Gianpiero Ventura: “Il calcio italiano deve cambiare dalle fondamenta. Il problema non sono gli uomini, il problema sono le idee”

L'ex CT della Nazionale Gianpiero Ventura, ospite su Radio Kiss Kiss Napoli, analizza la crisi del calcio italiano e propone soluzioni per il futuro, puntando su giovani e riforme strutturali.

Gianpiero Ventura, ex commissario tecnico della Nazionale italiana, è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli per discutere della situazione attuale del calcio italiano. Ventura ha sottolineato come i problemi non siano legati solo agli allenatori, ma a un sistema che necessita di profonde riforme. Le sue parole offrono uno spunto di riflessione su come rilanciare il movimento calcistico nazionale, puntando su idee nuove e sulla valorizzazione dei giovani.

Ventura: “Abbiamo accettato passivamente il calcio italiano di oggi”

Durante l’intervista con Valter De Maggio, Ventura ha ribadito un concetto che aveva già espresso in passato: “Tra tre giorni si parlerà, anche giustamente, di Napoli-Milan e tutto passerà di nuovo. Purtroppo o fai qualcosa per cambiare il sistema o le parole e gli uomini non determinano”. Secondo l’ex allenatore, il calcio italiano soffre di una crisi strutturale che va oltre i risultati sportivi. Ventura ha ricordato come già nel 2017 avesse preparato un discorso su questi temi, sottolineando la necessità di cambiare l’approccio nei settori giovanili e di dare più importanza alla tecnica rispetto alla tattica. Ha citato anche il report di Roberto Baggio, che suggeriva una strada simile a quella intrapresa da altri paesi europei, dove si è investito nella crescita tecnica dei giovani. Ventura ha evidenziato come il calcio italiano di oggi produca meno talento rispetto al passato, con attaccanti che segnano meno e con un gioco meno spettacolare. “Abbiamo accettato passivamente il calcio italiano di oggi, che non è quello di dieci anni fa. E’ un calcio che produce poco, al di là della qualità dei calciatori. Basti pensare ai capocannonieri come Higuain o Immobile che arrivavano a 35 gol a quelli di oggi”, ha dichiarato, sottolineando la necessità di un cambiamento profondo.

Giovani e programmazione: la ricetta per il rilancio

Ventura ha accolto con favore l’idea del direttore De Maggio di puntare sui giovani, magari affidando la Nazionale a chi ha già lavorato con l’Under 21, come Baldini. “Potrebbe essere l’inizio di un qualcosa, non credo che sia la soluzione di tutti i problemi, ma sicuramente l’inizio del percorso”, ha spiegato. L’ex CT ha suggerito di seguire l’esempio di altri paesi che hanno investito risorse importanti per far crescere i giovani calciatori, non solo dal punto di vista tecnico ma anche nella gestione dello stress, sempre più presente nella società moderna. Ventura ha sottolineato che il vero cambiamento deve partire dalle idee e dai programmi, non solo dalla sostituzione di uomini ai vertici della Federazione. “Il problema non sono gli uomini, il problema sono le idee”, ha ribadito, invitando a seminare oggi per raccogliere i frutti in futuro. Ha ricordato come nel 2006 la panchina della Nazionale fosse composta da campioni come Del Piero, Inzaghi, Gilardino e Toni, mentre oggi i giovani devono ancora dimostrare il loro valore. Secondo Ventura, è fondamentale dare loro spazio e conoscenze per crescere in un calcio che deve evolversi.

Il calcio italiano tra passato e futuro: serve coraggio per cambiare

Ventura ha fatto un confronto tra il calcio italiano di oggi e quello del passato, sottolineando come una volta ci fossero attaccanti capaci di segnare 36 gol a stagione, mentre oggi il capocannoniere arriva a malapena a 14 reti. Ha criticato il gioco attuale, troppo basato sul possesso palla e sui passaggi indietro, con punte che si allontanano dall’area di rigore e esterni che non saltano più l’uomo. “Le emozioni vengono tolte al calcio italiano”, ha affermato, aggiungendo che serve un cambiamento di mentalità. Ventura ha portato l’esempio di Ciro Immobile, che ha reso al massimo quando è stato messo nelle condizioni giuste. Ha concluso sottolineando che far giocare i giovani è solo l’inizio: bisogna anche metterli nelle condizioni di crescere dal punto di vista tecnico e tattico. “Crescere significa dal punto di vista tattico, tecnico e soprattutto tecnico, perché sennò diventa letteralmente difficile”, ha detto. Ventura ha infine augurato buona Pasqua agli ascoltatori, lasciando un messaggio di speranza per il futuro del calcio italiano.

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