Gian Piero Ventura: “Conte in Nazionale porterebbe esperienza e conoscenze ma va cambiato il sistema”

Gian Piero Ventura interviene su Radio Kiss Kiss Napoli per commentare le parole di De Laurentiis su Conte, il futuro del Napoli e il fascino della Nazionale. Un confronto tra esigenze di programmazione e sogni azzurri, con uno sguardo alle riforme necessarie nel calcio italiano.

Il pomeriggio di Radio Kiss Kiss Napoli ha visto protagonista Gian Piero Ventura, ex allenatore del Napoli e della Nazionale, che ha commentato le recenti dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis su Antonio Conte. Il dibattito si è acceso tra la necessità di programmare il futuro del club partenopeo e il fascino che la panchina azzurra esercita su Conte. Ventura ha offerto una riflessione lucida sulle dinamiche che coinvolgono società, allenatori e il sistema calcio italiano.

De Laurentiis, Conte e la programmazione del Napoli: le parole di Ventura

A Radio Goal, Ventura ha risposto alle domande sulla posizione di De Laurentiis, che ha sottolineato l’importanza di sapere in anticipo le intenzioni di Conte per poter pianificare la prossima stagione. Ventura ha dichiarato: “Certo che è comprensibile, è abbastanza evidente. Qui stiamo parlando di una società importantissima che deve programmare il futuro. Se dovesse Conte scegliere, non so se c’è un fondo di verità o meno chiaramente, però se Conte avesse la possibilità di andare in Nazionale è chiaro che il Napoli ha tutto il diritto di tutelarsi per programmare l’annata prossima. Quindi sarebbe veramente un danno indicibile se l’allenatore lascia a giugno. A giugno i giochi sono già fatti”. Il direttore Valter De Maggio ha aggiunto: “Si ritroverebbero nelle stesse condizioni di quando Spalletti dopo lo scudetto disse arrivederci e grazie e il Napoli rimase spiazzato. Per giunta andò via anche Giuntoli. Quindi si trovò senza allenatore, senza direttore e fu una situazione difficile”. Ventura ha ribadito che la programmazione è fondamentale per una società che deve affrontare tre competizioni e che l’allenatore non può lasciare all’ultimo momento, perché “spiazzi il tuo club per programmare il futuro”.

Il fascino della Nazionale e il futuro di Conte: tra sogni e realtà

Il dibattito si è poi spostato sul possibile ritorno di Conte in Nazionale. Ciccio Marolda, intervenuto in trasmissione, ha sottolineato come Conte e la sua famiglia stiano bene a Napoli, ma ha anche ricordato il fascino unico della panchina azzurra: “La nazionale ha un fascino, ha un fascino incredibile. E in nazionale Conte ha lasciato probabilmente un lavoro a metà. E questo lo prenderei molto in considerazione”. Marolda ha espresso il desiderio che Conte resti a Napoli e rinnovi il contratto per altri tre anni, ma ha anche ammesso che gli dispiacerebbe se Conte non tornasse in Nazionale, pensando al bene della squadra azzurra. De Maggio ha riconosciuto che Conte farebbe bene alla Nazionale, ma ha anche aggiunto che “non basterebbe”, perché i problemi del calcio italiano sono più profondi e non si risolvono solo con un cambio di allenatore.

Il vero problema del calcio italiano: la mancanza di riforme secondo Ventura

Ventura ha poi allargato il discorso, sottolineando come il vero nodo del calcio italiano sia la mancanza di riforme strutturali. “Queste sono cose che ormai abbiamo vissuto e rivissuto. Da 16 anni, se non di più. Ogni volta quando è andato via Tavecchio è arrivato Gravina. Quindi Gravina ha portato l’allenatore e puntualmente è successo quello che è successo. Al di là dell’episodio straordinariamente positivo degli europei. Ma tutto il resto è stato un fallimento. Un fallimento a 360 gradi. Quindi il vero grande problema non è se Conte va o meno in Nazionale. Chiaramente porta esperienza, conoscenze, eccetera. Però alla base, se non c’è una riforma, se non viene cambiato il sistema, perché la nazionale non è finalizzata al risultato che potrebbe fare Conte o chi per esso. È finalizzata ad una crescita che dia la possibilità di essere però il protagonista negli anni a venire”. Ventura ha concluso che si parla troppo di nomi e troppo poco di programmi, e che senza una visione a lungo termine il calcio italiano rischia di restare indietro.

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