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Giuseppe Del Prete, ritenuto dagli inquirenti vicino ai vertici del clan Mazzarella, è stato arrestato a Forcella dopo mesi di latitanza: era nascosto in un doppio fondo dell’armadio.
Marino Bartoletti e Maradona, un rapporto nato negli anni e costruito lontano dai riflettori, tra incontri, viaggi, cene, conversazioni e momenti personali.
È da questo legame che il giornalista è partito durante l’intervista a Diego c’è, in diretta a Kiss Kiss Napoli, con Diego Maradona Jr e Gianluca Miranda, raccontando alcuni dei ricordi più significativi legati a Diego Armando Maradona.
Bartoletti ha parlato del Pibe de Oro attraverso una prospettiva particolare: quella di chi non lo ha conosciuto soltanto come campione, ma ha condiviso con lui anche momenti lontani dal campo. Un rapporto che il giornalista ha ricordato con grande partecipazione, soprattutto nel confronto con Diego Maradona junior.
Il passaggio più intenso del racconto riguarda proprio il rapporto personale costruito con Diego nel corso degli anni.
«Se ho potuto parlare di Diego con cognizione di causa è perché io con Diego ci ho viaggiato, ci ho cenato, ci ho riso, ci ho pianto. Ho pianto per lui e con lui».
Con queste parole Marino Bartoletti ha spiegato perché sente di poter raccontare Maradona da una posizione particolare. Il riferimento non è soltanto alla conoscenza del calciatore e della sua carriera, ma soprattutto alle esperienze vissute insieme lontano dalle partite e dalle conferenze stampa.
Viaggi, cene e conversazioni hanno permesso a Bartoletti di conoscere anche l’uomo dietro il campione. È proprio questo aspetto personale a rendere il suo ricordo di Maradona particolarmente legato alla dimensione dell’amicizia.
Il rapporto con Diego trova spazio anche nel libro dedicato ai 100 anni del Napoli, con la prefazione di Maurizio De Giovanni. Bartoletti ha raccontato di aver inserito un capitolo particolarmente importante dedicato a Maradona.
La dedica rivolta a Diego racchiude il significato del loro rapporto:
«Per avermi regalato la purezza della sua amicizia».
Una frase che Bartoletti lega direttamente alla natura del rapporto con il campione argentino. Non soltanto una conoscenza nata attraverso il giornalismo, quindi, ma un’amicizia che il giornalista considera autentica e significativa.
Il capitolo dedicato a Maradona rappresenta così uno dei momenti più personali del volume, proprio perché permette a Bartoletti di raccontare Diego anche attraverso i ricordi vissuti direttamente.
Durante l’intervista è emerso anche un ricordo molto lontano nel tempo. Bartoletti ha raccontato di aver incontrato Maradona prima del Mondiale del 1978, quando Diego aveva circa 17 anni e mezzo.
Il giovane argentino aveva già esordito in Nazionale ed era stato aggregato al gruppo allenato da César Luis Menotti. Alla fine, però, non rientrò tra i 22 convocati per il Mondiale.
È da quella fase della carriera che Bartoletti colloca uno dei primi momenti della sua conoscenza con Diego. Un Maradona ancora giovanissimo, ma già considerato un talento destinato a lasciare il segno nel calcio argentino e internazionale.
Nel corso dell’intervista, Bartoletti ha parlato anche direttamente di Diego Maradona junior, sottolineando le somiglianze che secondo lui non riguardano soltanto l’aspetto fisico.
«In Diego riconosco la stessa bontà di suo padre, la stessa generosità di suo padre e purtroppo la stessa sincerità di suo padre».
Il riferimento di Bartoletti riguarda alcuni tratti caratteriali che, a suo giudizio, accomunano padre e figlio. Il giornalista ha parlato della bontà, della generosità e della sincerità di Diego, caratteristiche che considera presenti anche nel figlio.
Nel racconto emerge inoltre un altro elemento: la volontà di affrontare le proprie battaglie a testa alta. Una qualità che Bartoletti associa alla personalità di Maradona e che ritrova oggi anche in Diego junior.
Tra i ricordi raccontati da Bartoletti c’è anche un episodio legato a Pressing. Il giornalista aveva invitato Maradona alla trasmissione e gli aveva spiegato che per la partecipazione era previsto un compenso.
La risposta di Diego, secondo il racconto di Bartoletti, fu molto chiara:
«Marino, io vengo solo per l’amicizia».
Maradona, inoltre, avrebbe aggiunto:
«Se tu mi fai ancora un discorso del genere io da te non vengo».
L’aneddoto raccontato da Bartoletti fotografa il tipo di rapporto che si era creato tra i due. Diego, in quella circostanza, non avrebbe voluto che la loro partecipazione televisiva fosse ricondotta a una questione economica, ribadendo invece il valore dell’amicizia con il giornalista.
Nel corso dell’intervista, il rapporto tra Marino Bartoletti e Maradona è tornato più volte come filo conduttore. Il giornalista ha ricordato Diego non soltanto per ciò che ha rappresentato sul campo, ma anche attraverso gli episodi vissuti personalmente.
Anche Diego junior ha sottolineato il valore di questo rapporto, spiegando di considerare Bartoletti uno dei veri amici di suo padre. Dopo la scomparsa di Diego, il figlio ha raccontato di aver deciso di considerare amici anche quelle persone che erano state realmente vicine a Maradona.
È un passaggio che restituisce il peso umano della relazione raccontata durante l’intervista.
Dai ricordi di Maradona il discorso si è poi spostato sull’attualità del Napoli. Bartoletti ha affrontato anche il momento della squadra di Massimiliano Allegri, respingendo le letture più negative.
«Non è né una squadra stanca, né una squadra vecchia. È una squadra che deve ritrovare il suo percorso, il suo orizzonte».
Il giornalista ha collegato le difficoltà anche agli infortuni che hanno privato la squadra di alcuni elementi importanti. Secondo Bartoletti, Allegri sta lavorando con gli uomini a disposizione e il Napoli deve ritrovare progressivamente il proprio percorso.
Il messaggio di Bartoletti è soprattutto rivolto all’ambiente e al rapporto tra squadra, allenatore e tifoseria.
«Questo è il momento della compattezza, questo è il momento di starle vicino, questo è il momento di dare fiducia a questo allenatore che conosce il fatto suo».
Bartoletti ha quindi invitato a non trasformare le difficoltà iniziali in un giudizio definitivo sul nuovo progetto tecnico. Nel suo ragionamento, il Napoli deve recuperare giocatori importanti e trovare nuovamente una direzione precisa.
Il giornalista ha poi espresso una propria valutazione sulle possibilità della squadra, sostenendo di non vedere il Napoli oltre il terzo o quarto posto, ma sottolineando al tempo stesso la convinzione che possa raggiungere uno di questi piazzamenti.
Un’altra parte importante dell’intervista ha riguardato il rapporto tra il Napoli e il suo pubblico. Bartoletti ha sottolineato come il successo degli ultimi anni non debba trasformarsi in assuefazione.
«Il tifoso napoletano è l’ultimo tifoso, non in Italia, ma al mondo, che può assuefarsi e che può ritenersi appagato».
Il riferimento è alla necessità di continuare a vivere la stagione con partecipazione, senza considerare i risultati ottenuti negli anni precedenti come qualcosa di acquisito per sempre.
Bartoletti ha poi spiegato quale ruolo dovrebbe avere il pubblico al fianco della squadra:
«La squadra deve sentire il calore di questa gente, la squadra deve ricordarsi che rappresenta un popolo, un’identità».
Per il giornalista, il rapporto tra il Napoli e la città va oltre il risultato sportivo. La squadra rappresenta infatti un’identità collettiva e il sostegno del pubblico può diventare parte integrante del percorso della stagione.
Il legame con Napoli, nel racconto di Bartoletti, passa inevitabilmente anche attraverso Maradona.
«Nel momento in cui c’è stato il connubio Diego Maradona-Napoli è chiaro che sono diventato, almeno per quanto mi riguarda, napoletano per sempre».
Bartoletti ha ricordato di aver sempre avuto un rapporto positivo con Napoli, ma di aver vissuto un legame ancora più profondo nel momento in cui Diego e la città si sono incontrati.
È proprio questo connubio ad aver lasciato un’impronta decisiva nel suo rapporto con il club e con la città. Un sentimento che, ancora oggi, emerge quando il giornalista parla del Napoli e soprattutto di Maradona.
Il rapporto tra Marino Bartoletti e Maradona prosegue anche sul palcoscenico con “Numero 10”, il nuovo spettacolo dedicato a Diego Armando Maradona che debutterà al Teatro Palapartenope di Napoli il 3 ottobre.
Bartoletti ha collaborato alla sceneggiatura con la regista Carolina Fanelli e sarà protagonista del monologo conclusivo, riportando il racconto al momento della morte di Diego.
Il progetto non vuole concentrarsi soltanto sul campione e sulle sue imprese sportive. La narrazione entra infatti nella dimensione più personale di Maradona, tra fragilità, paure, solitudine, gloria e rapporti umani. È proprio questa prospettiva che si collega al racconto fatto da Bartoletti durante l’intervista: non soltanto il Diego calciatore, ma l’uomo che lui ha conosciuto personalmente.
Bartoletti, parlando dello spettacolo a Radio Kiss Kiss Napoli, ha spiegato che l’intenzione è raccontare proprio «l’umanità e la bontà di Diego Armando Maradona».
Sul palco Erasmo Genzini interpreta Maradona, mentre Maurizio Casagrande veste i panni di Ottavio Bianchi, Giorgio Borghetti interpreta il giornalista e Ivan Granatino rappresenta la voce del popolo. La partecipazione straordinaria è di Lina Sastri, nel ruolo della madre di Diego.
La presenza di Bartoletti assume quindi un significato particolare: dopo aver raccontato per anni Maradona attraverso il giornalismo e dopo aver condiviso con lui un rapporto personale, sarà proprio lui a chiudere lo spettacolo con un monologo dedicato a ciò che rimane di Diego oltre la sua morte.Da Maradona al Napoli: il ricordo di Bartoletti
Il racconto di Marino Bartoletti e Maradona attraversa quindi diversi momenti: dal primo incontro con un giovanissimo Diego, fino alla lunga amicizia costruita negli anni, passando per le cene, i viaggi, le trasmissioni televisive e il rapporto con la famiglia.
Ma il filo conduttore resta sempre lo stesso: Maradona come uomo, prima ancora che come leggenda del calcio.
A distanza di anni, Bartoletti continua a raccontare Diego attraverso i ricordi personali e attraverso quel legame con Napoli che, come ha spiegato lui stesso, lo ha reso «napoletano per sempre».
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