Piero Sandulli: “Calciopoli insegna che bisogna attendere i fatti prima delle sentenze”

L'ex presidente della Corte d'Appello Federale, Piero Sandulli, interviene su Radio Kiss Kiss Napoli per analizzare le recenti vicende che coinvolgono la FIGC e l'Associazione Italiana Arbitri, tra inchieste giudiziarie e il ricordo di Calciopoli.

Il clima nel calcio italiano è tesissimo dopo le dimissioni di Gravina dalla FIGC e le recenti vicende che hanno coinvolto l’Associazione Italiana Arbitri. Su Radio Kiss Kiss Napoli, Piero Sandulli, già presidente della Corte d’Appello Federale durante Calciopoli, ha offerto la sua esperienza per riflettere sul presente e sul futuro della giustizia sportiva.

FIGC e AIA: un futuro incerto tra dimissioni e inchieste

Le dimissioni di Gravina dalla presidenza della FIGC e l’inibizione di Zappi, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, hanno scosso il mondo del calcio italiano. A complicare la situazione, l’autosospensione del designatore Rocchi, ora indagato insieme a Gervasoni per frode sportiva nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Milano. Sandulli, intervenuto su Radio Kiss Kiss Napoli, ricorda come, anche nel 2006, la giustizia sportiva si mosse solo dopo aver ricevuto tutti gli atti dalle procure competenti, sottolineando la differenza tra i poteri della magistratura ordinaria e quelli della Procura Federale della Federcalcio.

Il confronto con Calciopoli: cosa può insegnare il passato

Durante l’intervista a Radio Goal, Sandulli ha ripercorso le tappe di Calciopoli, ricordando come la Corte d’Appello Federale si occupò della vicenda solo in sede di impugnazione, dopo la sentenza di primo grado del Tribunale Federale. “Arriva nelle mie mani il giudizio di appello, perché in primo grado c’era stato già il Tribunale Federale che aveva espresso una sua sentenza e noi ci siamo occupati della vicenda in sede di impugnazione.” Il parallelo con la situazione attuale è inevitabile: anche oggi, la giustizia sportiva dovrà attendere l’esito delle indagini della Procura di Milano prima di poter intervenire. Sandulli evidenzia come la Procura Federale abbia tempi più rapidi rispetto alla giustizia ordinaria, ma possa agire solo in presenza di fatti nuovi che configurino anche un illecito sportivo. Il ricordo delle sanzioni del 2006, come la retrocessione della Juventus e le penalizzazioni per Milan e Fiorentina, pesa ancora sul calcio italiano e invita alla prudenza prima di trarre conclusioni affrettate.

Ipotesi e rischi: tra regole da chiarire e la centralità dell’arbitro

Alla domanda su possibili conseguenze per l’Inter, fresca vincitrice dello scudetto, Sandulli invita alla cautela: “Troppe eventualità e troppe ipotesi per costruire qualcosa di giuridicamente rilevante bisogna avere qualche certezza, non delle ipotesi perché in ipotesi tutto è possibile.” Solo con dati certi si potranno valutare eventuali responsabilità e sanzioni. Sandulli sottolinea inoltre una carenza di regole chiare nel rapporto tra arbitro e VAR: “Quello che secondo me è sicuramente possibile individuare è una carenza di regole certe nel rapporto tra arbitro e VAR, perché mentre il VAR è il consulente tecnico, un poco come accade nel processo, il giudice, quindi l’arbitro, resta colui il quale è comunque chiamato a operare una decisione.” L’arbitro, dunque, rimane il decisore finale e deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte, ricordando che “errare è umano”. Infine, Sandulli, a vent’anni da Calciopoli, afferma che rifarebbe tutto ciò che ha fatto allora, confermando la sua fiducia nel proprio operato e nella necessità di agire sempre secondo giustizia.

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