Protesta Museo di San Gennaro contro sgombero di P.zza Miraglia

Gli abitanti dello stabile di piazza Miraglia, a rischio sgombero, hanno protestato al Museo del Tesoro di San Gennaro. Chiesto al cardinale Battaglia un nuovo incontro e una soluzione abitativa alternativa.

Una protesta nel cuore del centro storico di Napoli per chiedere una soluzione al problema abitativo. Gli abitanti dello stabile di piazza Miraglia, insieme agli attivisti della Campagna per il diritto all’abitare, hanno raggiunto il complesso del Museo del Tesoro di San Gennaro, in via Duomo, per contestare l’imminente sgombero dell’edificio nel quale vivono.

Per alcune ore i manifestanti hanno occupato gli spazi del museo, esponendo uno striscione e distribuendo volantini ai visitatori. Al centro della mobilitazione c’è la richiesta di un intervento del cardinale Mimmo Battaglia e della Curia di Napoli per individuare una sistemazione alternativa per le persone che rischiano di perdere la propria abitazione.

La protesta degli abitanti di piazza Miraglia

Sono circa 20 le persone che, secondo quanto riferito dagli stessi manifestanti, vivono ancora all’interno dello stabile di piazza Miraglia. Si tratta di una struttura di proprietà dell’ordine religioso dei Servi di Maria, da tempo al centro di una vertenza legata al diritto all’abitare.

L’immobile è destinato a una trasformazione e, secondo quanto denunciato dagli occupanti, dovrebbe lasciare spazio a uno studentato privato. Proprio l’imminenza dello sgombero ha spinto le famiglie e gli attivisti a tornare a chiedere una mediazione.

La protesta si è spostata simbolicamente in un luogo legato alla Curia e alla dimensione religiosa della città. L’obiettivo è richiamare l’attenzione sulla condizione delle persone che potrebbero trovarsi senza una casa.

L’appello al cardinale Battaglia

Durante la mobilitazione, gli abitanti hanno chiesto un nuovo incontro con il cardinale Mimmo Battaglia, ricordando i precedenti contatti avuti sulla vicenda.

«Il cardinale Battaglia ci aveva dato delle rassicurazioni, ma la situazione non cambia. Ci incontri nuovamente», è la richiesta rilanciata dai manifestanti.

Secondo quanto riferito dagli occupanti, in passato il cardinale aveva mostrato attenzione alla situazione e alla possibilità di trovare una soluzione. Al momento, però, non sarebbe arrivata una risposta concreta sulla sistemazione alternativa.

La preoccupazione riguarda soprattutto la possibilità che lo sgombero lasci famiglie, anziani e minori senza un’alternativa abitativa.

Il progetto dello studentato in piazza Miraglia

La vertenza nasce dalla situazione dello stabile di piazza Miraglia. L’edificio appartiene ai Servi di Maria e, secondo quanto denunciato dagli attivisti, il progetto prevede la realizzazione di uno studentato dopo la liberazione dell’immobile.

La vicenda era già stata al centro di precedenti iniziative del movimento per il diritto alla casa. Gli abitanti sostengono di essere disponibili a lasciare lo stabile, ma chiedono che prima venga individuata una soluzione abitativa dignitosa e concretamente percorribile.

La protesta si inserisce così nel più ampio dibattito sulla trasformazione del centro storico di Napoli, tra nuovi interventi immobiliari, studentati e crescente difficoltà per le fasce più fragili della popolazione nel trovare un’abitazione.

La protesta e le richieste

La mobilitazione davanti al Museo del Tesoro di San Gennaro punta quindi a riaprire il confronto. Gli abitanti di piazza Miraglia chiedono che lo sgombero non si traduca semplicemente nella perdita dell’alloggio, ma che venga individuato un percorso alternativo per le persone coinvolte.

Gli attivisti della Campagna per il diritto all’abitare continuano a sollecitare un intervento della Curia e delle istituzioni. La richiesta è quella di trovare una mediazione prima dell’esecuzione degli sgomberi e di evitare che le persone che vivono nello stabile possano ritrovarsi senza una sistemazione.

La protesta al Museo del Tesoro di San Gennaro riporta così al centro dell’attenzione la vertenza di piazza Miraglia, mentre resta aperto il confronto sul futuro dell’immobile e sulla sorte delle famiglie che ancora lo abitano.

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