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L’ex CT della Nazionale, Gian Piero Ventura, ospite a Radio Kiss Kiss Napoli, ha commentato il recente Mondiale, la vittoria della Spagna e le prospettive per il calcio italiano, soffermandosi anche sull’ipotesi Guardiola.
Su Radio Kiss Kiss Napoli, il professore Eugenio Albarella ha offerto una panoramica approfondita sulle metodologie di allenamento nel calcio moderno. L’intervento si è concentrato su come la preparazione fisica sia cambiata negli ultimi anni, soprattutto in relazione ai nuovi allenatori e ai calendari sempre più fitti di impegni internazionali.
Durante la trasmissione, Albarella ha voluto sfatare alcuni luoghi comuni legati alla preparazione atletica. Spesso si sente dire che la fase iniziale della stagione sia il momento in cui “si mette benzina nelle gambe” dei calciatori, ma secondo il professore questa è una visione superata. Albarella ha spiegato che il tempo a disposizione per creare veri adattamenti fisici è molto limitato e che la preparazione serve soprattutto agli staff tecnici per conoscere i giocatori e trasmettere le proprie idee tattiche e metodologiche.
Un punto centrale del suo intervento riguarda la differenza tra volume e densità degli allenamenti. Non è la quantità di lavoro svolto a fare la differenza, ma la densità, ovvero l’intensità e la qualità delle sedute. Albarella ha sottolineato che spesso si commette l’errore di valutare il lavoro di un allenatore solo in base al volume, mentre invece la densità è il vero parametro da osservare. Ha citato come esempio gli allenamenti di Massimiliano Allegri, considerati tra i più intensi in termini di densità, nonostante la percezione comune possa essere diversa.
Un altro tema affrontato da Albarella riguarda l’effetto dei grandi tornei internazionali, come i Mondiali, sulla preparazione dei calciatori. Con un calendario sempre più fitto e manifestazioni che si sovrappongono alla fine dei campionati, i giocatori si trovano spesso a non avere pause significative durante l’anno. Il professore ha spiegato che il vero problema non è tanto il numero totale di partite giocate, che può arrivare anche a 70-75 in una stagione, ma la densità degli impegni, ovvero la frequenza con cui si disputano le gare.
Secondo Albarella, quando la densità raggiunge livelli elevati, con partite ogni 3-3,5 giorni, il tempo per allenarsi e recuperare si riduce drasticamente. Questo comporta una maggiore difficoltà per gli staff tecnici nel migliorare la performance degli atleti, che devono invece concentrarsi sulla disponibilità dei giocatori in funzione del calendario. Inoltre, la presenza di impegni extra con le nazionali e altri fattori invisibili contribuisce ad aumentare il carico complessivo e il rischio di infortuni.
Il tema degli infortuni è stato centrale nell’intervento di Albarella, che ha definito questo problema come il “male del calcio moderno”. L’esperto ha spiegato che la prevenzione degli infortuni non può basarsi solo sulla riduzione dei volumi di lavoro, ma deve tenere conto della densità degli impegni e di tutti quei fattori che non sono immediatamente visibili, come i trasferimenti, le partite con le nazionali e lo stress accumulato durante la stagione.
Albarella ha ricordato come la scorsa stagione del Napoli sia stata segnata da numerosi infortuni, un esempio di quanto sia difficile gestire la preparazione atletica in un contesto così complesso. Gli staff tecnici devono quindi lavorare non solo per migliorare la performance, ma soprattutto per garantire la disponibilità degli atleti e ridurre al minimo i rischi legati a un calendario sempre più intenso. L’intervento si è concluso con un ringraziamento al professore per aver condiviso la sua esperienza e le sue riflessioni su un tema di grande attualità nel mondo del calcio.
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