Il 1° settembre 1994 Massimo Troisi presentava al Festival di Venezia “Il Postino”, il suo ultimo film. Trentadue anni dopo, quella pellicola continua a essere uno dei simboli più intensi del cinema italiano e, soprattutto, l’ultimo straordinario regalo di un artista napoletano entrato per sempre nella storia.
Il film, diretto da Michael Radford e interpretato da Troisi insieme a Philippe Noiret e Maria Grazia Cucinotta, venne presentato alla 51ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, fuori concorso. L’uscita nelle sale italiane sarebbe arrivata qualche settimana più tardi, il 22 settembre.
In Il Postino Troisi interpreta Mario Ruoppolo, un uomo semplice che vive su una piccola isola delle Eolie. Mario diventa il postino personale del poeta cileno Pablo Neruda, interpretato da Philippe Noiret, e attraverso quell’amicizia scopre la poesia, l’amore e una nuova consapevolezza di sé.
La storia prende spunto dal romanzo di Antonio Skármeta Il postino di Neruda. La sceneggiatura porta anche la firma dello stesso Troisi, insieme ad Anna Pavignano, Michael Radford, Furio Scarpelli e Giacomo Scarpelli.
Ma guardare oggi Il Postino significa inevitabilmente andare oltre la storia raccontata sullo schermo.
È l’ultimo capitolo della carriera di Troisi. Un film che, dopo la sua morte, è diventato anche un testamento artistico e umano.
Uno degli elementi più belli del film è il rapporto tra Mario e Neruda.
Troisi e Philippe Noiret costruiscono una coppia cinematografica capace di alternare ironia, tenerezza e malinconia. Il poeta diventa per Mario un maestro, ma anche un amico. Mario, con la sua semplicità, finisce a sua volta per lasciare qualcosa a Neruda.
È proprio questo rapporto a rendere il film universale: la poesia non appartiene soltanto ai grandi intellettuali, ma può essere scoperta da chiunque.
Il Centro Sperimentale di Cinematografia ha definito la sintonia tra Noiret e Troisi uno degli elementi straordinari dell’opera, sottolineando anche la capacità del film di unire il racconto della vita quotidiana alla poesia.
Il successo di Il Postino superò rapidamente i confini italiani.
Nel 1996 arrivarono cinque candidature agli Oscar: miglior film, miglior regia a Michael Radford, miglior attore protagonista a Massimo Troisi, miglior sceneggiatura non originale e miglior colonna sonora.
Troisi ricevette la candidatura come miglior attore protagonista postuma, a meno di due anni dalla sua morte.
Il film conquistò una sola statuetta, quella per la migliore colonna sonora a Luis Bacalov.
La candidatura nella categoria più prestigiosa, quella per il miglior film, rappresentò comunque un risultato straordinario per una produzione prevalentemente italiana e in lingua italiana.
Anche il pubblico internazionale premiò il film.
Secondo l’Archivio Storico dell’Istituto Luce, Il Postino raggiunse circa 80 milioni di dollari di incassi complessivi nel mondo, stabilendo all’epoca un record per un film italiano.
Negli Stati Uniti il film ottenne inoltre un risultato particolarmente significativo per una pellicola in lingua straniera: il suo incasso di oltre 21 milioni di dollari nel mercato nordamericano sarebbe rimasto un riferimento fino al successo di La vita è bella di Roberto Benigni.
Il record mondiale sarebbe poi stato superato da altri film italiani, ma la portata del successo internazionale di Troisi rimane storica.
C’è poi un aspetto che rende ancora più particolare la storia del film.
Troisi era consapevole delle proprie condizioni di salute e affrontò le riprese nonostante i problemi cardiaci. Il nipote Stefano Veneruso ha ricordato l’ultimo giorno sul set: durante il brindisi con la troupe, Troisi alzò il bicchiere e disse “Nun ve scurdat’ ‘e me!”.
Una frase che, riletta oggi, assume un significato quasi profetico.
Troisi morì il 4 giugno 1994, poche ore dopo la conclusione delle riprese. Il film arrivò quindi al pubblico dopo la sua scomparsa, trasformandosi inevitabilmente nell’ultimo saluto di un artista che aveva ancora tantissimo da raccontare.
Sono passati 32 anni da quel 1° settembre 1994.
Eppure Mario Ruoppolo continua a parlare agli spettatori. Continua a emozionare quando scopre che le parole possono trasformare la realtà, quando cerca di conquistare Beatrice attraverso la poesia e quando saluta Neruda con la malinconia di chi sa che un’amicizia può lasciare un segno per sempre.
Il Postino non è soltanto l’ultimo film di Massimo Troisi.
È il racconto di un uomo semplice che scopre la bellezza delle parole. È la storia di un’amicizia. È una dichiarazione d’amore alla poesia. Ed è, soprattutto, l’ultimo regalo di Troisi al suo pubblico.
Trentadue anni dopo, quel regalo continua a vivere.
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