Evelina Christillin: “Italia, serve una riflessione! Primeggiamo in tutti gli sport, ma falliamo nel calcio che è lo sport nazionale”

Evelina Christillin interviene su Radio Kiss Kiss Napolidopo l'esclusione dell'Italia dai Mondiali, sottolineando la necessità di rinnovare le infrastrutture sportive e riflettere sulle cause profonde della crisi del calcio italiano.

L’esclusione dell’Italia dai Mondiali continua a far discutere. Su Radio KissKiss, Evelina Christillin, dirigente sportiva e membro UEFA, ha condiviso le sue riflessioni in diretta da Napoli, dove si trovava per una conferenza stampa. Le sue parole hanno offerto uno spunto importante per analizzare le cause della crisi del calcio italiano e le possibili soluzioni.

Italia fuori dai Mondiali: un problema che va oltre il campo

Durante il collegamento con Radio Kiss Kiss Napoli, Evelina Christillin ha espresso tutto il suo dispiacere per la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali, sottolineando come questa sia la terza esclusione consecutiva. “Tre volte di fila diventa imbarazzante. Due sono un caso, tre sono una prova”, ha dichiarato, evidenziando la gravità della situazione. Christillin ha raccontato di aver scambiato messaggi con il presidente UEFA Ceferin, che ha definito la situazione “sad”, ovvero triste. Secondo la dirigente, il problema non si limita alle prestazioni in campo, ma riguarda anche le infrastrutture sportive italiane, tra le più vecchie d’Europa. “L’Italia deve proprio riflettere sul fatto che ha le infrastrutture sportive più vecchie d’Europa”, ha detto, aggiungendo che la partita decisiva in Bosnia non si è giocata in uno stadio all’avanguardia e che mancavano tecnologie fondamentali come la Goal Line Technology e un VAR adeguato. Questi elementi, secondo Christillin, contribuiscono a rendere il calcio italiano meno competitivo a livello internazionale.

Allenatori e giovani: le responsabilità sono davvero solo tecniche?

Nel corso dell’intervista con il direttore Valter De Maggio, si è discusso anche del ruolo degli allenatori e della gestione dei giovani talenti. Ha anche raccontato di aver parlato con un tassista napoletano che suggeriva la necessità di un allenatore con un curriculum più importante, ma ha difeso Gattuso, sottolineando che non si può attribuire tutta la responsabilità a chi siede in panchina. Christillin ha inoltre fatto notare come i giovani calciatori italiani sembrino spesso meno sicuri rispetto ai loro coetanei stranieri, citando l’esempio di Pio Esposito durante i rigori decisivi: “Sembrava terrorizzato, mentre i ragazzini bosniaci tiravano come se niente fosse”. Questo, secondo lei, è un segnale che va oltre la semplice preparazione tecnica e riguarda la formazione e la crescita dei giovani atleti. Valter De Maggio ha ricordato, però, che spesso si tende a cambiare allenatore dopo ogni fallimento, ma che forse il problema è più profondo. “Forse il problema non è lì, perché sennò una volta era Ventura, poi Mancini, poi Spalletti, poi Gattuso, e secondo me il problema non è lì”, ha affermato. 

Il futuro del calcio italiano: serve una svolta nelle infrastrutture e nella mentalità

La riflessione di Evelina Christillin si è poi allargata al futuro del calcio italiano. Ha sottolineato come sia necessario investire nelle infrastrutture e nei settori giovanili per tornare competitivi. “È stata una grande riflessione sullo sport accademy, su qualcosa da fare per i giovani, questo sicuramente, e per attrarre di nuovo in un paese come il nostro che è eccellente in tutti gli sport, lo sport principale del paese è il calcio, possibile che perdiamo solo lì?”, si è chiesta. Christillin ha invitato a non limitarsi a cercare colpevoli tra gli allenatori, ma a guardare all’intero sistema, dalla formazione dei giovani alle strutture in cui si allenano e giocano. Solo così, secondo lei, l’Italia potrà tornare a essere protagonista nel calcio mondiale. Il suo intervento si è concluso con un ringraziamento alla città di Napoli e un invito a non perdere la speranza, ma a lavorare insieme per un cambiamento reale.

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