Nel corso di una puntata speciale su Radio Kiss Kiss Napoli, Gianni Improta, noto come il Baronetto di Posillipo, ha condiviso ricordi e riflessioni sulla storia del Napoli. L’ex calciatore ha raccontato aneddoti personali, celebrato i compagni di squadra e sottolineato l’evoluzione della città e della sua squadra del cuore.
Ricordi di campo e compagni indimenticabili
Gianni Improta ha aperto la sua intervista con Valter De Maggio ricordando i tempi in cui il Napoli era formato da un’ossatura di calciatori napoletani. Ha citato con affetto compagni come Totonno Juliano, Montefusco, Bruscolotti, Sandro Abbondanza e Ciccio Esposito, sottolineando l’importanza di aver condiviso il sogno di giocare per la squadra della propria città. Un ricordo particolare è stato dedicato a Peppe Massa: “Pensa che lui giocava nella Flegrea, io nel Posillipo, e io ragazzino, ovviamente, sedicenne-diciassettenne, sentivo parlare molto bene di Peppe Massa e parlavano molto bene anche di me. Insomma, siamo arrivati tutti e due e abbiamo coronato il sogno di giocare con la maglia della nostra squadra, della nostra città. Sono cose bellissime. Ora le raccontiamo, ma viverle è tutt’altra cosa”.
Improta ha anche ricordato l’atmosfera unica dello stadio San Paolo, oggi Maradona, quando la capienza arrivava a 90.000 spettatori, molto più dei 55.000 attuali. L’ex calciatore ha sottolineato quanto fosse emozionante entrare in uno stadio così gremito, un’esperienza che rimane indelebile nella memoria di chi l’ha vissuta.
L’aneddoto su Nino Musella e le difficoltà di vincere
A Radio Goal, Improta ha raccontato un episodio significativo legato a Nino Musella, simbolo del calciatore napoletano che ce l’ha fatta. “Ti racconto un aneddoto che riguarda proprio Nino Musella… Le ultime quattro gare di campionato furono, come allenatore e come squadra, il Napoli fu guidato da Sormani, perché subentrò a Vinicio. Siccome io ero titolare in quella squadra, con Angelo Sormani, che subentrò, dissi ad Angelo: ‘Angelo, facciamo debuttare Nino, io mi siedo in panchina. Quando hai bisogno mi fai giocare’. E Nino iniziò a giocare in Serie A, quell’anno”. Improta ha sottolineato il talento raro di Musella, che riuscì a imporsi grazie anche al sostegno dei compagni.
L’ex calciatore ha poi affrontato il tema delle difficoltà incontrate dal Napoli negli anni in cui “non ti facevano vincere”, riferendosi all’egemonia delle squadre del nord. “Noi eravamo una squadra molto forte, solamente che l’egemonia del nord… facevano di tutto per non farti cacciare fuori la testolina”. Un riconoscimento particolare è stato rivolto a De Laurentiis, capace di “sovvertire la geografia del calcio italiano” portando il Napoli a vincere due scudetti negli ultimi tre anni e a essere costantemente presente in Champions League.
Identità napoletana e la maturità di una città
Improta ha riflettuto anche sull’identità napoletana e sul rapporto tra la città e i suoi talenti. Ha ricordato come in passato Napoli fosse accusata di non perdonare il successo ai propri figli, ma ha sottolineato come oggi la situazione sia cambiata, citando l’esempio di Giolier: “Napoli ti porta al successo, ma quando ci arrivi non te lo perdona. E devo dire che vedendo invece quello che è accaduto a Giolier anche questo è cambiato. È una Napoli che si culla i suoi figli… se lo protegge, se lo coccola, lo esalta e lo porta in cima al successo”.
Secondo Improta, la città ha raggiunto una maturità nuova, imparando a proteggere e valorizzare i propri tesori: “Attraverso quello che la nostra città sta esprimendo ultimamente, io penso che siamo maturi al punto di proteggere tutta quanta la bellezza che ci ha dato la nostra città, che c’ha il nostro popolo, che il nostro popolo è un popolo eccezionale, non ce ne sono altri uguali, gli altri ci invidiano perché siamo di una spanna superiore”.
L’intervista si è chiusa con un abbraccio virtuale tra Improta e il conduttore, a testimonianza di un legame profondo tra la città, la squadra e chi ne ha scritto la storia.