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L’ex presidente del Genoa, Enrico Preziosi, interviene su Radio Kiss Kiss Napoli e offre una fotografia critica del calcio italiano, tra giovani, allenatori e il futuro del sistema.
Ottavio Bianchi, figura storica del calcio italiano e del Napoli, è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli per una lunga intervista in cui ha affrontato temi cruciali come il ruolo dell’allenatore, l’importanza della società e la situazione attuale del calcio italiano. Le sue parole offrono uno spaccato lucido e critico sullo stato del nostro sport nazionale.
A Radio Goal, Ottavio Bianchi ha sottolineato come il ruolo dell’allenatore sia rimasto fondamentale nel tempo. Secondo lui, “Dicevano a Coverviano: un buon allenatore fa andare la macchina al massimo, un pessimo allenatore la fa andare al minimo”. Tuttavia, Bianchi ha evidenziato che anche il miglior tecnico non può ottenere risultati senza una squadra adeguata e una società solida alle spalle. Ha ricordato come, ai suoi tempi, la presenza di giocatori di qualità e una società organizzata siano stati elementi determinanti per il successo del Napoli. “Se tu non hai una società, non hai un’attrezzatura tecnica, non hai dei giocatori validi, puoi essere tutto il più bravo allenatore del mondo, ma giochi a tressette”, ha affermato Bianchi, sottolineando che la base di tutto resta la società. L’ex allenatore ha anche ricordato come la crescita del Napoli sia stata possibile grazie a una costruzione graduale e a un gruppo di giocatori in gran parte italiani e napoletani, capaci di trasmettere entusiasmo e coinvolgere il pubblico.
Bianchi ha poi riflettuto sull’evoluzione del calcio moderno, dove la presenza di società forti è sempre più centrale. Ha fatto riferimento al Napoli post-Scudetto, sottolineando come la perdita di figure chiave come l’allenatore e il direttore sportivo abbia creato difficoltà, nonostante la presenza di giocatori di talento. “Alla base di tutto ci sono i giocatori che vanno in campo”, ha ribadito, ma ha anche espresso un certo rammarico per la crescente presenza di stranieri nelle squadre italiane come nel Como, prossima avversaria del Napoli: “Vado a vedere le formazioni, le prime 5-6 formazioni italiane, non c’è dentro uno italiano,”. Secondo Bianchi, questa tendenza si riflette negativamente anche sulla nazionale e sulle prestazioni nelle competizioni europee. Ha poi elogiato il centrocampista Scott McTominay, definendolo un “giocatore universale” capace di interpretare più ruoli e di essere utile alla squadra in ogni zona del campo, citando come esempio storico Cruyff e, per eccellenza, Alfredo Di Stefano.
Nella parte finale dell’intervista, Ottavio Bianchi ha affrontato il tema della crisi del calcio italiano, aggravata da scandali e da una gestione poco incisiva. Alla domanda su possibili nuovi casi simili a Calciopoli, Bianchi ha risposto con amarezza: “È come cambiare tutto per non cambiare niente. Per anni siamo andati avanti così”. Ha fatto un paragone con la Germania, che dopo una crisi ha saputo azzerare tutto e ripartire, mentre in Italia si continua a “girare intorno ai problemi”. Bianchi ha sottolineato come la mancata partecipazione a tre Mondiali consecutivi sia un segnale gravissimo: “Siamo a livello zero nel calcio italiano, che è sempre stato una scuola guida, una nazionale guida”. Secondo lui, serve una ristrutturazione profonda, a partire dai vivai, per riportare il calcio italiano ai livelli che gli competono. Le sue parole sono una fotografia impietosa ma realistica della situazione attuale, che invita a una riflessione seria e a un cambiamento radicale.
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