La fase difensiva di Lang è decisamente diversa rispetto a quella di Politano».
Il cambio di sistema comporta anche uno sviluppo diverso dell’azione e nuovi meccanismi. Tuttavia, secondo Ventura, non rappresenta necessariamente un ostacolo: «Stiamo parlando di giocatori evoluti e di un allenatore che, in base a quello che vuole ottenere, dà l’indirizzo. Quindi credo che non sia un grande problema sotto questo aspetto».
Gli infortuni
Il passaggio più significativo dell’intervento riguarda il numero degli indisponibili. Ventura ritiene che la situazione del Napoli non possa essere considerata soltanto una normale conseguenza degli imprevisti che accompagnano una stagione calcistica.
«Il vero grande problema, secondo me, è proprio la mancanza di uomini, dei giocatori. È un fatto che si sta ripetendo sistematicamente. È successo l’anno scorso in maniera quasi incredibile, una sfilza di infortunati sta succedendo anche quest’anno», ha dichiarato.
L’ex tecnico azzurro ha ricordato anche le discussioni della scorsa stagione sulla preparazione atletica. In particolare, alcuni avevano attribuito la quantità degli infortuni al lavoro del professor Coratti.
«Qualcuno addebitava alla preparazione atletica del professor Coratti la mole enorme di infortuni, solo che però Coratti quest’anno non c’è. Ma gli infortuni sono aumentati paradossalmente», ha osservato Ventura.
Da qui la necessità di approfondire il problema: «Una volta può succedere, due volte può succedere, ma se succede spesso, qualche domanda bisogna fare, se succedono tutti questi infortuni».
De Bruyne regista davanti alla difesa: Ventura cita l’esempio di Pirlo
Durante la trasmissione, Valter De Maggio ha chiesto a Ventura un parere sulla scelta di Allegri di utilizzare Kevin De Bruyne davanti alla difesa. Un’idea che ricorda il percorso compiuto da Andrea Pirlo, trasformato da trequartista a regista proprio sotto la guida del tecnico livornese.
Ventura si è detto favorevole alla possibilità di vedere il belga in quella posizione, ma ha individuato una condizione fondamentale: la convinzione del giocatore.
«Credo che De Bruyne abbia tutto per giocare in quella posizione di campo», ha spiegato.
Il paragone con Pirlo è arrivato anche nella risposta dell’ex allenatore: «Stiamo parlando di un giocatore dalle qualità assolute. Credo che il vero grande problema sia la convinzione del giocatore».
Ventura ha approfondito il concetto: «Quando tu proponi un cambiamento di zona di campo e quindi cambiano anche alcuni compiti che devi avere in campo, deve esserci la completa disponibilità e l’assoluta convinzione da parte del giocatore».
Le qualità tecniche di De Bruyne non sono in discussione. Il punto centrale, secondo Ventura, riguarda la sua disponibilità ad abbracciare un ruolo differente.
«De Bruyne lo può fare e su questo non c’è il minimo dubbio. Il vero grande problema è se è convinto di farlo. Perché nel momento in cui ci fosse la sua convinzione, sono assolutamente d’accordo sul fatto che si allunga la carriera».
L’ex allenatore ha inoltre individuato possibili benefici per tutta la squadra, soprattutto considerando le assenze a centrocampo.
Ventura analizza il problema goal
Un altro tema centrale riguarda la tenuta difensiva del Napoli. De Maggio ha ricordato le parole di Allegri sui gol incassati nella parte finale delle partite: undici reti subite negli ultimi trenta minuti.
Un dato che apre una riflessione sulla gestione delle energie, sull’atteggiamento tattico e sulla capacità della squadra di mantenere la stessa intensità per tutta la gara.
Ventura ha inizialmente ricordato che il calcio moderno presenta caratteristiche differenti rispetto al passato. Le cinque sostituzioni e i ritmi delle partite possono cambiare gli equilibri nella parte conclusiva.
Tuttavia, secondo l’ex allenatore, il problema del Napoli merita un’analisi più approfondita.
«Se una squadra gioca come la Roma, che fa un pressing ultra offensivo e ha dei ritmi altissimi, ci sta che negli ultimi venti minuti abbia un calo. È successo con il Real Madrid, è successo ieri con il Manchester. Ma una squadra come il Napoli, che non fa un pressing ultra offensivo, è evidente che qualche cosina dovrebbe avere in più negli ultimi venti minuti», ha spiegato.
Il ragionamento si concentra soprattutto sull’atteggiamento della squadra quando passa in vantaggio. Ventura ha notato una differenza tra il Napoli del primo tempo e quello che si vede nella fase conclusiva delle partite.
«Il Napoli del primo tempo è un Napoli completamente diverso rispetto a quello degli ultimi venti minuti e non è una questione di condizioni fisiche, è proprio una questione di mentalità».
Poi l’esempio pratico: «Se tu sei in vantaggio e fai dieci metri indietro, significa che concedi dieci metri in più all’avversario. Quindi poi diventa difficile uscire con la frequenza che di solito hai nel primo tempo».
Per Ventura, dunque, la squadra deve ancora trovare la compattezza e la convinzione necessarie per mantenere un atteggiamento propositivo dall’inizio alla fine.
«Credo che non ci sia ancora una compattezza, una convinzione che ti permetta di essere protagonista dal primo al novantesimo», ha aggiunto.
Ventura sul Napoli
In conclusione, l’ex allenatore ha riconosciuto nuovamente il peso dell’emergenza. Le assenze in difesa e sulle corsie esterne riducono le possibilità di scelta di Allegri e costringono il tecnico a trovare soluzioni alternative.
Ventura ha ricordato che perdere contemporaneamente diversi titolari rappresenta un problema per qualsiasi squadra. La riflessione sugli infortuni deve quindi procedere su due livelli: da una parte capire perché si verifichino così frequentemente, dall’altra valutare le conseguenze immediate sul rendimento.
«È evidente che non stai regalando due o tre giocatori, stai regalando cinque o sei titolari. Nessuna squadra in Serie A può permettersi, forse l’Inter, ma forse, la perdita di cinque titolari senza pagare le conseguenze», ha concluso.
Un’analisi articolata quella di Giampiero Ventura a Radio Goal. L’ex tecnico ha messo in evidenza non soltanto le difficoltà legate alle assenze, ma anche alcuni aspetti tattici e mentali sui quali il Napoli di Allegri dovrà continuare a lavorare.