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Oscar Damiani, Luciano Marangon e Ruud Krol ricordano su Radio Kiss Kiss Napoli la stagione 1980-81 del Napoli, tra sogni scudetto, partite memorabili e il dramma del terremoto.
Raimondo Marino, ex calciatore del Napoli, è stato ospite di Radio Kiss Kiss Napoli per una lunga chiacchierata ricca di emozioni e rivelazioni. Marino ha ripercorso alcuni momenti chiave della sua carriera, soffermandosi su episodi controversi e sulle difficoltà incontrate dopo aver lasciato il calcio giocato. Le sue parole hanno offerto uno spaccato sincero e a tratti amaro sul mondo del calcio italiano degli anni Ottanta e Novanta.
A Radio Goal, Raimondo Marino ha ricordato la stagione in cui il Napoli sfiorò il suo primo scudetto. L’ex difensore ha raccontato l’atmosfera di quei giorni, quando la squadra partenopea era in corsa per il titolo. Anche Luciano Marangon ha descritto la delusione per la sconfitta contro il Perugia, una partita che definisce “stregata”: “Abbiamo attaccato per 90 minuti, loro erano già retrocessi. Ogni giocatore, se è professionista, gioca la sua partita. Ma noi siamo stati veramente sfortunati: pali, traverse, occasioni a tutto andare. Però purtroppo così alle volte capitano, raramente, ma capitano anche queste partite”. II direttore Valter De Maggio ha ricordato l’autogol di Ferrario e le parate decisive del portiere del Perugia, Malizia, sottolineando come la squadra avversaria abbia giocato con grande determinazione nonostante non avesse più nulla da chiedere al campionato. Quella sconfitta segnò la fine del sogno scudetto per il Napoli, che vide la Juventus trionfare grazie a un rigore di Brevi.
Nel corso dell’intervista, Marino ha parlato con affetto dei suoi ex compagni di squadra, come Oscar Damiani, Rudy Krol e Luciano Marangon, ricordando episodi di amicizia e solidarietà. Ha raccontato di quando Damiani gli prestò la macchina per tornare dalla madre malata e di quanto abbia imparato da Krol. Tuttavia, Marino ha anche espresso amarezza per aver perso molti rapporti nel mondo del calcio, attribuendo questa distanza al fatto di non aver mai accettato compromessi. “A me mi hanno abbandonato tutti perché non ho accettato compromessi. A me e ai miei figli ci hanno tagliato le gambe, certi personaggi del mondo del calcio”, ha dichiarato. Marino ha raccontato di essere stato escluso dal calcio e di aver subito pressioni affinché favorisse alcuni giocatori, ricevendo anche offerte di regali costosi in cambio di favori. Ha ribadito di non aver mai ceduto a queste richieste, affermando con orgoglio: “Io sono un uomo di Dio. Pensa se faccio queste cose”.
La parte più forte dell’intervista è stata quella in cui Marino ha raccontato episodi di minacce e pressioni subite durante la sua carriera da allenatore. Ha ricordato un episodio in cui fu chiuso per oltre tre ore nel suo ufficio da un esponente della criminalità organizzata, che pretendeva che il figlio giocasse nella squadra giovanile del Napoli. “Mi ha chiuso tre ore e un quarto nella stanza perchè non facevo giocare suo figlio. Perché gli altri allenatori in passato lo facevano giocare e lui gli regalava oro, orologi, copertoni, macchine. Io non ho accettato”, ha raccontato Marino. Ha anche denunciato il sistema di favori e regali che avrebbe coinvolto dirigenti e allenatori, arrivando a dire che la sua esclusione dal calcio fu una conseguenza del suo rifiuto di piegarsi a queste logiche. Marino ha inoltre rivelato di non aver mai ricevuto la medaglia d’oro e i premi spettanti per il primo scudetto del Napoli, sostenendo che la sua medaglia sia stata data a un pentito di camorra. “La verità mi fa libero a me, io non ho mai nascosto niente a nessuno”, ha concluso Marino, sottolineando la difficoltà di raccontare certe verità ma anche la necessità di farlo per amore della giustizia e della libertà.
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