Dieci assenti, due sconfitte consecutive, tensioni tra calciatori e una sfida contro la capolista imbattuta alle porte. Come si prepara una partita in una situazione del genere? E soprattutto, cosa passa nella testa di un allenatore quando risultati, ambiente ed emergenza infortuni sembrano complicare ogni scelta?
È il tema dal quale è partita l’intervista a Davide Ballardini, ospite del direttore Valter De Maggio nel corso di Radio Goal. Il tecnico ha raccontato come affronta personalmente i momenti più complicati della professione, spiegando che la pressione può anche diventare uno stimolo per reagire.
«Io mi comporto in un modo, probabilmente un altro allenatore si comporta diversamente. Non so che cosa faccia un altro allenatore, so quello che faccio io. In un momento di difficoltà sei molto carico, sei teso, perché sei molto concentrato. Le cose magari non girano per il verso giusto, ma tutto questo ti dà una carica ulteriore, una voglia di far vedere a tutti che tu, insieme alla tua squadra, siete capaci di superare quel momento di difficoltà. Almeno per quanto mi riguarda, questo ti dà un’ulteriore energia, ti dà ancora più forza».
Nel dibattito è intervenuto anche Andrea Agostinelli, che ha posto l’accento su un aspetto decisivo nella gestione delle crisi: la capacità di conservare lucidità nelle scelte, anche quando la pressione rischia di prendere il sopravvento.
«Sono momenti che ognuno di noi, facendo questo mestiere, ha attraversato. È normale che ci siano tensione e timore, perché il tuo lavoro non sta andando bene. La cosa principale, che puoi acquisire con l’esperienza oppure avere per carattere, è riuscire a non perdere la lucidità nelle scelte che devi fare».
Agostinelli ha poi aggiunto: «Molte volte può succedere che un allenatore vada fuori di testa. Magari non lo dimostra, però perde proprio quella lucidità che in certi momenti gli serve al massimo. Credo sia questa la cosa importante. Dal più forte allenatore al mondo fino all’ultimo allenatore dei dilettanti, quando arrivano le difficoltà è dura per tutti».
Spazio poi alla Lazio di Gennaro Gattuso, protagonista di un avvio di stagione che l’ha portata in testa alla classifica senza sconfitte dopo dieci giornate. Un rendimento che, secondo Ballardini, è il risultato di un lavoro collettivo, dalle scelte societarie alla gestione tecnica.
«Complimenti alla società, complimenti a chi ha costruito la squadra, penso insieme a Gattuso. Complimenti a Gattuso e al suo staff tecnico. Bravi, molto bravi».
Il tecnico ha evidenziato anche l’importanza di poter preparare le partite senza impegni europei, soprattutto dopo una stagione complicata.
«C’è da dire che, dopo come sono andate le cose nella stagione scorsa, quando ci sono stati diversi problemi e la Lazio non ha fatto bene, oggi hanno un vantaggio che non è da poco: non hanno nessuna coppa durante la settimana. Questo l’hanno detto tutti ed è vero. Ti concentri sul campionato e quindi sei molto più motivato».
Ma ridurre tutto all’assenza delle coppe sarebbe ingeneroso nei confronti del lavoro svolto dal club.
«Tutto questo ha fatto sì che la Lazio sia meritatamente nella posizione in cui si trova. Sono stati bravi a mettere insieme tutte le cose. Le scelte dei giocatori, l’allenatore, le motivazioni, la società. Tutto questo li ha portati a essere primi in classifica».
Tornando alla situazione del Napoli, reduce da stagioni importanti ma alle prese con una nuova emergenza infortuni, Ballardini ha individuato nel rapporto tra allenatore e gruppo il presupposto indispensabile per superare qualsiasi momento di difficoltà.
Un concetto espresso con chiarezza, senza entrare nel merito delle dinamiche interne allo spogliatoio azzurro.
«È fondamentale che ci sia una condivisione, un feeling tra lo staff tecnico e la squadra. Quella è alla base. Se non c’è questo, allora le difficoltà aumentano».
Un passaggio significativo, soprattutto in un momento in cui il Napoli è chiamato a ritrovare continuità di risultati e compattezza. Per Ballardini, prima ancora delle soluzioni tattiche, conta la capacità di allenatore e calciatori di riconoscersi in un percorso comune.
Ballardini si è quindi soffermato sul problema degli infortuni, diventato una costante non soltanto in Serie A, ma anche nei principali campionati europei.
«Il discorso degli infortuni riguarda ormai tutti i campionati, dal nostro a quello tedesco, inglese, francese e spagnolo. Anche lì vediamo che ci sono parecchi ragazzi che si fanno male, quindi devi comunque gestire anche questo aspetto. È vero anche che oggi tutte le squadre hanno 25-28 giocatori che sono più o meno sullo stesso livello».
Per spiegare le conseguenze dei continui impegni e delle sollecitazioni fisiche, il tecnico ha utilizzato un’immagine particolarmente efficace.
«Perché ti fai male? Ti fai male perché porti sempre il tuo corpo a girare al massimo, ad andare sempre. Il tuo motore lo porti sempre al massimo dei giri e sappiamo bene che, se porti il motore al massimo dei giri, il rischio è che tu ti faccia male. Questo è. Ma come capita a noi, capita in Premier League, in Bundesliga, un po’ dappertutto».
In chiusura, Ballardini ha parlato anche del giovane Lontani del Parma, classe 2008, messosi in evidenza in questo avvio di stagione e premiato con la convocazione in Nazionale.
Un calciatore che il tecnico conosce già dai tempi del settore giovanile del Cesena e del quale apprezza soprattutto l’atteggiamento, oltre alle qualità tecniche.
«Lontani lo conosco perché viene dai giovani del Cesena. È un ragazzo che ha talento, ma oltre al talento ha quell’umiltà, quella tenacia. Quindi al talento ci mette tutto il resto, da buon romagnolo, e questo ne fa un ragazzo molto, ma molto interessante».
Ballardini ha raccontato di averlo seguito anche dal vivo, sottolineando come i primi riconoscimenti non debbano distoglierlo dal suo percorso di crescita.
«Io l’ho visto dal vivo a Parma, perché sono andato a vedere diverse partite lì, e sono contento che stia facendo così, perché se lo merita. La convocazione in Nazionale? Adesso non guardiamo quella cosa lì. Certo che fa piacere, ci mancherebbe, ma è solo l’inizio, mi auguro, del suo percorso. Viste le premesse, credo che abbia davanti a sé una bella carriera».
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