A un mese dal centenario della Napoli, Radio Kiss Kiss Napoli ha ospitato tre protagonisti della storia azzurra: Ottavio Bianchi, José Altafini ed Enzo Montefusco. Tra ricordi, battute e riflessioni, i tre hanno ripercorso momenti chiave della loro esperienza partenopea, offrendo uno spaccato autentico di calcio e di vita.
Ottavio Bianchi: Napoli, una scuola di vita oltre il calcio
Ottavio Bianchi, allenatore del primo scudetto del Napoli, ha sottolineato come la sua esperienza a Napoli sia stata fondamentale non solo dal punto di vista sportivo, ma anche umano. “Io non ho più niente a che fare con il Calcio Napoli, ho a che fare con la gente di Napoli”, ha raccontato, ricordando come la città, dov’è nata tra l’altro anche la figlia, e i suoi abitanti gli abbiano insegnato molto: dalla cultura al cibo, dalla filosofia di vita all’amicizia. “Ho imparato a vivere, la cucina, il vestire, i miei più cari amici, molti non ci sono più ma molti ci sono ancora e sono tutti napoletani”. Bianchi ha anche ricordato con affetto il suo maestro Pesaola, che lo rimproverava scherzosamente di non aver imparato abbastanza, ma che gli ha lasciato insegnamenti preziosi. Il mister ha poi sottolineato l’importanza della mentalità vincente e della gestione delle emozioni, soprattutto in una piazza calda come Napoli, dove l’entusiasmo può essere un’arma a doppio taglio.
Altafini e Montefusco: aneddoti e rivalità con il Nord
José Altafini ha portato in trasmissione la sua consueta verve, ricordando i tempi in cui giocava con Bianchi. Bianchi ha scherzato: “Io giocavo lì, lui non correva dovevo correre io… Io correvo per lui e per gli altri e loro si mantenevano sempre dritti”. Bianchi ha elogiato Altafini come uno dei più grandi centravanti che abbia mai conosciuto e ha raccontato episodi di partite epiche, come quella a New York contro il Santos di Pelé. Entrambi hanno sottolineato come, nonostante il grande potenziale, il Napoli dell’epoca dovesse fare i conti con lo strapotere delle squadre del Nord: “Il problema era quello, non eravamo forti ma siamo arrivati anche secondi due volte”, ha sottolineato Altafini. Enzo Montefusco, altro protagonista di quegli anni, ha aggiunto: “Era un Napoli fortissimo, non forte”, “Ci hanno rubato a Milano con la partita con l’Inter. Senza quella partita forse sarebbe arrivato lo scudetto” ha aggiunto Altafini. Montefusco ha però precisato di non aver mai pensato a complotti arbitrali, preferendo concentrarsi sempre sul gioco.
Il primo scudetto e la svolta della mentalità vincente
Il racconto si è poi spostato sugli anni dello storico primo scudetto, con Bianchi che ha spiegato quanto sia stato difficile mantenere la concentrazione in una città euforica come Napoli. Bianchi ha ricordato che, nonostante la presenza di Maradona, il Napoli aveva rischiato la retrocessione l’anno prima: “L’anno prima con il più grande giocatore, il Napoli ha giocato per non retrocedere”. La svolta arrivò con un cambio di mentalità, grazie anche all’organizzazione societaria e al lavoro di squadra. “Bisognava fare un cambio di tendenza sotto il profilo della mentalità, la teoria del lavoro, la teoria dell’entusiasmo, l’entusiasmo lasciarlo fuori e non è facile a Napoli con il più grande giocatore”, ha spiegato Bianchi. Il mister ha concluso ricordando la magia dello stadio San Paolo e l’importanza di non abbassare mai la guardia, per non sprecare il talento e la passione di una città intera.