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Emanuele Calaiò ha analizzato su Radio Kiss Kiss Napoli la nuova eliminazione dell’Italia dai Mondiali, sottolineando la necessità di cambiamenti profondi ai vertici e nel settore giovanile.
Durante una recente puntata su Radio Kiss Kiss Napoli, Gigi Cagni ha condiviso la sua esperienza e il suo punto di vista sullo stato attuale del calcio italiano, partendo da un episodio vissuto in un torneo giovanile. Cagni ha sottolineato come la formazione dei giovani calciatori debba andare oltre la tecnica, puntando soprattutto sulla crescita personale e sulla costruzione della personalità.
Gigi Cagni ha raccontato di essere stato invitato a un torneo nazionale per bambini di 6-8 anni in Liguria. Durante la prima partita, ha assistito a una scena che lo ha colpito profondamente: l’allenatore di una delle squadre, rivolgendosi ai piccoli calciatori, ha chiesto loro di iniziare la partita con il possesso palla da dietro, come si fa tra i professionisti. Cagni ha spiegato di aver subito pensato di andarsene, trovando assurdo che a quell’età si chiedano ai bambini comportamenti tattici da adulti. Questo episodio, secondo lui, è sintomo di un problema più ampio: nei settori giovanili si tende a imitare il calcio dei grandi, dimenticando che la priorità dovrebbe essere la crescita dei ragazzi, non il risultato immediato. Cagni ha ribadito che gli allenatori dei settori giovanili dovrebbero essere più qualificati e meglio retribuiti, perché da loro dipende la formazione non solo tecnica, ma anche umana dei futuri calciatori.
Secondo Cagni, la riforma del calcio italiano deve partire proprio dai settori giovanili. Gli allenatori che lavorano con i bambini devono essere preparati e capaci di adattare il loro metodo all’età dei ragazzi. Non si può pretendere che bambini di 7-8 anni giochino come adulti o che siano già orientati al risultato. L’obiettivo principale deve essere la crescita personale e sportiva, non la vittoria a tutti i costi. Cagni ha anche sottolineato l’importanza di pagare adeguatamente gli allenatori, affinché possano dedicarsi con professionalità e passione al loro compito. Un altro aspetto critico riguarda l’influenza dei genitori e dei procuratori: secondo Cagni, è sbagliato che un ragazzo di 12-13 anni abbia già un procuratore e che i genitori siano troppo presenti nelle scelte sportive dei figli. Questo atteggiamento rischia di viziare i giovani e di impedirgli di sviluppare autonomia e personalità, qualità fondamentali per affrontare le difficoltà del calcio e della vita.
Cagni ha poi allargato il discorso alla nazionale italiana e al campionato, evidenziando come il vero problema non sia solo la qualità tecnica, ma soprattutto la mancanza di personalità e di leader in campo. Ha raccontato di aver notato, nelle ultime partite della nazionale, una certa confusione e spaesamento nei giocatori, incapaci di gestire la pressione e di assumersi responsabilità nei momenti decisivi. Secondo l’allenatore, questa carenza è il risultato di un sistema che non aiuta i giovani a crescere come uomini prima che come calciatori. Cagni ha portato l’esempio di De Ketelaere, il cui trasferimento all’Atalanta è stato deciso solo dopo che il ragazzo ha finalmente espresso la sua volontà, dopo ore di trattative tra adulti. Per Cagni, è fondamentale che i giovani imparino a parlare in prima persona, a confrontarsi con dirigenti e allenatori, e a prendere decisioni autonome. Solo così potranno diventare veri professionisti e leader in campo. In conclusione, Cagni ha ribadito che la federazione deve intervenire per cambiare il sistema, puntando sulla formazione umana e sulla crescita della personalità dei giovani calciatori.
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