Il professor Alberto Zangrillo, primario dell’ospedale San Raffaele di Milano ed ex presidente del Genoa, è stato ospite di Radio Kiss Kiss Napoli alla vigilia della partita Genoa-Napoli. Nel corso della trasmissione, Zangrillo ha affrontato diversi temi, dal calcio alla pandemia, offrendo spunti di riflessione su sport, società e valori umani.
Calcio moderno e salute degli atleti: il punto di vista di Zangrillo
Durante l’intervista con Valter De Maggio, il professor Zangrillo ha commentato il recente allarme lanciato da Antonio Conte sulla salute degli atleti, sottolineando come il calendario fitto di partite possa mettere a rischio il benessere dei calciatori. Pur dichiarando di non essere un esperto specifico della materia, Zangrillo ha riconosciuto che squadre come Napoli, Inter e Milan, impegnate su più fronti, sono sottoposte a stress notevoli tra viaggi, allenamenti e partite. “Il fisico ne può risentire. Quindi mai banalizzare. Se lo dice Conte, che è un allenatore navigato, faccio veramente fatica a non essere in linea con lui”, ha affermato Zangrillo.
Il professore ha poi evidenziato come la capacità di gestire la pressione e mantenere un equilibrio mentale sia fondamentale per prevenire infortuni, non solo nello sport ma in tutte le professioni. Secondo Zangrillo, gli atleti che riescono a compensare lo stress con una vita familiare ordinata sono meno esposti ai rischi rispetto ai giovani più esuberanti e meno dediti all’autoconservazione. Questa riflessione si inserisce in un discorso più ampio sulla necessità di tutelare la salute fisica e mentale degli sportivi, soprattutto in un calcio sempre più esigente e competitivo.
Il calcio che cambia: tra ricchezza, giovani talenti e valori perduti
Zangrillo ha espresso una visione critica sull’evoluzione del calcio moderno, definendolo un ambiente che si sta “involgarendo”. Secondo l’ex presidente del Genoa, il calcio è diventato terreno fertile per temi negativi come la ricchezza mal distribuita, la scarsa educazione e la tendenza alla prevaricazione dei più deboli. Ha inoltre sottolineato la diffusa sfiducia verso la classe arbitrale e il ruolo sempre più centrale dei procuratori, che spesso condizionano le scelte delle società e il destino dei giovani talenti.
“Quando tu strappi a questo contesto il giovane di talento a 15-16 anni e lo porti a vivere delle esperienze per cui non è ancora maturo, acceleri o comunque aumenti le possibilità che questo talento si perda”, ha spiegato Zangrillo, facendo riferimento anche all’esperienza del Genoa con giovani come Cambiaso, Rovella e Perin. Il professore ha lamentato la tendenza a cedere i migliori giocatori all’estero già in giovane età, citando il caso di Retegui, passato dall’Italia all’Arabia Saudita a soli 25 anni. Secondo Zangrillo, questo fenomeno contribuisce a snaturare il calcio come fenomeno sociale e a perdere il legame con le emozioni genuine che un tempo coinvolgevano intere comunità.
Pandemia, formazione e valori umani: il ricordo di Zangrillo
Nel corso della trasmissione, Zangrillo ha ricordato anche i momenti drammatici vissuti durante la pandemia di Covid-19, quando l’Italia entrò in lockdown il 9 marzo 2020. “È stato un momento terribile, abbiamo vissuto in prima persona questa drammaticità che ha portato un aumento di mortalità sconsiderata, inaspettata. È un fenomeno che dal punto di vista medico speriamo di non rivedere mai più”, ha dichiarato il professore.
Zangrillo ha sottolineato come le misure adottate abbiano avuto conseguenze profonde, soprattutto sui giovani e sulla loro formazione. “Abbiamo perso una o due generazioni. Io lo vedo con gli studenti che adesso accogliamo nelle facoltà di medicina. Hanno perso veramente un momento molto importante della loro formazione”, ha aggiunto, evidenziando i danni psicologici e sociali prodotti dall’isolamento prolungato. Secondo Zangrillo, sarebbe stato necessario adottare misure più progressive e meditate, tenendo conto anche degli effetti a lungo termine.
Infine, il professore ha condiviso un ricordo personale legato a Marcello Lippi, definendolo “una persona di un’educazione straordinaria, di una misura inarrivabile, mite, per niente presuntuosa, molto riflessivo”. Zangrillo ha sottolineato l’importanza dei valori umani, come il rispetto e l’amore per la famiglia, che dovrebbero guidare non solo il calcio ma l’intera società.