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Il direttore del Tgcom24 Paolo Liguori, ospite a Radio Kiss Kiss Napoli, analizza la crisi del calcio italiano e propone soluzioni per il futuro della nazionale.
Il presidente del Pisa, Giuseppe Corrado, è stato ospite di Radio Kiss Kiss Napoli per discutere dei recenti sviluppi riguardanti il club toscano e per affrontare alcuni temi caldi del calcio italiano. Corrado ha raccontato i dettagli della cerimonia per il nuovo centro sportivo del Pisa e ha espresso la sua opinione sulle riforme necessarie per il futuro della FIGC, sottolineando l’importanza di una visione manageriale e strategica per il calcio italiano.
Durante l’intervista a Radio Goal con il direttore Valter De Maggio, Corrado ha raccontato la cerimonia della “prima pianta” per il nuovo centro sportivo del Pisa, sottolineando la scelta simbolica di piantare un albero invece della tradizionale posa della prima pietra. Il presidente ha spiegato: “I lavori sono iniziati quattro mesi fa, ma abbiamo fatto la cerimonia col sindaco della posa della, non pietra, ma prima pianta in un centro sportivo dove privileggeremmo il verde, per cui era corretto usare una pianta e non una pietra.” Il progetto, che si estende su circa 140 mila metri quadrati suddivisi in 16 appezzamenti, rappresenta un passo importante per la crescita del club. Corrado ha confermato che il centro dovrebbe essere operativo entro la fine del 2027, con la speranza di poterlo utilizzare già per il ritiro della stagione successiva. Il presidente ha anche sottolineato le difficoltà burocratiche incontrate durante l’acquisizione dei terreni e la necessità di superare le opposizioni locali, affermando con ironia che “se ci fosse un campionato del mondo delle opposizioni, gli italiani ci saremmo qualificati senza playoff”.
Corrado ha affrontato il tema delle riforme nel calcio italiano, sottolineando come sia necessario un cambiamento di prospettiva. Secondo il presidente del Pisa, il problema principale non riguarda solo la nazionale, ma l’intero sistema calcistico. Corrado ha proposto di considerare il calcio come una vera e propria industria, suggerendo che la federazione dovrebbe chiamarsi “Federazione Italiana Industria del Calcio”. Ha evidenziato la mancanza di giocatori italiani che emergono dalla Serie C e la scarsa attrattività dei calciatori italiani per il mercato internazionale. “Noi abbiamo bisogno di giocatori che vadano a fare gli stage, lavorare e giocare all’estero e che ritornino per la nostra nazionale, non che giochino qui forzatamente perché non abbiamo alternative”, ha aggiunto. Corrado ha anche affrontato il tema della riduzione delle squadre in Serie A, sostenendo che una diminuzione potrebbe rendere più preziosa anche la Serie B e migliorare la qualità complessiva del sistema.
Un altro tema centrale dell’intervista è stato il futuro della FIGC e la scelta della figura più adatta a guidare la federazione. Corrado ha espresso la sua opinione sulle diverse candidature, sottolineando che la scelta non dovrebbe basarsi solo sul nome o sulla popolarità, ma sulle competenze gestionali e strategiche. “Non deve scegliere un nome, deve scegliere una persona con determinate caratteristiche, io non credo che oggi il problema sia tecnico, se il problema è strategico, di visione strategica, di composizione di una soluzione strategica, occorre che ci sia uno che sta in una scrivania, non uno che ha più esperienza di campo”, ha spiegato. Corrado ha citato come esempio positivo Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, definendolo “uno bravo, è uno che ha conosciuto altri mercati”. Ha anche riconosciuto il valore di figure come Carlo Ancelotti come Ct e Giovanni Malagò, sottolineando però che la gestione della federazione richiede esperienza manageriale. Infine, Corrado ha evidenziato le difficoltà legate al sistema elettorale della FIGC, dove il presidente eletto deve spesso accontentare le diverse componenti, rischiando di avere le mani legate nelle scelte di riforma. “La nazionale non è l’obiettivo, è la conseguenza. Se noi lavoriamo bene porteremo la nazionale a vincere, se pensiamo alla nazionale non riusciremo a cambiare il calcio”, ha concluso.
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