Non solo Ancelotti: i “Tre Moschettieri” italiani al Mondiale 2026

L’Italia non sarà presente ai prossimi mondiali di calcio in programma settimana prossima in Messico, Stati Uniti e Canada. Dopo lo spareggio perso ai rigori contro la Bosnia-Herzegovina, il bel paese è caduto in depressione sportiva. L’assenza, per la terza volta consecutiva, dalla massima competizione iridata ha portato finanche all’estromissione di Gravina dalla guida della Federazione, imputando a lui l’ennesimo fallimento del nostro sistema calcio. Eppure, qualcosa di buono c’è. Basta guardare ai commissari tecnici italiani che guidano le nazionali di altri paesi in giro per il mondo. Sono otto, attualmente, i Ct tricolore delle nazionali straniere, con Calzona che ha da poco rassegnato le dimissioni dalla nazionale slovacca. Tra questi, ben tre, andranno al Mondiale 2026. Tre moschettieri azzurri, ma che difenderanno i colori di altri paesi vicino o lontani, sia calcisticamente che culturalmente. Il più noto e vincente, Carlo Ancelotti, guiderà nientemeno che il Brasile. La nazionale verdeoro resta sempre tra le favorite, non foss’altro che per il loro titolo di “pentacampeao”. Cinque mondiali vinti, nessuno come loro nella storia, ma un successo iridato che manca addirittura dal 2002. All’epoca Ronaldo il Fenomeno, Ronaldinho e Rivaldo, campeggiati da Felipão Scolari in panchina, dominarono in Korea-Giappone. Oggi, 24 anni dopo, la Selecao si affida al più titolato allenatore della storia per ritrovare un successo che inseguono tra troppo tempo. Si è insediato il 26 maggio di un anno fa, ma il paese si è schierato subito al suo fianco. E lui proverà a ricambiare i favori della piazza presentando una formazione ricca di qualità, ma anche di quantità. 4-2-3-1 il modulo iniziale, con Bremer ed il capitano Marquinos al centro della difesa, il fedelissimo del Ct Casemiro insieme a Guimaraes a fare legna in mediana, per poi scatenarsi con la qualità lì davanti. Ce n’è davvero in abbondanza, dai fenomeni Vinicius Jr a Raphina, dal giovane Endrick alla possibile sorpresa Ryan. Ma, soprattutto, la grande scommessa di Carlo Ancelotti si chiama Neymar Jr. “O Ney”, per l’assonanza col ben più famoso “O Rei” Pelé, arriva al Mondiale a 34 anni suonati, con tanti infortuni alle spalle, ma soprattutto con la voglia, finalmente, di arrivare a quel traguardo che fin qui non è mai stato in grado di raggiungere: la Coppa del Mondo. Girone non semplice come si pensa: Marocco all’esordio, poi la facile Haiti per chiudere con la Scozia di McTominay. Ma il Brasile, anche quest’anno, è una corazzata e se c’è una squadra che può dare filo da torcere a Francia, Spagna e Argentina, è sicuramente la nazionale verdeoro di Carlo Ancelotti. Per quest’ultimo, vincere significherebbe consacrarsi definitivamente alla storia del calcio mondiale dopo le tante Champions con Real Madrid e Milan. Già da un po’ sulla panchina della Turchia, invece, Vincenzo Montella. L’ex “aeroplanino” guida la nazionale delle “Mezzelune” dal settembre 2023, ha già disputato un Europeo chiudendo ai quarti di finale ed uscendo contro l’Olanda solo dopo un’autorete. L’ex calciatore di Roma e Sampdoria si affiderà alla stellina Arda Guler del Real Madrid, al capitano fresco scudettato in Serie A Hakan Calhanoglu ed al talento della Juventus Kenan Yıldız. Per approdare al Mondiale è passato per gli spareggi, battendo per 1-0 sia la Romania in semifinale che il Kosovo in finale. Anche per Montella il 4-2-3-1 sarà il modulo di riferimento, con Kerem Aktürkoğlu “falso nueve”. Girone non proibitivo per la Turchia, con l’esordio che la vedrà protagonista contro l’Australia. Poi sarà la volta del Paraguay, squadra molto fisica ma tecnicamente e tatticamente inferiore, per poi chiudere contro i padroni di casa USA con qualificazione, si spera, già acquisita. Si tratta della terza qualificazione ad un mondiale per la Turchia, di cui solo due disputate poi realmente visto il ritiro della prima (1950). Mancano dal 2002, proprio dal mondiale vinto dal Brasile, e proprio come la nazionale verdeoro vogliono dimostrare di essere all’altezza della competizione calcistica più importante del mondo. C’è un ultimo commissario tecnico italiano che volerà oltreoceano, e si dà il caso che quella coppa dorata l’abbia già alzata al cielo. Da giocatore e soprattutto da capitano della nazionale italiana. Berlino, 2006, ce la ricordiamo tutti quella partita. E l’immagine di Fabio Cannavaro che alza il trofeo dinanzi alle nostre lacrime di gioia resterà per sempre impressa nella mente di tutti gli italiani. Oggi, però, non è più il baluardo difensivo di una nazionale iridata, ma il Ct di un paese che di certo non va per vincere. L’Uzbekistan, infatti, ha fatto la storia del calcio qualificandosi per la prima volta in assoluto a una Coppa del Mondo. I “Lupi Bianchi” si sono assicurati il pass per il torneo mondiale sotto la guida di un commissario tecnico italiano che sa come si fa. Il 2 ottobre 2025 è iniziato il percorso di Cannavaro su quella panchina, certo con la squadra già qualificata, ma provando a darle subito la sua impronta per presentarsi al meglio alla competizione iridata. Si partirà dal 3-4-2-1, di “Contiana” memoria, con le chiavi dell’attacco affidate a Shomurodov, ex Roma ed attualmente all’İstanbul Başakşehir, come l’ala destra Fayzullaev, mentre Khusanov arriva direttamente dal Manchester City. Girone proibitivo per Cannavaro: esordio contro la Colombia, poi il Portogallo di CR7 per chiudere con la Repubblica Democratica del Congo. L’Uzbekistan, però, non ci sta a fare la vittima sacrificale, e soprattutto il suo Ct Cannavaro, pronto a fare di nuovo faville mondiali e portare alta la nostra bandiera tricolore. Lo faranno tutti e tre questi moschettieri, perché magari l’Italia non sarà al mondiale, ma il calcio tricolore continua a far scuola e gola a tutte le nazionali del mondo.

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