Daniele Sebastiani: “Non è Gravina il responsabile. Il calcio italiano deve ripartire dai giovani e dal sistema”

Il presidente del Pescara, Daniele Sebastiani, interviene su Radio Kiss Kiss Napoli e analizza le difficoltà del calcio italiano, sottolineando l'importanza di investire nei giovani e di adottare una strategia di sistema per rilanciare il movimento.

Il presidente del Pescara, Daniele Sebastiani, è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli durante la trasmissione “Il Calcio Della Sera”. Nel corso della puntata, Sebastiani ha affrontato i temi più caldi del calcio italiano, dalla crisi dei giovani talenti alla necessità di riforme strutturali, sottolineando come solo un cambiamento di sistema possa rilanciare il movimento calcistico nazionale.

Giovani talenti: tra fiducia e mancanza di opportunità

Daniele Sebastiani ha ribadito l’importanza di puntare sui giovani, non solo come slogan ma come scelta concreta e strategica. Secondo il presidente del Pescara, il problema principale non è la mancanza di talento, ma la scarsità di opportunità offerte ai ragazzi nelle squadre di club. “Abbiamo delle nazionali giovanili che arrivano fino all’Under-19, all’Under-20 e sono nazionali forti, che vincono. Dopodiché, come si arriva all’Under-21, in automatico diventa un problema. Ma perché diventa un problema? Perché questi ragazzi non giocano più nelle squadre di club”, ha spiegato Sebastiani. Il presidente ha sottolineato che senza minuti in campo, i giovani non possono crescere né imparare dai propri errori. Ha inoltre criticato l’idea di limitare il numero di stranieri come soluzione, affermando che il mondo del calcio è ormai globalizzato e che servono politiche diverse, anche a livello governativo, per migliorare le infrastrutture e creare le condizioni ideali per la crescita dei giovani.

Il sistema calcio italiano: la necessità di una strategia condivisa

Un altro punto centrale dell’intervento di Sebastiani riguarda la mancanza di una strategia di sistema nel calcio italiano. Il presidente ha evidenziato come ogni attore del movimento tenda a difendere il proprio “orticello” senza una visione d’insieme. “Responsabile di questa situazione siamo tutti quanti noi attori del calcio che, a mio avviso, cerchiamo di guardare ognuno nel proprio orticello senza pensare a una strategia di sistema per far ripartire il calcio in Italia”, ha dichiarato. Sebastiani ha portato l’esempio della Premier League inglese, dove la distribuzione delle risorse è più equa e tutte le squadre partono da una base simile, favorendo la competitività del campionato. In Italia, invece, poche società ricevono la maggior parte dei fondi, lasciando le altre in difficoltà. Secondo Sebastiani, solo un lavoro collettivo che coinvolga federazione, governo e club può portare a una vera riforma, a partire dalla modernizzazione degli stadi e delle infrastrutture, elementi fondamentali anche per la valorizzazione del prodotto calcio.

Il ruolo dei procuratori e la sostenibilità economica delle società

Nel corso della trasmissione, Sebastiani ha affrontato anche il tema dei procuratori e della gestione economica delle società, sottolineando come spesso le scelte dei giovani calciatori siano influenzate da interessi esterni. Ha fatto l’esempio di giovani talenti che preferiscono restare in grandi club senza giocare, piuttosto che accettare un prestito in squadre minori dove avrebbero più spazio. “Se io sono un giovane solo di proprietà della Juve e non gioco alla Juve perché giocare alla Juve non è così semplice, se lavori un top alla Juve non giochi e devo andare a giocare un anno in Serie B al Pescara e rifiuto perché devo stare alla Juve senza giocare, ma varrà la pena di fare un anno a giocare e poi magari ritornare alla Juve che sei pronto o magari andare al Genoa, alla Sampdoria o da un’altra parte oppure è meglio stare fermi un anno facendo finta che sono un giocatore della Juve”, ha detto Sebastiani. Il presidente ha inoltre evidenziato la necessità di una revisione dei costi, soprattutto in Serie B, dove gli emolumenti superano spesso le reali possibilità delle società. Solo una riforma condivisa e una maggiore responsabilità da parte di tutti gli attori potranno garantire un futuro sostenibile e competitivo al calcio italiano.

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