Arbitri e polemiche, Claudio Gavillucci: “Deprecabile comportamento di Bastoni e dei dirigenti della Juventus”

L'ex arbitro Claudio Gavillucci interviene su Radio Kiss Kiss Napoli per commentare le recenti polemiche arbitrali in Serie A, analizzando episodi chiave e proponendo riflessioni sul sistema italiano rispetto a quello inglese.

Il weekend calcistico italiano è stato segnato da nuove polemiche sugli arbitraggi. Su Radio Kiss Kiss Napoli, l’ex arbitro Claudio Gavillucci ha offerto la sua analisi su alcune delle decisioni più discusse, confrontando lo stile italiano con quello inglese e suggerendo possibili soluzioni per migliorare la situazione.

L’arbitraggio di Colombo in Napoli-Roma: uno stile che convince

Durante la trasmissione, Claudio Gavillucci ha espresso un giudizio positivo sulla direzione di gara di Colombo in Napoli-Roma. Secondo Gavillucci, l’arbitro ha adottato uno stile “all’inglese”, lasciando correre i contatti leggeri e favorendo la fluidità del gioco. “Ha fatto il suo mestiere in maniera egregia”, ha dichiarato Gavillucci, sottolineando come la scelta di non espellere Rachmani per il fallo da rigore sia stata corretta: “L’espulsione ci sarebbe potuta essere solo se non ci fosse stato il calcio di rigore o qualora l’intervento non fosse stato per prendere il pallone, ma non è questo il caso”. Gavillucci ha anche raccontato di aver apprezzato particolarmente questo stile di arbitraggio, avendo vissuto gli ultimi anni della sua carriera in Inghilterra, dove la tendenza è proprio quella di favorire il gioco e intervenire il meno possibile. Questo approccio, secondo l’ex arbitro, dovrebbe essere adottato più spesso anche in Italia, per rendere le partite più scorrevoli e meno soggette a interruzioni.

Il caso La Penna e le conseguenze delle polemiche

Non sono mancate però le critiche ad altri episodi del weekend. In Inter-Juventus l’espulsione di Kalulu da parte dell’arbitro La Penna ha generato una vera e propria bufera, con proteste accese sia in campo che fuori. Gavillucci ha spiegato che l’errore tecnico è stato evidente, probabilmente dovuto a una visuale non ottimale dell’arbitro sull’azione. “La Penna non ha intuito probabilmente quello che c’è stato perché non aveva l’angolazione giusta”, ha detto Gavillucci, aggiungendo che anche Bastoni avrebbe potuto essere ammonito per aver chiesto platealmente il cartellino giallo. L’ex arbitro ha condannato sia il comportamento dei dirigenti juventini, che hanno inveito contro il direttore di gara nel tunnel, sia quello di Bastoni, sottolineando come questi atteggiamenti siano un cattivo esempio per tutto il movimento calcistico, soprattutto per le categorie inferiori dove si registrano ogni anno centinaia di episodi di violenza contro gli arbitri. Gavillucci ha ricordato che la Juventus, essendo una delle squadre più importanti al mondo, dovrebbe essere consapevole della responsabilità che ha nel dare il buon esempio.

Differenze culturali e possibili soluzioni per il sistema arbitrale italiano

Un tema centrale dell’intervento di Gavillucci è stato il confronto tra il protocollo VAR in Italia e quello adottato in altri paesi, come l’Inghilterra. Pur riconoscendo che il protocollo IFAB è unico per tutti i campionati, Gavillucci ha evidenziato come l’interpretazione e le linee guida siano affidate ai dirigenti arbitrali nazionali. In Inghilterra, ha spiegato, si cerca di intervenire il meno possibile con il VAR, seguendo il principio “less is more”: meno interventi, meno possibilità di errore. In Italia, invece, si è esasperato il concetto di controllo, arrivando a interpretare ogni singolo episodio e alimentando così le polemiche. Gavillucci ha sottolineato che la mancanza di uniformità nelle decisioni è dovuta anche a una questione culturale e a una gestione che sembra aver perso coesione. Secondo lui, il percorso di Gianluca Rocchi come responsabile degli arbitri si sarebbe esaurito: “Vedo una squadra di arbitri che non segue più il proprio allenatore. Ognuno prende le decisioni per quello che reputa meglio per loro”. Gavillucci suggerisce che un cambio al vertice, con indicazioni più stringenti e oggettive, potrebbe essere la soluzione per migliorare il sistema arbitrale italiano.

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