Graziano Cesari: “Zero rigori e VAR, ora siamo all’eccesso”

Graziano Cesari analizza la nuova linea arbitrale della Serie A e si sofferma sul rapporto tra arbitri e VAR. Dopo le prime tre giornate di campionato, il dato è particolarmente significativo: zero rigori e zero interventi del VAR negli episodi considerati decisivi.

Un cambiamento netto rispetto alla scorsa stagione, quando dopo lo stesso numero di giornate gli interventi del VAR erano già stati numerosi. Secondo Cesari, la nuova impostazione sembra riportare al centro la decisione dell’arbitro in campo, lasciando alla tecnologia un ruolo più limitato.

Graziano Cesari: “La centralità è dell’arbitro”

Nel corso dell’intervento, Graziano Cesari ha sottolineato come la nuova linea sembri puntare sulla centralità dell’arbitro e del campo.

Il principio è quello di lasciare maggiore autonomia al direttore di gara, con il VAR chiamato a intervenire soltanto in presenza di un chiaro ed evidente errore, soprattutto nei casi considerati più gravi.

Una filosofia che richiama anche l’impostazione di Daniele Orsato, indicato come uno degli arbitri più contrari a un utilizzo eccessivamente invasivo della tecnologia durante le partite.

Tre giornate di Serie A: zero rigori e zero interventi VAR

Il dato che fa discutere è quello relativo alle prime tre giornate di campionato: zero rigori e zero interventi del VAR.

Cesari ha evidenziato come si tratti di una situazione molto diversa rispetto alla passata stagione. Il rischio, secondo l’ex arbitro, è però quello di passare da un eccesso all’altro.

In passato, infatti, la Serie A aveva raggiunto numeri record per quanto riguarda i calci di rigore. Ora, invece, la tendenza sembra essersi invertita drasticamente.

Graziano Cesari parla dei falli di mano

Uno dei temi più delicati affrontati da Cesari riguarda i falli di mano in area di rigore.

L’ex arbitro ha sottolineato la difficoltà di interpretare situazioni molto simili in maniera uniforme. In particolare, ha citato due episodi del campionato nei quali la decisione presa in campo e l’intervento del VAR hanno seguito percorsi differenti.

Secondo Cesari, proprio sui falli di mano manca ancora una linea interpretativa completamente uniforme.

Per me è calcio di rigore”, ha ribadito parlando di uno degli episodi analizzati, sottolineando come determinate situazioni vengano considerate da rigore in molte altre realtà calcistiche.

Cesari: “Prima di dare un rigore ci metteremo del tempo”

Il problema, secondo l’ex arbitro, è che oggi le decisioni sui falli di mano richiedono una valutazione sempre più complessa.

I calciatori sono diventati molto abili nel muovere il corpo e le braccia durante gli interventi e questo rende difficile stabilire quando il contatto sia realmente punibile.

La conseguenza è che, per arrivare alla concessione di un calcio di rigore, sembra essere necessario un episodio particolarmente evidente.

“Prima vedevamo calciatori svenire, adesso si rialzano”

Cesari ha poi commentato anche la tendenza dei calciatori a enfatizzare alcuni contatti.

Con una battuta, l’ex arbitro ha osservato che in passato si assisteva spesso a giocatori che sembravano non riuscire più a rialzarsi dopo un contrasto, mentre oggi alcuni calciatori, una volta compresa la nuova interpretazione arbitrale, provano a ottenere il fallo per poi tornare rapidamente in piedi.

Una situazione riassunta ironicamente con l’espressione: “Oh, miracolo! Si rialzano e camminano”.

La nuova linea arbitrale della Serie A

Il tema centrale resta dunque l’equilibrio tra centralità dell’arbitro e utilizzo del VAR.

La nuova impostazione punta a evitare che la tecnologia intervenga continuamente sulle decisioni prese in campo, ma i primi dati della stagione alimentano già il dibattito.

Per Cesari, il punto fondamentale sarà capire se questa linea verrà mantenuta anche nelle prossime giornate. Tre turni senza rigori e senza interventi VAR rappresentano infatti un dato che, inevitabilmente, fa riflettere.

La Serie A dovrà quindi trovare il giusto equilibrio: meno interventi tecnologici, maggiore responsabilità dell’arbitro, ma anche uniformità nelle decisioni sugli episodi più controversi.

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