Porto-Napoli, Piccinini difende Allegri: «Ha sei titolari fuori»

L’emergenza del Napoli, il momento delle squadre italiane in Europa e il dibattito sulle critiche agli allenatori. Sandro Piccinini è intervenuto ai microfoni di Radio Goal, trasmissione condotta da Valter De Maggio su Radio Kiss Kiss Napoli, per analizzare i temi che accompagnano la vigilia di Porto-Napoli, appuntamento valido per la Champions League.

Il giornalista ha offerto una riflessione articolata sulla differenza tra il rendimento in campionato e quello nelle competizioni europee. Al centro del suo intervento anche la situazione della squadra di Massimiliano Allegri, condizionata da numerose assenze. Piccinini ha riconosciuto il peso dell’emergenza e ha invitato a non sottovalutare le difficoltà che il tecnico deve affrontare.

Piccinini sul Porto: «In Portogallo le vere avversarie sono Sporting e Benfica»

Il primo argomento riguarda il rendimento del Porto tra campionato e Champions League. De Maggio ha chiesto a Piccinini come si possa spiegare il divario tra le dieci vittorie in campionato e le tre sconfitte europee del Napoli, introducendo il tema del diverso livello delle competizioni.

Il giornalista ha risposto soffermandosi anche sulla situazione del calcio portoghese: «In Portogallo le vere avversarie del Porto sono solo due, cioè Sporting Lisbona e Benfica. E tutte e due stanno vivendo momenti difficili».

Piccinini ha ricordato che lo Sporting ha appena cambiato allenatore, mentre il Benfica non attraversa un periodo paragonabile a quello di qualche anno fa. Una situazione che, secondo la sua analisi, rende relativamente più semplice per una squadra attrezzata come il Porto ottenere risultati nel proprio campionato.

«In Champions è un’altra cosa, lo vediamo anche con le squadre italiane. C’è un altro ritmo, ci sono altri valori», ha spiegato.

Piccinini ha comunque riconosciuto alcune attenuanti anche per la formazione portoghese. Le prime due partite europee, a suo giudizio, sono state sfortunate, mentre la prestazione contro il PSV è stata decisamente negativa. La situazione del Porto resta quindi complicata, nonostante il potenziale della rosa e la possibilità per Francesco Farioli di avere quasi tutti i giocatori a disposizione.

Napoli, l’emergenza infortuni pesa: «Almeno sei titolari indisponibili»

Il discorso si è poi spostato sulle difficoltà del Napoli. De Maggio ha ricordato il numero elevato di indisponibili e le possibili scelte di Allegri, anche in vista del successivo impegno di campionato contro la Lazio. Tra le ipotesi citate dal conduttore anche quella di un possibile impiego di Gilmour.

Piccinini ha sottolineato soprattutto la qualità e il peso dei giocatori assenti. Il giornalista ha evidenziato come il problema non riguardi soltanto i titolari, ma anche le alternative chiamate a sostituirli.

«Hai fatto bene a ricordare i nomi perché a volte si dice che sono dieci indisponibili. Ma il Napoli soprattutto ha almeno sei titolari indisponibili. Oltretutto anche i cambi dei titolari sono indisponibili. Quindi le attenuanti ci sono in partenza», ha dichiarato.

Un’emergenza che, secondo Piccinini, deve necessariamente entrare nella valutazione delle prestazioni della squadra. Il giornalista ha poi allargato il ragionamento alle difficoltà incontrate dal Napoli durante la stagione, ricordando anche i problemi avuti in difesa e gli infortuni che hanno progressivamente ridotto le alternative a disposizione dell’allenatore.

«In Italia non c’è più la volontà di fare un’analisi oggettiva»

Il passaggio più significativo dell’intervento riguarda però il giudizio riservato a Massimiliano Allegri. Secondo Piccinini, nel dibattito calcistico italiano le valutazioni sugli allenatori sono spesso condizionate da simpatie e antipatie personali, anziché da un’analisi delle partite.

«Purtroppo in Italia il nostro mestiere è un po’ cambiato. Non c’è più la volontà di fare un’analisi oggettiva, profonda», ha affermato.

Il giornalista ha descritto un meccanismo che, a suo giudizio, porta a mantenere nel tempo una posizione negativa nei confronti di un allenatore, indipendentemente da ciò che accade sul campo.

«Se il personaggio allenatore in questo caso non ti piace per vari motivi, ti sta antipatico, magari una volta non ti ha dato un’intervista e magari ti ha risposto male, non lo so. Però se prendi una posizione su un certo allenatore in Italia, quella posizione tu la manterrai per sempre, finché vivi».

Piccinini ha precisato di non condividere questo atteggiamento e di limitarsi a descrivere una situazione che non gli piace. Ha poi distinto il ruolo dei tifosi da quello dei giornalisti: «I tifosi devono essere di parte, devono essere faziosi. I giornalisti? Devono essere obiettivi».

Una distinzione importante nella sua riflessione. Il giornalista ha riconosciuto che l’obiettività assoluta non esiste e che ognuno può avere le proprie simpatie e antipatie. Il problema nasce, però, quando il giudizio diventa una presa di posizione a prescindere dai fatti.

«Anche con una partita gagliarda ci sarebbero critiche feroci ad Allegri»

Piccinini ha applicato questo ragionamento proprio alla vigilia di Porto-Napoli. Secondo il giornalista, anche una prestazione positiva degli azzurri potrebbe non bastare a evitare le critiche nei confronti dell’allenatore.

«Se il Napoli dovesse fare una partita gagliarda, tosta, con tutti i problemi che ha, dovesse uscire sconfitto magari per 1-0, comunque ci sarebbero delle critiche feroci ad Allegri», ha osservato.

Il tecnico, secondo Piccinini, ha comunque le spalle abbastanza larghe per affrontare questo tipo di pressione: «C’è un allenatore che ha le spalle forti, che lo sa, che è vaccinato».

Il giornalista ha ribadito di preferire un’analisi basata sui dati oggettivi, a partire proprio dalle indisponibilità. «A me piace sottolineare i dati oggettivi, cioè queste assenze sono molto pesanti», ha aggiunto.

Nonostante le difficoltà, Piccinini non considera la partita contro il Porto impossibile per il Napoli. Si aspetta una squadra coraggiosa, pur consapevole degli adattamenti tattici che l’emergenza potrebbe imporre. Tra gli esempi citati c’è quello di Noah Lang, che potrebbe essere chiamato a giocare in una posizione non abituale, soprattutto in caso di impiego sulle corsie esterne a tutta fascia.

Il momento del Napoli e il peso di De Bruyne, McTominay e Hojlund

Nel corso della conversazione, De Maggio ha ricordato anche alcuni segnali incoraggianti mostrati dal Napoli nelle precedenti uscite. Il conduttore ha citato la vittoria per 4-3 contro il Bodø/Glimt, il pareggio per 3-3 contro la Roma e il successo per 4-1 sul Monza.

Risultati arrivati in una fase in cui la squadra aveva recuperato alcuni elementi importanti. Il problema, secondo il ragionamento sviluppato in trasmissione, è che l’emergenza anziché diminuire si è nuovamente allargata.

Piccinini ha condiviso questa lettura e ha individuato tre giocatori particolarmente importanti per gli equilibri della squadra: «Napoli essenzialmente dipende da tre grandi giocatori che sono De Bruyne, McTominay e Hojlund. Se questi sono assenti o non sono in condizione, è chiaro che qualche danno, qualche prezzo lo devi pagare».

Il giornalista ha quindi ribadito che le assenze non possono essere considerate un dettaglio secondario quando si valuta il rendimento della squadra. Anche i problemi difensivi della prima parte della stagione, secondo quanto ricordato durante il confronto, erano legati alle numerose indisponibilità. Un quadro che comprendeva anche le assenze di Buongiorno e degli altri elementi chiamati a rinforzare il reparto.

Piccinini cita Mourinho: «Le sue squadre non giocavano male»

Per spiegare meglio il proprio pensiero sulle valutazioni degli allenatori, Piccinini ha allargato il discorso a José Mourinho. Il giornalista ha ricordato le contestazioni ricevute dal tecnico portoghese durante la sua esperienza alla Roma, nonostante i risultati raggiunti nelle competizioni europee.

«Vorrei fare l’esempio di José Mourinho, che a un certo punto a Roma, dopo aver fatto due finali europee, non si sa perché veniva contestato, odiato oppure si diceva che giocasse male», ha dichiarato.

Piccinini ha poi richiamato alcune delle esperienze più importanti dell’allenatore: «Io ho un’età per ricordarmi che le squadre di Mourinho, tipo il Chelsea, il primo Porto, l’Inter, non mi pare che giocassero male».

Un esempio utilizzato per sottolineare come il giudizio su un allenatore possa diventare rigido e ideologico, finendo per condizionare anche la lettura dei risultati e delle prestazioni. Il giornalista ha quindi fatto riferimento all’era dei social e alla facilità con cui oggi chiunque può intervenire nel dibattito pubblico sul calcio.

«I punti di vista, purtroppo, se sono così rigidi e ideologizzati, contano poco. Ma questa è l’era dei social, del chiunque può fare il giornalista. Fa parte del gioco», ha concluso.

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