“Contatto Ronaldo-Iuliano, al VAR avrebbe dato rigore?”, l’ex arbitro Ceccarini non risponde

L'ex arbitro Piero Ceccarini interviene a RadioGoal su Radio Kiss Kiss Napoli per parlare di VAR, crisi arbitrale e il celebre episodio di Juventus-Inter 1998. Un confronto schietto sulle difficoltà del sistema arbitrale italiano e sulle responsabilità dei vertici.
Il mondo arbitrale italiano è al centro di un acceso dibattito, soprattutto dopo le recenti polemiche legate all’utilizzo del VAR. A Radio Goal, su Radio Kiss Kiss Napoli, l’ex arbitro Piero Ceccarini ha affrontato il tema con schiettezza, ripercorrendo anche il famoso episodio di Juventus-Inter del 1998 che lo vide protagonista. Le sue parole offrono uno spaccato sincero sulle difficoltà e le contraddizioni che attraversano oggi il calcio italiano.

VAR in Italia: uno strumento che non ha mai funzionato davvero

Durante l’intervista con Valter De Maggio, Piero Ceccarini ha espresso un giudizio netto sull’introduzione e sull’utilizzo del VAR nel calcio italiano. Secondo l’ex arbitro, “il VAR non ha mai funzionato in Italia, non soltanto quest’anno o nelle ultime giornate”. Ceccarini ha ricordato come, già in passato, siano stati assegnati calci di rigore per falli di mano involontari, segno che la tecnologia non ha risolto i problemi di interpretazione. Anzi, nelle ultime settimane la situazione sembra peggiorata: “Gli arbitri non sanno più decidere in campo. Si affidano sempre e unicamente al VAR per essere sollevati e per avere un eventuale aiuto che poi molte volte non è così. Anzi, vanno in confusione”. Questa confusione, secondo Ceccarini, coinvolge non solo gli arbitri e il VAR, ma anche le squadre, che si sentono sempre più smarrite di fronte a decisioni spesso contraddittorie. L’ex direttore di gara sottolinea come la centralità dell’arbitro sia stata messa in discussione, con il rischio di perdere autorevolezza e capacità decisionale.

La crisi dei vertici arbitrali e il ruolo delle società

Il dibattito si è poi spostato sulle responsabilità dei vertici federali e dell’AIA. Ceccarini non ha nascosto le sue perplessità: “Il problema naturalmente comprende anche i vertici sia di federazione che dell’AIA. Penso che non ci siano, da come posso giudicare dall’esterno, delle indicazioni ben precise per gli arbitri che comunque ci mettano del loro”. Valter De Maggio ha anche evidenziato come le linee guida siano cambiate troppo spesso durante la stagione, generando ulteriore incertezza tra i direttori di gara: “Gli arbitri sono in confusione perché Rocchi troppe volte in stagione ha cambiato le linee guida e gli arbitri non seguono più Rocchi”. Ceccarini ha poi ricordato come, in passato, le società avessero un peso maggiore nelle decisioni arbitrali, mentre oggi sembrano più marginali. La riunione d’urgenza convocata dal presidente Gravina per creare un nuovo pool di arbitri professionisti, e il boicottaggio da parte delle Leghe di Serie A e B, sono segnali di una crisi profonda che coinvolge tutto il sistema.

Juventus-Inter 1998: il VAR avrebbe cambiato la storia?

Uno dei momenti più attesi dell’intervista è stato il ritorno sul celebre episodio di Juventus-Inter del 1998, quando Ceccarini fu protagonista del contestato contatto tra Ronaldo e Juliano. Alla domanda se, con il VAR, avrebbe cambiato la sua decisione, Ceccarini ha mantenuto una posizione prudente: “Io ho sempre detto che il VAR rappresenta un aiuto per l’arbitro e per il rispetto del regolamento. Soltanto che il VAR non deve essere utilizzato in questa maniera”. Incalzato più volte dal conduttore, Ceccarini ha spiegato che in campo vide un fallo di sfondamento di Ronaldo su Iuliano e che la sua scelta fu coerente con quanto percepito in quel momento. Tuttavia, non si è sbilanciato su cosa avrebbe deciso con il supporto del VAR: “La mia idea ormai non ha più senso. Secondo me dopo tutto sto bordello sul VAR. Non ha più valore”. Ceccarini ha ribadito che l’episodio era difficile da giudicare e che, anche rivedendolo oggi, la sua interpretazione non cambierebbe radicalmente. Il suo racconto mette in luce quanto sia complesso il lavoro dell’arbitro e come, anche con la tecnologia, restino margini di soggettività e polemica.

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