L’allenatore della SSC Napoli ha parlato al termine della sfida pareggiata senza reti in casa del Como di Fabregas: “Abbiamo fatto un altro passo verso la Champions, farlo contro il Como che ha ambizioni e tenerlo distante otto punti è importante. Oggi nessuno ha fatto calcoli, è stata una partita aperta in cui potevamo segnare entrambi. Abbiamo giocato a viso aperto, provando ad avere supremazia. Adesso mancano tre partite e noi dobbiamo cercare quantoprima di mettere la matematica qualificazione alla Champions, è molto importante per programmare il futuro del Napoli. Abbiamo voglia di lottare fino alla fine, abbiamo uno scudetto sulla maglia e più in alto arriviamo più daremo lustro allo scudetto vinto lo scorso anno. Rrahmani? Non dimentichiamo che tornava da un infortunio, ha giocato contro la Cremonese dopo tanto tempo e in settimana l’aveva ancora un po’ accusata. L’abbiamo gestito per averlo oggi. Si sentiva affaticato, ha chiesto un cambio precauzionale. Oggi eravamo senza cambi tra i centrali, Juan Jesus è rimasto a Napoli per motivi personali e Olivera non l’abbiamo rischiato per un piccolo affaticamento muscolare. Alla fine ho arretrato Gutierrez centrale con Buongiorno e Beukema. Cosa mi è piaciuto o meno? Buon pareggio su un campo difficile, loro si giocavano di più rispetto a noi. Abbiamo fatto un favore alle altre che vogliono la Champions League, il Como nelle ultime tre partite può fare nove punti: nel primo tempo secondo me non siamo partiti male, ma abbiamo perso due palloni a centrocampo in uscita ed abbiamo rischiato un po’. Quello ci ha un po’ non bloccato, però ci ha fatto sentire meno sicuri: nel secondo tempo siamo saliti di tono, lo spartito era quello di pressarli alti, giocarci l’uno contro uno come abbiamo fatto. Nel secondo tempo è giusto che finisca in parità, nel primo tempo meglio loro e poi meglio noi. Il loro portiere è un dodicesimo giocatore, è un portiere che non ti permette di pressare: hanno una superiorità numerica, trovano la giocata tra le linee, è cresciuto tanto Butez ed è una delle armi più importanti del Como. Ho rivisto qualche consiglio dato a Fabregas, è un piccolo Conte? A me Cesc in panchina piace, è uno sanguigno e la partita la vive. Io sono così, cerco un mio simile, cerco chi avverte questa passione nei confronti del lavoro che facciamo. Cesc è un ragazzo che studia calcio e si vede, siamo in continua evoluzione: qualche anno fa spesso e volentieri una squadra attaccava e una difendeva, oggi se vuoi fare un calcio di livello devi essere un allenatore completo con e senza palla. Lui è un allenatore che non faccio fatica a definire predestinato, è un bravo manager nello scegliere i giocatori adatti al suo calcio. Gli auguro il meglio, è fuori dubbio”.
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