Inchiesta arbitri: chiesta l’archiviazione per Rocchi e per l’Inter

Svolta decisiva a Milano sul presunto scandalo delle designazioni arbitrali pilotate. Dopo mesi di indagini serrate, la Procura milanese ha ufficialmente avanzato la richiesta di archiviazione per il fascicolo dell’inchiesta arbitri, che vedeva l’ex designatore Gianluca Rocchi, il suo vice Andrea Gervasoni e la stessa società FC Inter indagati a vario titolo per concorso in frode sportiva.

Per gli inquirenti, l’ipotesi investigativa di un sistema di designazioni condizionato dal gradimento del club nerazzurro non ha trovato riscontri concreti: non c’è stata alcuna combine.

I dettagli dell’inchiesta

Il fulcro dell’inchiesta arbitri ruotava attorno a quattro specifiche partite, tra le quali figuravano Bologna-Inter di campionato il 20 aprile 2025, il derby di Milano in Coppa Italia del 23 aprile ma anche Udinese-Parma.

Secondo l’iniziale ipotesi della Procura, l’ex designatore avrebbe agito in complicità con esponenti della società nerazzurra non individuati per pianificare la scelta dei direttori di gara. Questa ipotesi investigativa ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati dell’Inter come ente giuridico, secondo la legge sulla responsabilità amministrativa delle società.

Tuttavia, il lavoro dei pm guidati da Maurizio Ascione, insieme all’aggiunto Paolo Ielo e al procuratore Marcello Viola, ha evidenziato l’assenza di elementi solidi in grado di reggere l’accusa in un eventuale dibattimento processuale. Da qui la decisione, formalizzata dopo un lungo confronto interno, di richiedere l’archiviazione sia per Rocchi che per la società milanese.

Le parole della difesa

I legali dell’ex capo dei fischetti italiani hanno accolto la notizia con estrema soddisfazione. L’avvocato Antonio D’Avirro, che assiste il dirigente insieme al collega Antonio Bana, ha sottolineato come la svolta sia arrivata in seguito all’interrogatorio chiarificatore sostenuto da Rocchi, durante il quale ha risposto punto su punto dimostrando la totale autonomia e la trasparenza di ogni singola scelta effettuata, senza aver mai subito alcun tipo di pressione esterna o condizionamento da parte di esponenti del club. La difesa ha inoltre evidenziato come l’azione della Procura si sia mossa con opportuna prudenza, valutando accuratamente anche gli elementi probatori a favore degli indagati.

Il passaggio a Monza e l’invio delle carte alla FIGC

Se il filone milanese dell’inchiesta arbitri si avvia rapidamente alla chiusura sotto la decisione del GIP, l’indagine non si spegne del tutto ma si sdoppia su due nuovi binari d’azione.

Da un lato, gli atti riguardanti le presunte interferenze e comunicazioni non autorizzate con la sala VAR di Lissone, ribattezzate “bussate”, sono stati stralciati e inviati alla Procura di Monza per competenza territoriale. Secondo i legali della difesa, si tratta di semplici interlocuzioni tecniche finalizzate a correggere tempestivamente errori sul campo e non a falsare i match.

Dall’altro lato, la Procura di Milano ha trasmesso l’intero fascicolo alla Procura Federale della FIGC e alla Procura Generale del CONI. Spetterà ora agli organi della giustizia sportiva valutare se nei comportamenti dei tesserati si ravvisino violazioni di natura disciplinare o del codice di lealtà sportiva.

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