Dante a Poggioreale: Rettore della Federico II incontra i detenuti

Il Rettore Andrea Mazzucchi ha tenuto una lezione sulla Divina Commedia nel carcere di Poggioreale.

Dante Alighieri entra nel carcere di Poggioreale e diventa uno strumento per riflettere sulla vita, sugli errori e sulla possibilità di cambiare. Un incontro speciale si è svolto mercoledì 4 novembre nella casa circondariale napoletana, dove il rettore dell’Università Federico II, Andrea Mazzucchi, ha tenuto una lezione dedicata alla prima cantica della Divina Commedia. Al centro dell’iniziativa il significato dell’Inferno dantesco e il rapporto tra letteratura ed esperienza umana.

L’appuntamento, intitolato Leggere l’Inferno di Dante attraverso le immagini, fa parte del progetto “Valiamo la pena”, promosso dal Polo Universitario Penitenziario della Federico II. Un percorso che punta a portare la cultura all’interno degli istituti di detenzione, offrendo ai detenuti occasioni di formazione, confronto e crescita personale.

La frase che dà il titolo alla vicenda, «Il nostro Inferno è qui», restituisce il significato di un confronto nel quale le pagine di Dante si sono intrecciate con la realtà quotidiana di chi vive la detenzione.

Andrea Mazzucchi a Poggioreale: Dante come occasione di riscatto

Durante l’incontro il Rettore ha accompagnato i detenuti alla scoperta della prima cantica della Divina Commedia, soffermandosi sulle immagini del viaggio nell’oltretomba e sulla capacità della letteratura di interrogare la coscienza e l’esperienza delle persone.

Un messaggio particolarmente significativo è arrivato proprio dal riferimento alla possibilità di trasformarsi attraverso un percorso di consapevolezza. «Da qui si può uscire trasformati», il concetto espresso da Mazzucchi durante la lezione.

Una riflessione che ha trovato una risposta spontanea da parte di uno dei detenuti, che ha replicato: «Sì, come una farfalla». Un’immagine semplice ma efficace, capace di sintetizzare il senso dell’iniziativa: anche dopo un’esperienza difficile può esserci spazio per una nuova consapevolezza e per un cambiamento.

Il progetto “Valiamo la pena”: la cultura entra nelle carceri

L’iniziativa si inserisce nelle attività del Polo Universitario Penitenziario della Federico II, coordinato dalla professoressa Marella Santangelo. Il progetto “Valiamo la pena” è seguito, per la parte organizzativa, da Bianca Florio.

L’obiettivo è rendere lo studio e la formazione opportunità concrete anche per le persone detenute. Il Polo universitario offre attualmente 11 corsi di laurea triennali e due magistrali e coinvolge circa cento studenti detenuti. Un’attività che prevede anche lezioni in presenza, grazie alla partecipazione dei docenti dell’Ateneo. Unina+1

Il rettore Mazzucchi ha sottolineato il ruolo pubblico dell’università e la necessità di garantire il diritto alla conoscenza anche a chi si trova in carcere. La formazione, secondo il suo intervento, non deve essere considerata una concessione, ma una componente essenziale della missione dell’Ateneo.

Dante a Poggioreale, il significato dell’Inferno nella vita dei detenuti

La scelta di affrontare proprio l’Inferno di Dante ha dato all’incontro un significato particolare. La prima cantica racconta un viaggio attraverso il dolore, le responsabilità e le conseguenze delle azioni umane, ma rappresenta anche l’inizio di un percorso che può condurre verso una condizione diversa.

A Poggioreale, questi temi hanno incontrato le esperienze personali dei detenuti, dando vita a un confronto che è andato oltre la semplice lezione letteraria.

L’immagine della farfalla evocata da uno dei partecipanti ha rappresentato forse il momento più significativo dell’incontro: la possibilità di non identificarsi esclusivamente con il proprio passato e di immaginare un futuro differente.

Un messaggio che restituisce il valore del progetto della Federico II: portare i libri, il sapere e il dialogo anche dietro le mura di un carcere, perché la cultura possa diventare uno strumento di consapevolezza e di cambiamento. la Repubblica+1

Foto: il Roma

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