Massimo Giletti: “Il calcio italiano è prigioniero dei brontosauri. Maldini alla FIGC e Conte alla Nazionale sarebbe grandissimo per l’Italia”

Massimo Giletti interviene su Radio Kiss Kiss Napoli e analizza la crisi del calcio italiano, tra dimissioni, mancanza di rinnovamento e la necessità di puntare su uomini fuori dal sistema.

Il calcio italiano vive un momento di grande crisi, segnato dall’ennesima esclusione dai Mondiali e da una serie di dimissioni ai vertici federali. Massimo Giletti, intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, ha offerto una riflessione lucida e critica sulla situazione, sottolineando la necessità di un cambiamento profondo e di figure nuove e credibili.

La crisi del calcio italiano: tra dimissioni e mancanza di visione

Durante l’intervento a Radio Goal, Massimo Giletti ha descritto lo stato attuale del calcio italiano come “prigioniero dei brontosauri”, riferendosi a una classe dirigente ancorata al passato e incapace di rinnovarsi. Giletti ha commentato le recenti dimissioni di Gravina, Buffon e Gattuso, sottolineando come queste siano arrivate troppo tardi: “Le dimissioni di Gravina per me arrivano quattro anni, due giorni in ritardo, non due giorni in ritardo perché Giorgio Meloni interviene e decide, gli dice in modo chiaro, come ha detto alla Santanche, ‘arrivederci e grazie, questa è la porta’. Doveva andarsene lui tempo fa.” Secondo Giletti, la crisi non è solo il risultato di una mancata qualificazione, ma di anni di scelte sbagliate e di una gestione orientata più al business che al bene del movimento calcistico. Ha criticato la scelta di organizzare la Supercoppa in Arabia e una partota in Australia, evidenziando come l’obiettivo principale sembri essere il denaro piuttosto che la crescita del sistema calcio.

La necessità di uomini nuovi e fuori dal sistema

Giletti ha insistito sulla necessità di affidare la rinascita del calcio italiano a figure che non appartengano al sistema attuale. “Nelle rivoluzioni e nelle tempeste hai solo uomini forti in gamba, credibili. Intanto il requisito è che non appartenga al sistema. Quindi io dico, non potendo mettere né Batman, né Zorro in panchina, dobbiamo puntare al vertice con un uomo, secondo me, che io potessi scegliere oggi metterei Maldini perché ha fatto una grande esperienza al Milan, aveva ricostruito il Milan ed è un uomo che non appartiene al sistema.” Giletti ha ricordato anche le parole di Claudio Gentile, ex allenatore dell’Under-21, che aveva denunciato pressioni da parte delle società per convocare determinati giocatori. Secondo Giletti, serve un modello Italia che punti davvero sui giovani e che sia capace di rompere con le logiche di potere che hanno frenato il movimento negli ultimi decenni. Ha sottolineato come la mancanza di un progetto chiaro e la tendenza a privilegiare accordi politici e interessi personali abbiano impedito la valorizzazione dei talenti e delle competenze.

Il futuro della Nazionale: tra sogni e proposte concrete

Nel corso della trasmissione, Giletti ha affrontato anche il tema del futuro della Nazionale italiana, suggerendo nomi come Maldini per la FIGC e Antonio Conte o Carlo Ancelotti per la panchina azzurra. “Io Antonio, sai che io per Antonio ho un debole personale fortissimo, ma Maldini alla FIGC e Antonio alla Nazionale sarebbe grandissimo per l’Italia. Io firmerei subito che andiamo ai Mondiali, anche con Ancelotti se non deve essere Conte.” Giletti ha spiegato che Conte, a differenza di altri allenatori, ha la capacità di motivare e trascinare anche giocatori meno dotati, come dimostrato in passato. Ha inoltre criticato il sistema di formazione dei giovani calciatori in Italia, troppo rigido e poco orientato al talento: “Un ragazzo si deve divertire, ci hanno tolto il sogno. Il sogno, il calcio è un sogno. E ci stanno uccidendo anche questo sogno. Ci hanno distrutto.” Secondo Giletti, solo un cambiamento radicale, che coinvolga anche le metodologie di allenamento e la mentalità delle società, potrà restituire al calcio italiano la competitività perduta.

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