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Il direttore del Tgcom24 Paolo Liguori, ospite a Radio Kiss Kiss Napoli, analizza la crisi del calcio italiano e propone soluzioni per il futuro della nazionale.
Il calcio italiano si trova a un bivio importante. Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina e del capo delegazione Gigi Buffon, la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) si prepara a eleggere un nuovo presidente il 22 giugno. Intervenuto su Radio Kiss Kiss Napoli, Antonello Valentini, ex direttore generale della FIGC, e il giornalista Luigi Garlando hanno analizzato le sfide e le opportunità che attendono il movimento calcistico nazionale, sottolineando la necessità di scelte coraggiose e di una visione condivisa.
Il prossimo 22 giugno sarà una data cruciale per il futuro della FIGC. La scelta del nuovo presidente è al centro di un acceso dibattito, che vede contrapporsi diverse visioni. Antonello Valentini ha sottolineato come il calcio italiano abbia a disposizione “ex calciatori di grande prestigio, di grande personalità, di grande carisma”. Secondo Valentini, non è affatto escluso che un ex calciatore possa guidare la federazione, ma ha anche ricordato che “gestire la federazione non è soltanto andare dietro alle nazionali, c’è tutta un’attività di carattere burocratico, amministrativo, gestionale, giuridico, che richiede una grande competenza”.
Il dibattito si concentra su nomi come Maldini, Albertini, Baggio e Rivera, mentre il mondo politico e sportivo si divide tra chi vorrebbe una figura più istituzionale, come Malagò, e chi invece spinge per un uomo di calcio. Valentini invita però a “mettere da parte le ambizioni personali e l’immagine della persona” per puntare su “un accordo che metta insieme gli interessi diversissimi delle grandi società di Serie A con quelle della B, della C, dei Dilettanti, dei calciatori, degli allenatori, del settore giovanile e scolastico”. La sfida, dunque, sarà trovare una sintesi tra le varie anime del calcio italiano, puntando su un progetto concreto e condiviso.
Uno dei temi centrali affrontati durante la trasmissione è stato quello della valorizzazione dei giovani talenti italiani. Valentini ha ricordato come, negli ultimi vent’anni, il calcio italiano abbia “dato troppo peso all’importazione di calciatori non selezionabili, spesso anche di seconda fascia, e abbiamo dimenticato il nostro valore tecnico, i vivai, i giovani”. In altri campionati europei, come quelli spagnolo, francese e tedesco, i ragazzi di 16, 17, 18 anni trovano spazio in prima squadra, mentre in Italia questo accade raramente.
Valentini ha sottolineato l’importanza di investire sui vivai e di far giocare i giovani, ricordando l’esperienza del Club Italia e la creazione dell’Under 15 per abbassare l’età dei giocatori potenzialmente validi. “Non è vero che non ci sono talenti, giocano e fanno esperienza internazionale solo con le nazionali giovanili. Il Club Italia ha più che raddoppiato il numero delle partite a stagione, ma quando tornano a casa vanno in panchina”. Il problema, secondo Valentini, è che le società e gli allenatori non hanno il coraggio di puntare sui giovani, preferendo spesso stranieri di seconda fascia. Eppure, “i ragazzi della 21 sono pronti per la Serie A, ma nessuno li manda in campo”. La soluzione, per Valentini, è chiara: “Se cominciano già da giugno, noi fra quattro anni siamo ai mondiali”.
Il rischio di un commissariamento della FIGC è stato escluso da Luigi Garlando, che auspica invece “un CT consapevole, che possa darci un progetto di futuro, un CT appassionato”. Secondo Garlando, la soluzione deve essere trovata all’interno delle componenti del calcio italiano, senza ricorrere a misure straordinarie come il commissariamento. La priorità, secondo quanto emerso dalla discussione, è quella di individuare figure di riferimento che sappiano unire le diverse anime del calcio italiano e rilanciare il movimento.
Valentini ha ricordato come, nel 2006, l’Italia abbia vinto il Mondiale grazie a una generazione di calciatori di grande valore e a una gestione attenta del movimento. Oggi, invece, il rischio è quello di restare indietro se non si investe sui giovani e non si costruisce un progetto condiviso. “Il talento esiste, i ragazzi in grado di fare la Serie A ci sono, vanno però tutelati e soprattutto messi in campo”. Solo così, secondo Valentini, il calcio italiano potrà tornare competitivo a livello internazionale e riconquistare un posto di primo piano.
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