Su Radio Kiss Kiss Napoli, Luca Diddi ha offerto una dettagliata analisi della sfida tra Como e Napoli, collegandola alle recenti tendenze del calcio europeo. L’intervento ha toccato temi come l’equilibrio tra attacco e difesa, l’adattamento degli allenatori e la crescita di alcuni protagonisti.
Le scelte tattiche del Como
Luca Diddi ha fatto notare come il Como, pur avendo un gioco più aperto e offensivo contro squadre di medio livello, abbia cambiato strategia nelle partite contro le grandi squadre come Napoli, Milan e Roma. Fabregas ha infatti adottato una formazione più prudente, passando dal suo consueto 4-2-3-1 a un 3-4-2-1, che gli ha permesso di contenere le offensive più potenti. “Mi aspetto un Fabregas molto più accorto in quel 3-4-2-1, che ovviamente gli ha permesso di fare dei risultati con le big”, ha detto Diddi. “Mi aspetto poi fondamentalmente una difesa a tre del Como, che potrebbe essere Ramon, Diego Carlos e Kempf”.
Tuttavia, il Como ha bisogno di punti per continuare a inseguire il sogno Champions League, e questo potrebbe spingere l’allenatore a rischiare qualcosa in più. Diddi sottolinea che, nonostante l’urgenza di ottenere punti, l’allenatore dovrà comunque mantenere un equilibrio difensivo, considerando la forza offensiva del Napoli. “Contro quello che è, a mio avviso, l’attacco del Napoli, che potrebbe ovviamente essere Alisson Santos, Hojlund e De Bruyne”, ha aggiunto Diddi, ribadendo l’importanza di non esporsi troppo.
Il Napoli di Conte: gioco in evoluzione
L’analisi di Diddi si è poi spostata sul Napoli di Antonio Conte, con un focus sul cambiamento del gioco negli ultimi mesi. L’ex tecnico della Juventus ha introdotto rotazioni più frequenti e nuovi interpreti, come McTominay, che ha dato una nuova linfa al centrocampo partenopeo. Diddi ha osservato che il centrocampo del Napoli ha sofferto per la mancanza di movimento senza palla, in particolare a causa delle condizioni di Anguissa. “In passato, Anguissa andava senza palla. Adesso, avendo un centrocampista in meno che si muove senza palla, il Napoli era piatto, non aveva sbocchi”, ha spiegato Diddi. “Ora con McTominay che parte da dietro, ci sono più spazi per De Bruyne e Alisson Santos.”
Diddi ha anche analizzato il cambiamento di Rasmus Hojlund, il quale ha evoluto il proprio gioco sotto la guida di Conte. Sebbene il giovane attaccante abbia migliorato la protezione del pallone, Diddi ha notato che ha perso parte della sua capacità di attaccare la profondità, un aspetto che lo aveva reso particolarmente pericoloso all’inizio della sua esperienza napoletana. “Gli ha chiesto di proteggere meglio il pallone, ma ha tolto un po’ le sue caratteristiche principali. Non lo vedo più che attacca la porta come prima”, ha sottolineato Diddi
Il calcio europeo: attacco Vs. equilibrio
La discussione si è poi spostata su una delle sfide più spettacolari dell’ultimo periodo: quella tra Paris Saint-Germain e Bayern Monaco. Diddi ha sottolineato che questa partita rappresenta un’eccezione rispetto alla norma, poiché solo squadre con attaccanti di livello mondiale possono permettersi di giocare a viso aperto e puntare tutto sull’attacco, sacrificando l’equilibrio difensivo. “Questo tipo di calcio lo possono fare solo loro due, PSG e Bayern Monaco”, ha affermato Diddi. “Non possiamo prendere queste partite come modello per il calcio italiano, dove l’equilibrio resta fondamentale.”
Diddi ha anche condiviso un aneddoto su Kvaratskhelia, elogiano la sua crescita tattica e mentale. Inizialmente un talento imprevedibile in Serie A, Kvaratskhelia ha imparato a sacrificarsi nella fase difensiva, un aspetto fondamentale nel calcio di alto livello. “Kvaratskhelia è cresciuto tantissimo, era già fortissimo, ma è cresciuto ancora di più. Ora il sacrificio nella fase difensiva è parte del suo gioco”, ha detto Diddi, riconoscendo il lavoro svolto con Conte. “Anche Conte mi ha aiutato in questo percorso che ho fatto con lui”, ha aggiunto il giocatore, confermando il cambiamento.
Il dilemma dell’equilibrio nel calcio italiano
Un altro tema toccato da Diddi riguarda la direzione che il calcio italiano sta prendendo, con particolare riferimento alla tendenza di alcune squadre di puntare su un gioco più offensivo e spettacolare, come visto in alcune partite internazionali. Diddi ha avvertito che, sebbene questo tipo di calcio possa essere affascinante da vedere, rischia di non essere sostenibile nel lungo periodo, soprattutto se manca l’equilibrio difensivo. “Non ci ha fatto tanto bene, a noi come calcio italiano”, ha commentato Diddi riferendosi alla spettacolare partita tra PSG e Bayern Monaco. “Ci ha fatto bene agli occhi ma non ci ha fatto bene come sistema.”
Diddi ha sottolineato che il calcio italiano non può permettersi di seguire ciecamente questi modelli, poiché le squadre devono essere pronte ad adattarsi agli avversari. “Con l’Atletico Madrid non ti vai a suicidare, perché sai che ti difende con il blocco basso”, ha detto, evidenziando l’importanza di adattarsi alle caratteristiche degli avversari. “Se loro vogliono giocare a calcio, noi giochiamo a calcio. Se vogliono fare la guerra, noi facciamo la guerra”, ha concluso, ribadendo l’importanza di un approccio tattico flessibile e adattabile.
La crescita di Kvaratskhelia
Diddi ha concluso il suo intervento parlando del percorso di crescita di giocatori come Kvaratskhelia e della sua capacità di adattarsi al gioco di Conte, che ha messo in risalto non solo le sue qualità offensive, ma anche il suo impegno nella fase difensiva. Questo adattamento è stato fondamentale per la squadra, soprattutto in un contesto in cui il sacrificio tattico è diventato una parte integrante del gioco di Napoli. “Il sacrificio nella fase difensiva è diventato parte integrante del suo gioco. Non lo faceva all’inizio, ma ora lo fa con naturalezza”, ha osservato Diddi, riconoscendo come l’approccio tattico di Conte abbia modellato il gioco di Kvaratskhelia. La riflessione finale di Diddi evidenzia l’importanza di mantenere un equilibrio tra le diverse fasi del gioco e di non snaturare mai le caratteristiche individuali dei giocatori, che sono la chiave per costruire una squadra vincente.