Matt Rizzetta, Presidente del Napoli Basketball e fondatore di North Sixth Group, ha una visione ambiziosa per il futuro dello sport e dell’economia napoletana.
Il Dirigente americano, attraverso un’intervista, ha ripercorso le ragioni che lo hanno spinto a investire nella pallacanestro cittadina, illustrando i programmi per raggiungere l’EuroLeague e mantenere un rapporto privilegiato con la NBA.
Ma il progetto va ben oltre il basket: l’obiettivo è costruire una piattaforma multisportiva sotto il marchio Napoli Sports, con un possibile ingresso anche nel calcio. La prima scelta è la SSC Napoli, ma Rizzetta non esclude la creazione di una nuova realtà calcistica cittadina. Sullo sfondo, investimenti in infrastrutture, turismo e immobiliare, con una prospettiva che guarda ai prossimi quindici o vent’anni.
Il passaggio più delicato dell’intervista riguarda naturalmente il calcio e la possibilità di acquisire l’attuale società azzurra. Rizzetta non nasconde quale sia la sua prima scelta e conferma che il dialogo resta aperto.
Quindi le trattative sono ancora in corso?
«Assolutamente sì».
Una risposta breve, ma significativa, che conferma la volontà di proseguire il percorso. Il presidente del Napoli Basketball entra poi nel merito dell’operazione e chiarisce quale sia la posizione della proprietà.
«La SSC Napoli è chiaramente la scelta più logica, ma restano diversi passaggi importanti da completare perché l’operazione possa diventare realtà. Siamo determinati a portarla a termine e sono fiducioso che ci riusciremo».
L’attuale società rappresenta dunque la soluzione preferita per completare il progetto multisportivo. Rizzetta, tuttavia, precisa che l’eventuale mancato accordo non comporterebbe l’abbandono dei programmi sul calcio.
«Se non dovesse accadere, però, abbiamo un’alternativa assolutamente valida. Non la chiamerei neppure piano B, perché ogni mattina mi sveglio pensando che potrebbe addirittura rivelarsi migliore del piano A».
La proprietà avrebbe quindi già valutato un’altra strada per entrare nel panorama calcistico napoletano. Non si tratterebbe semplicemente di acquistare una società esistente, ma di sviluppare un progetto differente, costruito secondo una propria filosofia.
«L’idea sarebbe sviluppare un progetto calcistico in maniera differente, seguendo la nostra visione. Penso a modelli come Como o Union Berlino».
Il riferimento è a realtà che hanno costruito una propria identità attraverso investimenti, programmazione e sviluppo delle strutture. Un percorso che potrebbe essere replicato anche a Napoli, qualora l’acquisizione dell’attuale club non dovesse concretizzarsi.
Rizzetta indica inoltre una possibile finestra temporale per arrivare a una decisione definitiva.
«Abbiamo una tempistica indicativa e non penso che andremo molto oltre l’inizio del prossimo anno prima di prendere una decisione definitiva. L’SSC Napoli rimane ovviamente l’asset principale e siamo determinati a trovare un accordo».
L’inizio del prossimo anno rappresenterebbe quindi un passaggio importante per conoscere il futuro della strategia calcistica di North Sixth Group. La trattativa per l’SSC Napoli rimane la priorità, ma la proprietà vuole essere pronta anche a percorrere una strada alternativa.
L’eventuale mancato accordo con la famiglia De Laurentiis potrebbe aprire uno scenario inedito per il calcio napoletano. Rizzetta ha infatti parlato della possibilità di recuperare un marchio storico e costruire una nuova realtà legata profondamente alla città.
«Qualora scegliessimo la strada alternativa, vorremmo recuperare alcuni elementi di quella storia e riportare in vita un marchio storico, attraverso un progetto profondamente legato al territorio e costruito dal basso».
Non è stata indicata una denominazione precisa, ma l’idea è quella di valorizzare la storia calcistica cittadina attraverso un nuovo progetto. Un’operazione che non vorrebbe limitarsi alla costruzione della prima squadra, ma coinvolgere anche il settore giovanile e le infrastrutture.
Rizzetta riconosce inoltre il lavoro svolto dall’attuale proprietà, individuando allo stesso tempo alcuni ambiti nei quali ritiene possano esserci ulteriori margini di sviluppo.
«Con il massimo rispetto per la famiglia De Laurentiis, che ha svolto un lavoro straordinario, crediamo che esistano alcuni settori nei quali si potrebbe investire maggiormente: settore giovanile, infrastrutture, innovazione e rapporto con la comunità».
Sono proprio questi gli elementi sui quali North Sixth Group vorrebbe costruire la propria identità. La crescita di una nuova società passerebbe da un investimento strutturale, con l’ambizione di coinvolgere progressivamente tutta la città.
«Sono aspetti che vorremmo sviluppare dalle fondamenta, facendo crescere progressivamente la squadra e magari regalando un giorno alla città un grande derby».
È forse uno dei passaggi più significativi dell’intervista. Rizzetta non esclude infatti che Napoli possa avere due realtà calcistiche capaci di raggiungere il massimo livello. Un’eventualità che cambierebbe profondamente il panorama sportivo cittadino e aprirebbe la prospettiva di un derby tra due squadre napoletane.
Il progetto non si fermerebbe al basket e al calcio. La visione di North Sixth Group prevede la creazione di un marchio capace di riunire tutte le realtà sportive cittadine, per poi estendere gli investimenti anche ad altri settori economici.
«La prima fase consiste nel consolidare tutte le realtà sportive, riunendole sotto un grande marchio identificato come Napoli Sports. La seconda consiste nel collegare sport e immobiliare».
La strategia prevede quindi un percorso graduale. Prima il consolidamento delle società sportive, poi lo sviluppo delle infrastrutture e delle attività immobiliari collegate.
«Lo stiamo già facendo con il palazzetto del basket e, se riusciremo a completare l’operazione calcistica, vorremmo applicare lo stesso modello allo stadio».
Gli impianti diventerebbero così una componente fondamentale del progetto. Non soltanto strutture destinate alle competizioni, ma spazi capaci di ospitare attività commerciali e generare nuove opportunità economiche.
L’ambizione è estendere progressivamente questo modello anche ad altre discipline.
«Lo stesso concetto potrebbe essere esteso alla pallavolo, realizzando un’arena dedicata, oppure agli sport acquatici come pallanuoto e nuoto, costruendo un centro specifico».
Napoli Sports potrebbe quindi diventare una piattaforma multisportiva articolata, con investimenti in diverse discipline e infrastrutture dedicate. Un progetto che punta a valorizzare il potenziale della città anche al di fuori del calcio e della pallacanestro.
«Mi sembrava il posto ideale nel quale investire e alla fine abbiamo comprato la squadra. Guardavo al basket europeo, all’arrivo dei fondi di private equity e alle opportunità future. Volevamo entrare in una grande città già consolidata ma ancora in crescita e aperta agli investimenti stranieri. Volevamo dedicare i successivi cinque-dieci anni della nostra vita a investire nello sport di quella città, diventandone, in un certo senso, proprietari».
La scelta di Napoli nasce quindi da una valutazione che unisce potenzialità sportive, dimensione del mercato e prospettive economiche. Rizzetta non considera il club cestistico un investimento isolato, ma il punto di partenza di una strategia più ampia. La città rappresenta il centro di un progetto destinato a svilupparsi progressivamente attraverso diverse discipline.
«È quasi ironico perché nella prima stagione non riuscivamo neppure a qualificarci per i playoff. Ma c’era un’altra caratteristica che mi aveva attirato: Napoli è una città che sostiene un’unica grande squadra di calcio. È la città più grande al mondo ad avere una sola squadra di calcio. A Madrid, Roma e in tante altre grandi città ci sono più club. A Napoli tutti sostengono la stessa squadra e sostanzialmente sono gli stessi tifosi che seguono anche il basket».
La forza del pubblico napoletano rappresenta uno degli elementi sui quali la proprietà intende costruire il proprio percorso. La passione per il calcio potrebbe diventare una risorsa anche per la pallacanestro, favorendo la crescita del movimento e il coinvolgimento di nuovi sostenitori.
Resta però un ostacolo storico: il basket a Napoli deve riconquistare uno spazio importante nella cultura sportiva cittadina.
«Il problema era che il basket non vinceva da vent’anni. Dovevamo convincere i tifosi che eravamo arrivati con un progetto serio e di lungo periodo, pronti a investire e a trasformare una città appassionata di calcio in una piazza altrettanto appassionata di basket, costruendo quasi da zero una cultura cestistica».
La proprietà ha quindi individuato nella costruzione di un rapporto di fiducia con la tifoseria una priorità. Non bastano i risultati sul campo: occorre creare continuità, consolidare il legame con il territorio e dimostrare che il progetto non è destinato a esaurirsi nel giro di poche stagioni.
«Nel primo anno abbiamo scelto una strategia sostenibile. Dal calcio avevo imparato che investire immediatamente tutto, senza conoscere prima l’ambiente, può essere un errore. Rischi di sbagliare e di bruciare troppo presto le risorse. Volevamo quindi costruire un bilancio sostenibile. Nel primo anno siamo arrivati sostanzialmente al pareggio».
La prima fase è stata dunque caratterizzata dalla prudenza economica. Prima di aumentare le risorse a disposizione della squadra, Rizzetta ha preferito conoscere il contesto e valutare le reali opportunità offerte dal mercato napoletano.
La strategia, tuttavia, è cambiata nel corso della seconda stagione.
«Adesso siamo al secondo anno e la situazione è differente. Stiamo investendo cifre importanti perché abbiamo davanti una grande opportunità chiamata EuroLeague. Qualche mese fa abbiamo ricevuto un’approvazione condizionata per l’espansione e contemporaneamente abbiamo costruito un ottimo dialogo con la NBA».
L’ambizione internazionale ha quindi accelerato il programma della proprietà. L’eventuale ingresso nell’EuroLeague rappresenterebbe un salto di categoria per il Napoli Basketball, mentre il dialogo con la NBA potrebbe aprire ulteriori prospettive nel nuovo scenario del basket europeo.
«Abbiamo una squadra competitiva. James Laughlin, il nostro general manager proveniente dalla NBA, ha costruito un buon roster e percepiamo grande attenzione internazionale intorno al progetto. Inoltre stiamo costruendo un’arena da 15.000 posti».
Accanto ai risultati sportivi, la realizzazione di un nuovo impianto rappresenta uno dei pilastri del piano. Un’arena da 15mila spettatori consentirebbe di ampliare il pubblico, aumentare i ricavi e offrire alla squadra una struttura adeguata alle ambizioni internazionali.
«Abbiamo ritenuto che questa fosse la stagione giusta per aumentare significativamente gli investimenti. Oggi i ricavi sono inevitabilmente limitati perché giochiamo in un palazzetto da circa 5.000-6.000 posti. È difficile produrre grandi entrate con un impianto di queste dimensioni».
Il divario tra le potenzialità del progetto e le attuali possibilità economiche dipende anche dalla capacità dell’impianto. Per la proprietà, costruire una nuova arena significa creare le condizioni necessarie per sostenere la crescita della società nel lungo periodo.
«I costi, invece, stanno aumentando perché abbiamo deliberatamente costruito una squadra molto competitiva. In questo momento siamo imbattuti sia in campionato sia in EuroCup. Credo che possiamo essere tra le prime quattro o cinque squadre italiane e vogliamo essere competitivi anche in Europa. Questo naturalmente produce perdite operative che l’anno scorso non avevamo, ma sono investimenti programmati e strategici, perfettamente coerenti con la nostra visione di lungo periodo».
Rizzetta rivendica quindi la scelta di aumentare il budget anche a costo di registrare perdite operative. Si tratta, nella prospettiva della proprietà, di un investimento necessario per migliorare il livello della squadra e consolidare la posizione di Napoli nel panorama cestistico nazionale ed europeo.
«È un momento affascinante per il basket europeo. Ci sono NBA ed EuroLeague e penso che tutti stiano cercando di capire cosa faranno gli altri».
Il basket continentale sta attraversando una fase di trasformazione. La possibile espansione dell’EuroLeague e il progetto NBA Europe potrebbero modificare gli equilibri delle competizioni internazionali. Rizzetta vuole che Napoli sia pronta a cogliere queste opportunità.
«Quando abbiamo acquistato Napoli avevamo valutato anche Roma, Venezia e Milano. Abbiamo analizzato tutte le grandi città, ma alla fine abbiamo scelto Napoli per i motivi che ho spiegato: è la settima area metropolitana più grande d’Europa, ha una diaspora internazionale straordinaria, con circa 20 milioni di italoamericani, e un pubblico potenziale che difficilmente trovi altrove in Europa nelle stesse proporzioni».
La scelta della città viene ricondotta a una serie di fattori che vanno oltre la tradizione sportiva. La dimensione dell’area metropolitana, il legame con le comunità italiane all’estero e la capacità di attrarre visitatori costituiscono, secondo Rizzetta, un patrimonio commerciale ancora da valorizzare.
«Alle sue spalle c’è anche la Costiera Amalfitana e il turismo continua a crescere. Ci mancava soltanto una cosa: l’attenzione della NBA e dell’EuroLeague».
Proprio la mancanza di una tradizione cestistica recente aveva rappresentato inizialmente un limite nei rapporti con le principali organizzazioni internazionali.
«Due anni fa nessuna delle due ci considerava. Napoli aveva tutti gli ingredienti per meritare una franchigia NBA Europe o un posto nell’espansione dell’EuroLeague, ma non aveva ancora una tradizione cestistica tale da essere presa in considerazione».
Per superare questo ostacolo, la proprietà ha avviato un lavoro di relazioni e presentazione del progetto ai vertici del basket internazionale.
«Pensavo che, se fossi riuscito a incontrare NBA ed EuroLeague e mostrare loro ciò che vedevamo noi, sarebbero rimaste interessate. Ho quindi lavorato per due o tre mesi per ottenere incontri con entrambe. Grazie ad alcuni mentori e amici comuni, alla fine ci siamo riusciti».
Il lavoro diplomatico avrebbe prodotto risultati importanti in tempi relativamente brevi. Napoli è passata da una posizione di marginalità a una prospettiva di ingresso tra le realtà più rilevanti del basket europeo.
«Oggi, circa 18 mesi dopo, siamo praticamente al traguardo soprattutto con l’EuroLeague, mentre con la NBA abbiamo costruito un rapporto eccellente e fatto progressi importanti».
L’EuroLeague sembra rappresentare il percorso più avanzato, ma Rizzetta non intende sottovalutare la possibilità di un coinvolgimento nel progetto NBA Europe.
«Siamo partiti pensando che Napoli avesse un potenziale di crescita superiore a quasi qualsiasi altro mercato sportivo europeo e oggi giochiamo l’EuroCup, siamo tra le principali squadre della Serie A italiana, abbiamo un’approvazione condizionata per l’espansione dell’EuroLeague e un ottimo rapporto con la NBA. È come vedere un sogno diventare realtà».
L’ambizione europea ha anche una dimensione economica particolarmente rilevante. Rizzetta ha infatti svelato alcune delle cifre legate al progetto di ingresso nella principale competizione continentale.
«La nostra visione non è cambiata: se abbiamo l’opportunità di entrare in una competizione consolidata come l’EuroLeague, vogliamo sfruttarla».
La priorità resta quindi quella di entrare in una competizione già affermata, capace di garantire visibilità internazionale e un livello sportivo particolarmente elevato.
«È pubblico che la nostra proposta per l’EuroLeague fosse intorno agli 80 milioni di euro. L’intero progetto avrebbe un investimento di circa 400 milioni, considerando che la sola offerta per entrare nella competizione è di circa 80 milioni».
Si tratta di cifre che restituiscono la portata dell’operazione immaginata dalla proprietà. Il piano non riguarda soltanto l’acquisizione di un posto nell’EuroLeague, ma comprende un investimento complessivo destinato a sostenere la crescita sportiva e infrastrutturale della società.
Resta comunque aperta la possibilità di seguire strade differenti, in base agli sviluppi del basket europeo.
«Detto questo, abbiamo un rapporto eccellente con la NBA. Non bisogna mai sottovalutare un’organizzazione del genere e io non scommetterei mai contro la NBA. Vedremo cosa succederà».
«Non abbiamo ancora preso un impegno definitivo con nessuna delle due competizioni, anche se oggi siamo sicuramente più avanti nel percorso con l’EuroLeague».
La posizione di Napoli è dunque ancora in evoluzione. La proprietà mantiene aperti entrambi i canali, pur riconoscendo che il dialogo con l’EuroLeague ha raggiunto una fase più avanzata.
La pallacanestro rappresenta soltanto il primo tassello della strategia di North Sixth Group. Rizzetta ha infatti spiegato come l’esperienza maturata nel settore degli investimenti sportivi lo abbia portato a concentrare progressivamente le proprie risorse su un unico territorio.
«Quando ho iniziato a costruire il portafoglio, circa sette anni fa, volevo acquistare club outsider in diverse parti del mondo seguendo una filosofia comune. Abbiamo cominciato in Italia, poi siamo arrivati a Londra, negli Stati Uniti e in Canada».
Il modello iniziale prevedeva quindi l’acquisizione di società sportive in mercati differenti, con l’intenzione di creare sinergie e condividere servizi e competenze.
«Mi sono però reso conto abbastanza velocemente che la teoria era molto più semplice della pratica. Sulla carta sembrava logico acquistare squadre in territori diversi, creare economie di scala e centralizzare amministrazione, vendite, marketing, infrastrutture e scouting. Nella realtà è estremamente complicato».
L’esperienza sul campo ha evidenziato le difficoltà di gestire realtà sportive appartenenti a contesti geografici e culturali differenti. Da qui la decisione di modificare il modello di investimento e puntare su una singola città.
«Abbiamo quindi rivisto strategia, organizzazione e modello operativo. Invece di distribuire gli investimenti in tanti Paesi, abbiamo deciso di concentrare tutto su una città. Ed è così che siamo arrivati all’opportunità Napoli».
Napoli è diventata così il centro di una strategia che punta a riunire diverse realtà sportive sotto un’unica identità. Il calcio, inevitabilmente, rappresenta il tassello più importante per completare questa visione.
«La nostra visione è riunire le diverse realtà sportive e creare una grande piattaforma multisportiva sotto il marchio Napoli, proprio come accade con Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco».
Il riferimento è a società internazionali che hanno costruito il proprio valore anche attraverso la presenza in più discipline sportive. Un modello che Rizzetta vorrebbe sviluppare anche nel capoluogo campano, aumentando il peso commerciale del marchio cittadino.
«Non penso sia casuale che tre dei quattro o cinque brand calcistici più preziosi al mondo siano società multisportive come Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco».
L’obiettivo è quindi creare un ecosistema nel quale le diverse discipline possano rafforzarsi reciprocamente, condividendo infrastrutture, pubblico e opportunità commerciali.
Tra le opportunità prese in considerazione dalla proprietà c’è anche un possibile coinvolgimento nell’arrivo della Formula 1 a Napoli. Un’ipotesi che, se concretizzata, rappresenterebbe un ulteriore investimento di grande portata per il territorio.
«Si parla inoltre della possibilità che la Formula 1 possa arrivare a Napoli come nuova tappa dopo l’uscita di Imola dal calendario. In quel caso saremmo certamente coinvolti nella candidatura per portare la Formula 1 in città».
Rizzetta guarda quindi anche ai grandi eventi internazionali come strumenti per aumentare l’attrattività del territorio. Un eventuale Gran Premio potrebbe generare ricadute sul turismo, sull’accoglienza e sulle infrastrutture, coinvolgendo soggetti pubblici e privati.
«Molti di questi interventi potrebbero essere realizzati attraverso partnership pubblico-private, rese possibili anche dalle relazioni che abbiamo costruito con l’amministrazione comunale e con alcune figure importanti del territorio».
Il rapporto con le istituzioni locali viene considerato un elemento determinante. Per realizzare interventi di questa dimensione sarebbe necessario mettere insieme investitori, amministrazioni e realtà imprenditoriali del territorio.
La visione di Rizzetta va ben oltre il mondo dello sport. Napoli viene considerata una città con importanti margini di crescita anche nei comparti del turismo, dell’ospitalità e dell’immobiliare.
«Napoli sta vivendo una crescita turistica straordinaria. C’è la Costiera Amalfitana e ci sono opportunità negli hotel, nell’ospitalità, nella ristorazione e nelle infrastrutture».
Il turismo rappresenterebbe quindi una delle principali opportunità per sviluppare nuove attività economiche. L’idea è sfruttare la visibilità generata dalle società sportive per creare sinergie con altri settori e attrarre ulteriori capitali.
«La prima fase è consolidare lo sport. La seconda è collegarlo all’immobiliare. La terza sarà sfruttare nuove opportunità d’investimento capaci di creare sinergie con il territorio e con l’intero ecosistema economico cittadino».
Tre passaggi che definiscono l’orizzonte del progetto: costruire una presenza sportiva solida, sviluppare le infrastrutture e ampliare progressivamente il raggio degli investimenti.
Rizzetta ha infine indicato un obiettivo economico particolarmente ambizioso, proiettando il progetto su un orizzonte temporale di lungo periodo.
«Credo che, se riusciremo a realizzare questa visione, nei prossimi quindici o vent’anni potremo costruire un gruppo d’investimento diversificato dal valore compreso tra 20 e 30 miliardi di dollari».
Una prospettiva che restituisce la dimensione delle ambizioni di North Sixth Group. Non si parla più soltanto del futuro del Napoli Basketball o di un possibile ingresso nel calcio, ma della costruzione di un gruppo capace di operare in diversi comparti dell’economia napoletana.
Il presidente del Napoli Basketball riconosce naturalmente le difficoltà e i rischi di un’operazione così complessa, ma ribadisce la fiducia nel lavoro svolto finora.
«Naturalmente esistono dei rischi, ma c’è anche un entusiasmo enorme. Sono davvero entusiasta di questa opportunità. Abbiamo impiegato anni di sacrifici, lavoro e impegno per costruire queste relazioni e mettere il nostro gruppo nella condizione di poter realizzare un progetto simile».
La conclusione di Rizzetta lascia intendere quanto la proprietà consideri concreta la possibilità di realizzare il piano. Il Napoli Basketball è soltanto il primo passo di una strategia che potrebbe coinvolgere il calcio, le infrastrutture e numerosi altri settori.
«Adesso, se non riusciremo a portarlo a termine, non potremo dare la colpa a nessuno, perché finalmente tutti gli altri ingredienti sono al loro posto».
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