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Nicolò Frustalupi interviene su Radio Kiss Kiss Napoli per discutere delle prospettive tattiche del Napoli con l’arrivo di Max Allegri e riflette sull’evoluzione dei moduli difensivi nel calcio moderno.
Lo scrittore Flavio Pagano è stato ospite di Radio Kiss Kiss Napoli per una lunga intervista in cui ha raccontato la nascita della parola “curacari”, riconosciuta dalla Treccani, e ha condiviso il suo punto di vista su Napoli e sull’inclusività, anche nel mondo del calcio.
Durante l’intervista, Flavio Pagano ha spiegato come sia nata la parola “curacari”, oggi riconosciuta dalla Treccani. Pagano ha raccontato che l’ispirazione è arrivata mentre si prendeva cura della madre: “È nata accanto a mia madre, perché io ho fatto il curacari. È nata una decina di anni fa”. Il termine, secondo Pagano, rispondeva all’esigenza di trovare una parola italiana che esprimesse il ruolo di chi si prende cura di una persona cara, senza dover ricorrere all’inglese “caregiver”. “Avere una parola nella propria madrelingua, non a caso, si chiama così, è importantissimo per esprimere una cosa importante. Pensate se noi italiani non potessimo dire ti amo e dovessimo dire I love you”, ha sottolineato.
Pagano ha anche evidenziato l’importanza della musicalità e della dolcezza della parola, che secondo lui riflette la cultura dell’amore e della cura tipica del popolo italiano, e in particolare di Napoli. “Questo è un grande popolo dell’amore, quello del curacari”, ha affermato. La parola, nata da un’esperienza personale, ha seguito un lungo percorso prima di essere accettata ufficialmente, a testimonianza di quanto sia difficile introdurre nuovi termini nel vocabolario italiano.
Flavio Pagano, napoletano da generazioni, ha espresso una visione lucida e affettuosa della sua città. “Napoli è una città che purtroppo riserva delle insidie anche inquietanti a volte ai suoi abitanti, si vive in un contesto di approssimazione totale, si vive nella convinzione di essere il centro del mondo mentre abbiamo purtroppo, ma dobbiamo riconoscere dei limiti provinciali su tante cose importanti”, ha dichiarato. Pagano ha ricordato come Napoli sia una città dalle risorse straordinarie, con una genialità e un’empatia uniche, ma anche con problemi strutturali che ne limitano il pieno sviluppo.
Secondo lo scrittore, Napoli è una città inclusiva per natura, dove chi arriva si sente subito accolto: “A Napoli ti senti parte di qualcosa, sei in qualche modo un cittadino del mondo e al tempo stesso ti senti proprio travolto, risucchiato da questa empatia straordinaria dei napoletani”. Tuttavia, Pagano non ha nascosto le criticità, come la mancanza di organizzazione e la tendenza a “tirare a campare” invece di affrontare i problemi alla radice. Ha anche sottolineato come la città sia cambiata negli anni, diventando forse meno disponibile e più incattivita, ma ha attribuito questo fenomeno a un cambiamento globale, non solo locale.
Nel corso della trasmissione si è parlato anche di inclusività nel calcio, tema affrontato da Pagano nel libro “Il campione innamorato”, scritto insieme ad Alessandro Cecchi Paone. Pagano ha ricordato come il libro abbia avuto una grande risonanza, anche internazionale, e abbia contribuito ad aprire il dibattito sull’omosessualità nel mondo del calcio. “Nel calcio ci sono almeno il 10-15% dei calciatori italiani è gay, ma non perché sono calciatori. Ma perché proprio è in natura. Perché è un aspetto della natura anche nel mondo animale diffusissima l’omosessualità”, ha spiegato.
Pagano ha sottolineato che, mentre in altri sport come il tennis o il rugby il tema è ormai superato, nel calcio persiste ancora una certa resistenza culturale. Ha invitato gli ascoltatori a riflettere seriamente su quanto sia anacronistico considerare l’orientamento sessuale un problema, soprattutto in una società che si avvia verso una sempre maggiore diversità e inclusività. Ha inoltre ribadito che Napoli, anche su questo fronte, si distingue per la sua capacità di accogliere e includere, pur non mancando di ironia e di una certa leggerezza tipica della cultura partenopea.
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