Paolo Liguori: “Il calcio italiano ha bisogno di una svolta vera. In 48 ore hanno trasformato tutto in una caccia alle poltrone”

Il direttore del Tgcom24 Paolo Liguori, ospite a Radio Kiss Kiss Napoli, analizza la crisi del calcio italiano e propone soluzioni per il futuro della nazionale.

Durante una puntata speciale di Radio Kiss Kiss Napoli, il direttore del Tgcom Paolo Liguori ha condiviso le sue riflessioni sulla crisi del calcio italiano, soffermandosi sulle cause dell’esclusione della nazionale dai Mondiali e sulle possibili strade per il rilancio. Liguori ha parlato anche del ruolo delle istituzioni sportive e della necessità di rinnovamento, offrendo uno sguardo lucido e critico sulla situazione attuale.

La crisi della nazionale italiana: cause e responsabilità

Paolo Liguori non ha usato mezzi termini per descrivere la situazione della nazionale italiana di calcio. Secondo il direttore del Tgcom, l’esclusione dai Mondiali non è stata una sorpresa, ma il risultato di un declino che dura da anni. “Non ci andiamo perché non lo meritiamo. Il mio commento finisce qua. Se non lo meriti, la Bosnia ci va perché lo merita”, ha dichiarato Liguori, sottolineando come la mancanza di talento e la gestione poco efficace abbiano portato a questo esito. Liguori ha evidenziato che negli ultimi quindici anni il sistema calcistico italiano si è “impaludato”, diventando vittima di una burocrazia eccessiva e di una mancanza di visione. Ha criticato la federazione, la Lega e le associazioni per non aver saputo rinnovare il movimento, citando come esempio negativo la difficoltà nel ridurre il numero delle squadre e nel promuovere i giovani talenti. Secondo Liguori, il calcio italiano è ormai sceso a un secondo livello di qualità, con poche eccezioni che non bastano a invertire la tendenza.

Il dibattito sulle riforme e la ricerca di nuovi leader

Dopo la delusione per la mancata qualificazione, il mondo del calcio italiano si è subito lanciato nella ricerca di nuove figure dirigenziali. Liguori ha osservato con una certa amarezza come, invece di affrontare i problemi strutturali, si sia preferito aprire discussioni su nomi e poltrone. “Sono riusciti in 48 ore a trasformarlo in una ricerca della nuova burocrazia che dovrà guidare il paese alla riscossa. Faremo più danni alla ricerca di queste cose?”, si è chiesto il direttore. Tra le proposte emerse, Liguori ha citato quella del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, che ha suggerito Giovanni Malagò come possibile nuovo leader del calcio italiano. Tuttavia, la candidatura di Malagò non trova tutti d’accordo, in particolare il Ministro dello Sport Abodi, che preferirebbe un uomo di calcio. Liguori ha sottolineato come serva una figura dinamica, capace di mettere mano alle riforme e di rilanciare il settore: “Qua serve una persona dinamica, serve uno che dica metto mano alle cose, alle scuole”, ha ribadito.

L’identità sportiva italiana tra calcio e altri sport

Nel corso della trasmissione, Liguori ha allargato il discorso anche agli altri sport, sottolineando come l’Italia riesca ancora a identificarsi con le proprie eccellenze in discipline diverse dal calcio. Ha citato la pallavolo, il nuoto, il tennis e la MotoGp come esempi di settori in cui gli italiani si riconoscono e si emozionano per i successi dei propri atleti. “In tutti gli altri sport che cosa succede? Che la gente si identifica e c’è la nostra pallavolo, maschile e femminile, la nostra pallanuoto, non ti voglio dire il tennis…”, ha ricordato Liguori. Tuttavia, ha anche evidenziato come il calcio resti centrale nell’immaginario collettivo, pur essendo ormai costretto a rincorrere i risultati degli altri. Liguori ha concluso con una nota di realismo, affermando che la nazionale dovrebbe tornare a essere la squadra del cuore di tutti, ma che per farlo serve un cambiamento profondo e coraggioso, a partire dalla valorizzazione dei giovani e dalla scelta di leader all’altezza delle sfide future.

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